Archivio storico dell'arte — 4.1891

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WILHELM BODE

considerata ciascuna a se, non hanno clie un'attrattiva piccolissima, giacche per la maggior
parte sono troppo tozze, impacciate nei movimenti e prive di espressione. 1

Pochi anni dopo compiuti questi rilievi in bronzo, ebbe la commissione, che lo occupò fino
alla morte, di eseguire il monumento del professore padovano Pietro Koccabonella, irtorto nel 1491.
Come l'artista abbia concepito il monumento non si può più determinare, giacche non ci sono
conservate che le due grandi tavole di bronzo di egual grandezza, che sono poste nella parete di
fronte della navata trasversale in San Francesco di Padova, e di due gemetti a tutto tondo
collocati ai fianchi d'una delle dette tavole.

Stando all'iscrizione, il monumento fu posto al Koccabonella dopo la sua morte dal fra-
tello e dal figlio, e fu innalzato nel 1498. Dall'Anonimo apprendiamo che il Bellano mori
durante l'esecuzione di esso e che «Andrea Ilizzo padoano fornì tutta l'opera circa il 1492,
essendo morto il Bellano » ; anzi nella tavola col ritratto del giurisperito, nomina espressamente
come lavoro del Riccio le « tre figurette che son sopra li tre modioni », le quali realmente si
riconoscono subito come lavoro di questo artista; dell'altra tavola dice che fu « nettada e finida »
dal 1 liccio.

Accanto ai piccoli rilievi del coro del Santo, queste due tavole in rilievo con le loro figure in
grandezza naturale ci appaiono sotto una luce molto più favorevole. Già il genere del rilievo, un
altorilievo eguale e forte, è di un effetto tranquillo e felice. Ambedue le composizioni, una rap-
presentante il dotto seduto al tavolino nella sua camera con ai lati due paggi con le armi, l'altro
una Madonna in trono fra san Francesco e san Pietro martire, sono nobili e insieme semplici nella
disposizione e nella concezione! Le figure sono piuttosto slanciate che troppo corte, e dignitose
nell'atteggiamento e nell'espressione. Caratteristiche sono le grandi pieghe angolari che danno
quasi alle ampie vesti 1' aspetto di carta pieghettata. Il contorno architettonico ò adoperato accon-
ciamente a dar rilievo alle figure, e pieni di gusto sono gli ornati e i putti che lo decorano.
E bensì vero che gli angeli che danzano e suonano sullo zoccolo del trono non mostrano un
sentimento troppo fine nella loro disposizione ed hanno nell'esecuzione alcunché di duro e di
superficiale; essi hanno però una grande freschezza.

Del resto, anche questa, che è la più accurata fra le opere del Bellano, lascia in generale
a desiderare una maggior finezza nella naturalezza dell'esecuzione; e segnatamente il modo di
rendere le articolazioni, la posizione incerta delle dita che, invece di afferrare, non fanno che
tastare, tradiscono un artista che non riproduce la natura direttamente come la vede e la con-
cepisce egli stesso, ma sotto l'influenza di un maestro più grande di lui. Negli atteggiamenti
tranquilli e dignitosi di questa Santa Conversazione, e perfino nella composizione di essa, si
manifesta nello stesso tempo l'effetto retroattivo che esercitò sull'artista padovano la scuola
veneziana, che allora cominciava a fiorire.

In questi lavori, che sono accertati come suoi, il Bellano si manifesta come un artista che,
fornito di poca fantasia e privo di un sentimento troppo fino della composizione, segue in una
maniera naturalistica ma dura, e di solito alquanto bottegaia, il modello che gli diede Dona-
tello colle sue sculture padovane. Lo stile particolare che questo grande artista fiorentino aveva
sviluppato nel modellare la terracotta in cui allora era specialmente occupato, è applicato dal
suo scolaro a lavori eseguiti con qualunque altro materiale; e tanto i suoi bronzi come le sue
sculture in pietra sembrano quasi imitazioni di terrecotte. I segni caratteristici dei suoi perso-
naggi sono figure forti, angolose, uniformi; tipi duri e spesso perfino brutti, con capelli arruf-
fati e barbe irte (di preferenza barbe piene che finiscono in punta); pieghe fitte e vesti ampie

1 Due frammenti d'un rilievo simile, elio forse son
parti di una mal riuscita tavola fusa in rilievo, lavorata
per questa serio di rappresentazioni nel Santo, si tro-
vano nella collezione del Museo archeologico nel palazzo
ducale di Venezia, la quale purtroppo non è aperta al
pubblico. In uno dei frammenti vedesi un toro, nell'altro

tre cavalli. Iacopo Morelli li cita nella sua edizione del-
l'Anonimo, togliendone T indicazione da un catalogo della
collezione di Mantova, dell'anno 1605, e ascrivendo
giustamente uno dei due frammenti al Bellano, mentre
invece attribuisce erroneamente l'altro a Tiziano Aspetti.
(Vedi l'Anonimo dal Frizzoni, p. 69-70).
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