Archivio storico dell'arte — 4.1891

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La pittura a pastello del 1500 non era certo quell'elegante e grazioso genere di dipinto
tornato oggi in grande onore, e che ebbe il suo perfezionamento e i più celeberrimi cultori nel
secolo xyiii. Nel Cinquecento se ne facevano i primi tentativi, e come avviene nei primordi di
ogni arte, i mezzi impiegati furono molto semplici. Fu un disegno a matita nera su carta tinta
o naturale, ravvivato con lapis rosso o sanguigna, nelle carni, lumeggiandole poi di bianco. Il
disegno era per lo più a tratti, ma già si faceva prova di mischiare i tre colori, ottenendo dei
toni intermedi non molto variati, ma che a qualche distanza presentavano bastevole effetto.

Il ritratto di Giulio Romano che vedesi nella collezione degli Uffìzi è così eseguito, e questo
pure fu acquistato dal cardinale Leopoldo.

È in busto, di grandezza naturale, volto a sinistra, ma gira a destra la testa che vedesi per
due terzi. Sembra di circa quarantacinque anni; ha barba intera e baffi neri, e neri i capelli
ricciuti, ma corti. Indossa una veste nera con bavero rialzato, dal quale si mostra il colletto della
camicia con le punte rovesciate. Il fondo sembra fosse di celeste chiaro, che ora vedesi appena
in qualche punto, essendo ingiallito e macchiato per acqua infiltratavisi.

Il disegno è sopra carta che dicevasi a filone ; i capelli, le ciglia, la barba, i baffi e le vesti
sono segnati a pieno effetto con matita nera, e in nero è stato disegnato l'intero volto, dandovi
poi sopra il rosso od il bianco, e sfumando probabilmente col dito. La pupilla che è castagna fu
preparata anch'essa a matita nera, e datovi poi sopra un tocco color castagno ad acquerello od
a tempera. Il ritratto ha molta vita ed espressione vivace, ma non può dirsi correttissimo.

Nel modo stesso doveva essere eseguito quello a pastello di Timoteo Viti fatto da se mede-
simo, dell'altezza di un braccio in circa, che monsignor Domenico Maria Corsi, essendo vice-le-
gato d'Urbino, trovò conservato dai discendenti dell'artista; e ne propose ripetutamente l'acquisto
al cardinale, dicendolo cosa bella; ma il prezzo ne parve troppo alto al Medici, e la trattativa
fu rotta. 1

Col sistema di quelli, ma eseguito certo con quel sapere e quella grazia ed eleganza tutte
proprie di lui, dovè essere il ritratto di sè stesso condotto a pastello dal Sanzio; e tanto più
è a dolere ohe sia andato smarrito, inquantochè esso ci presentava Raffaello in un nuovo aspetto,
cioè con barba e basette, e vestito alla francese, con quella foggia cioè di vestiario, con che egli
ritrasse Giuliano e Lorenzo de'Medici; ritratti che sventuratamente si son perduti, ma crediamo
vedersi in copia in quelli che di tali principi esistono nella collezione de' ritratti Medici, con-
servata nel corridore che conduce alla Galleria Pitti, poiché la maniera di questi due ritratti
è in tutto raffaellesca. 2

Lorenzo ha baffi e barba tagliata in tondo, e porta in testa un piccolo cappello di feltro
con falda rovesciata, e fermata con una medaglia d'oro una veste di broccato d'oro stretta alla
vita, e scollata fin sotto il petto a guisa di busto femminile, che lascia vedere una camicia a
minutissime crespe, la quale sale fino al collo, guarnita di pizzo all' estremità. Il gonnellino è
a striscie di raso bianco e teletta d'oro.

Sopra la veste porta un giubbone con grandi maniche a sboffi, di una stoffa intessuta d'oro
e seta rossa, e guernito d'un gran collo di pelo cinereo. La figura di grandezza del vero è ta-
gliata sotto al ginocchio. 3

Giuliano è vestito in un modo molto simile, senonchè non se gli vede della camicia che
il lembo superiore guarnito di pizzo, essendo coperta pel rimanente da un corpetto rosso. Il giub-
bone che indossa è di stoffa oscura, ed esso pure porta baffi e barba intera tagliata in tondo. 4

1 Àrdi, cit., lett. cit., lett. del dì 11 e 25 settem-
bre 1673.

2 II ritratto di Lorenzo duca di Urbino era nel 1553
nella prima stanza della guardaroba granducale; è così
descritto : « Un ritratto del duca Lorenzo vestito alla
franzese, con ornamento dorato, di mano di Raffaello da

Urbino » (Arch. dei Pitti, inventario della guardaroba di

S. E. 111»% ms. '28, c. 19').

3 Altra copia del ritratto di Lorenzo esiste pure nella
Galleria degli Uffizi, fra i quadri della collezione Fe-
roni ; ma tagliato alla vita e senza mani. La copia e in
tavola e certamente del cinquecento ; molto dura però
nella fattura delle carni, le cui ombre son rese anche
più crude dell'esser cresciute di tono.

4 Del ritratto di Giuliano è pure altra copia di Ales-
sandro Allori nella Galloria degli Uffizi (Sala del Ba-
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