Archivio storico dell'arte — 4.1891

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WILHELM BODE

del 1401, mentre la Madonna è ancor più vicina al modello di Donatello. Anche gli angeli colle
loro vesti molto succinte scolpiti sui candelabri, sono affatto caratteristici del Bellano.

In questa placclietta di bronzo, come pure nella medaglia di Antonio Roselli mentovata già
dal Yasari, vediamo il Bellano come artista minore, autore di lavori in bronzo fuso. A giudicare
dalla passione che si aveva allora in Padova per i lavoretti in bronzo, dalla grande attività e
dalla maestria che mostrano in tali lavori quasi tutti i maestri di Padova e della scuola pado-
vana che ci sono noti e parecchi anche ignoti, e ciò dopo il soggiorno di Donatello in quella
città, si può già congetturare che anche il Bellano, il quale dopo Donatello vi fu il principale
scultore, avrà dato larga espansione al suo ingegno in questo genere di scultura. Pur troppo
intorno a questi lavori ci mancano quasi del tutto le testimonianze antiche ; anche l'Anonimo,
nel descrivere le collezioni, si limita di solito a nominare sommariamente come opere « di diversi
maestri » le « figurette di bronzo moderne ». Una statuetta del Silenzio, che in un catalogo
della collezione Mantova è nominata come lavoro del Bellano, non è più conosciuta. Ma parecchie
figurette simili, esistenti presentemente in collezioni pubbliche e private, si possono considerare
per il loro carattere come eseguite da lui. Così, per esempio, il signor G. Dreyfuss di Parigi
ereditò da A. Armand la figura seduta di un San Girolamo, le cui pieghe strette, il cui capo
duro con barba piena e appuntata non lasciano dubbio intorno alla paternità del Bellano. Lo stesso
vale di due figurette in bronzo recentemente acquistate per il Museo di Berlino, una Ecate a
tre teste, piena di forza, in atto di camminare, e il giovane Tobia in viaggio, molto analoghe
nel movimento e colla solita vesticciuola corta caratteristica del Bellano. In questi lavori piccoli
l'artista ci si mostra sotto un aspetto particolarmente favorevole; anzi nel San Girolamo e nella
Ecate che sono capolavori di fusione finissima, è quasi grande; pieno di grazia si mostra poi nel
Tobia, una scultura che chiamerei di genere. Ciò deve dirsi anche di un David giovanetto in possesso
del dott. A. Baversdorfer in Monaco, in cui il Bellano si avvicina molto al suo maestro. Se con-

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siderando l'abbigliamento, i partiti di pieghe e la testa del Golia coi suoi capelli tirati, si può
ancora dubitare se l'autore sia Donatello o il Bellano, ogni dubbio vien tolto dal rilievo lavorato
in fretta alla base dello zoccolo, in cui è rappresentato il David come pastore, e in cui si ritrova
quel modo particolare di riprodurre gli animali e quell'accenno al paesaggio che si vedono tali
e quali nei rilievi del Bellano nel coro del Santo. 1

A giudicare dai tipi, dal movimento e dai partiti di pieghe, ritengo che appartenga al
Bellano anche una placclietta in bronzo alquanto grande, rappresentante la Flagellazione di Cristo,
trovata in certi scavi a Padova, ed ora nel nostro Museo di Berlino (ri.. 810). La stessa rap-
presentazione in una placclietta più grande eseguita da Donatello e menzionata come lavoro di
Donatello nel già citato catalogo della collezione Mantova in Padova, dell'anno 1605, offre l'oc-
casione ad un interessante confronto fra maestro e scolaro.

L'elenco delle opere del Bellano si potrebbe ancora arricchire di parecchi lavori di questo
genere, che si ascrivono con probabilità a lui o alla sua bottega, senonchè è di maggior impor-
tanza una questione che non ho ancora toccato, quella cioè del soggiorno del Bellano in Roma,
di cui ci dà notizia il Yasari, e dello scopo del suo soggiorno in Firenze. Racconta il Yasari che
nell'anno 1474 il Bellano fu chiamato a Roma da . quel conoscitore dell'arte che fu il veneziano
Paolo II, e che da lui fu «adoperato a molte cose ». Senonchè le opere che il Yasari nomina
come sue, non sono certamente di sua mano: il busto in marmo di papa Paolo II nel palazzo Ye-
nezia è un'opera caratteristica di Mino da Fiesole, 2 e similmente le armi scolpite nella facciata

1 Yedo che il dottor Semrau ascrive al Bellano la
statuetta in terra cotta dello Spinario nel nostro Museo

(n. 156), trovando corrispondenti alla sua maniera il ta-
glio del volto, il modo di riprodurre i capelli, e il reali-
smo alquanto debole della figura; convengo pienamente
in questa attribuzione. Al contrario, il grande rilievo in
bronzo di una Pietà ascritto al Bellano sul fondamento

del catalogo del South Kensigton Museum (n. 5469) non
ha nulla a che fare col nostro artista.

2 Sono lieto di vedere accettata questa mia attribu-
zione dal professor Gnoli nel suo studio importante su
Mino da Fiesole, pubblicato iu questo stesso Archivio
(anno III).
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