Archivio storico dell'arte — 4.1891

Seite: 428
DOI Heft: 10.11588/diglit.18090.53
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18090.57
DOI Seite: 10.11588/diglit.18090#0460
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1891/0460
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
E. RIDOLFI

Che il ritratto di Raffaello fosse nel medesimo costume venuto di Francia, ce lo attesta
la descrizione che si legge di esso nell' Inventario citato delle masserizie dell' eredità del cardi-
nale Leopoldo, dove il ritratto a pastello trovasi designato nella stanza dei pittori col n. 277/M,
appresso a quello di Giulio Romano, che tiene il n. 276/M. Esso è così descritto:

« Un quadro in carta alto Ba 1, largo 2/a fattovi di pastelli, di sua mano, il ritratto di
Raffaello da Urbino, con barba e basette rade, zazzera alla nazzarena; mostra l'orecchio destro,
con camicia e busto che par da donna, con adornamento d'ebano scorniciato, con fusarole
dorate ». 1

Nel 1687 quel ritratto era ancora nel palazzo Pitti, ma disgregato dalla collezione dei pit-
tori e collocato nella quarta stanza dell'appartamento accanto alla Guardaroba, con finestre sul
cortile grande, insieme con molti quadri a olio, miniature e pastelli; si trova notato nell'in-
ventario di quell'anno, con descrizione identica alla già riferita.2

Perchè poi non fosse trasferito nella Galleria degli Uffizi insieme con gli altri ritratti di
pittori, e con quello in tavola di « Raffaello da Urbino da giovane, sbarbato, con zazzera ca-
stagnola all' antica, berretta e abito nero, senza collare, in campo chiaro » 3 che portava nella
collezione del cardinale il n. 222/M, torna difficile a dire; se non forse, perchè essendo Raffaello
già rappresentato nella collezione col ritratto a olio, fossesi voluto ritener 1' altro ad ornamento
del regio palazzo.

Quale ne fosse la sorte non potemmo sapere, non avendone più oltre trovata notizia, ed
indarno avendone ricercato nei quartieri del palazzo Pitti e nei magazzini della Galleria.

Negli infiniti traslocamenti cui andarono soggetti i quadri esistenti nei vari quartieri del
palazzo, e per il loro trasferimento nelle tante regie ville, o per la trasformazione delle decora-
zioni e della destinazione delle varie sale del palazzo reale, il ritratto di Raffaello, forse dopo
alcun tempo non più riconosciuto perchè troppo differente da quello della collezione dei pittori
nella Galleria degli Uffizi, andò disperso; ed è da nutrire ben poca speranza del suo ritrova-
mento.

L'Incognita della Tribuna.

Fra i dipinti della Tribuna, che per giudizio fattone nei secoli decorsi portano il nome del-
l'Urbinate, uno ve n'ha, che se ultimo attira l'occhio del visitatore studioso perchè il più mo-
desto di tutti pel colorito suo, lungamente il ritiene poi con l'incanto e la soavità che spira
da lui.

E il ritratto di una donna non più nella prima giovinezza, e che forse non fu mai di una
appariscente beltà; ma che il nobile portamento, la modesta eleganza della persona e degli abiti,
la dolcezza melanconica di cui ha sparso il pallido volto, rendono sempre più cara a misura che
si contempla, e a poco a poco uno si sente inondato di quella stessa melanconica dolcezza che si
vede in lei.

E una di quelle elette creature che ebbero da natura il dono della grazia ; la grazia tanto

roccio, n. 193). Ma in questa, sebbene anch'essa tagliata
sotto la vita, si vedono anche le mani, in posizione però
affatto differente dalla copia del corridore. Potrebbe
anch'essere che il ritratto originale fosse in tal guisa, e
sia stata variata da posizione delle braccia, aggiungen-
dogli una porzione della figura per rendere il quadro di
egual diminuzione degli altri della collezione medicea.
Ma ad ogni modo però, le mani nella copia che si attri-
buisce all'Allori, sono tutt'altro che belle ; e quando fos-
sero state anche nel ritratto di Raffaello nell'attitudine
stessa, dovettero esser male interpetrate nella copia.

1 Arch. del Palazzo Pitti, invent. cit., ms. n. 826, c. 72.

2 Arch. del Palazzo Pitti, invent. di tutti i mobili esi-
stenti nel Palazzo Pitti, fatto nel 1687 da Antonio Citerni
ministro della guardaroba generale, ms. 932, c. 146*.

8 Arch. del Palazzo Pitti, invent. cit., ms. 826, c. 68*.
Aveva aggiunto intorno un fregio grande a rabeschi di
color pietra, come si rileva dall' invent. gen. della Gal-
leria del 1704 (Arch. delle gallerie, ms. 82, settima
stanza, detta dei pittori, p. 199), probabilmente per ren-
dere il quadro di dimensioni maggiori, ed eguale ad altri.
loading ...