Archivio storico dell'arte — 4.1891

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E. RIDOLFI

Urbino circa il 1506, sembra ad alcuni critici avere con quello « una certa analogia nella fattura,
ed una certa somiglianza nei lineamenti », troverà, chi ben li raffronti, quella certa somiglianza
limitarsi al color pallido delle carni, non esistere in alcuna parte de1 lineamenti, non nel colore
dei capelli e dei sopraccigli, nò l'analogia della fattura esser tale, da poterli ritenere opere
consecutive del medesimo artefice. Che anzi, i contorni fortemente segnati delle parti del volto
nel ritratto proprio di Ilaffaello, il colore tendente al bruno nelle ombre, le ciglia crudette, e
crudetto lo staccare del nero berretto sulla fronte e sul fondo, il finimento operato con finis-
simo tratteggiamento di color bruno, mentre chiaramente rammentano il ritratto d'Angelo ])oni,
non hanno alcun riscontro in quello dell' Incognita della Tribuna, condotto con estrema dolcezza
di contorni, netti e fermi ma senza durezza alcuna, di ombre calde, leggiere, sfumate, senza pur
traccia di tratti nel finimento. 1

Di fronte a tali osservazioni, che porterebbero per logica conseguenza a ritenere il ritratto
dell'Incognita eseguito da Raffaello posteriormente agli altri quattro, perchè non è verosimile
che l'opera che rivela un più esperto maestro ed una scienza maggiore preceda a quelle più
timide e di una minor perfezione, stanno però altre osservazioni che contrastano a quella
conclusione.

Che la donna effigiata nel ritratto della Tribuna sia fiorentina, tutto lo persuade; i caratteri
del volto, l'acconciatura, la foggia del vestiario. Ma di più, il ritratto ha tuttavia un sapore
della pittura fiorentina dell' ultima parte del quattrocento ; guardandolo, ti vengono al pensiero
i ritratti delle gentildonne dipinte dal Ghirlandaio nel coro di Santa Maria Novella, aggiuntovi
un disegno anche più squisito ed una più raffinata esecuzione.

E non però che possa venir fatto di riferirlo a quel tempo (1485-90), perchè diversa era
allora l'acconciatura dei capelli, diversa la foggia degli abiti femminili, aperti sul petto in guisa
da lasciar vedere il busto al di sotto, e le maniche strette al braccio, che oltre allo sparato
sul dinanzi presso all' attaccatura, altro ne avevano al gomito, dal quale pure usciva uno sboffo
di stoffa bianca. Contribuisce forse a conferirgli impronta di quattrocentismo anche il collo
lunghetto, e la persona non scarna, ma non così nutrita e rotondeggiante che non restino ac-
cusate le clavicole, mirabilmente disegnate dalle ombre, che la catena scendendo dal collo lascia
cadere sulla parte del petto che rimane scoperta. Ma il dipinto tocca il confine del quattrocento,
o è dei primi del cinquecento, poiché il costume (come dicesi) àe\VIncognita è identico a quello
della Doni, della Gravida, e della cosidetta monaca di Leonardo ; e ciò prova che essa è un'altra
delle gentili donne di Firenze, ritratta a non molta distanza di tempo da quelle.

Si può quindi dedurne solo che l'autore seguiva tuttavia massime quattrocentiste. Ciò ve-
niva già avvertito dal Muntz nel Raffaello, e lo ripetè ancora nella recente sua Storia dell'arte
durante il Rinascimento. 2 E ciò faceva dire al Morelli, che se Raffaello avesse dipinto quel ri-
tratto, avrebbe dovuto essere prima che venisse in luce il ritratto di Maddalena Doni. 3

Non è quindi a meravigliare che in addietro si designasse come opera della sua prima ma-
niera. Ma per noi, che insieme con il carattere quattrocentista vi scorgiamo perfezione superiore
a quella che ebbero gli altri ritratti di Raffaello nel tempo della sua dimora in Firenze, e ve-
diamo le incertezze e le contraddizioni che nascono nel voler assegnare a quel dipinto il posto
che gli spetterebbe nell'opera dell'Urbinate, a noi conviene indagare se la gentildonna della
Tribuna sia veramente opera del giovinetto maestro.

Che il ritratto della Maddalena Doni fosse della maniera leonardesca, lo aveva già notato

1 II Muntz nell'acconnare a quel ravvicinamento, sup-
poneva ancora che, essendo il ritratto proprio di Raf-
faello eseguito in Urbino, anche quello dell'Incognita
potesse essere eseguito colà, e rappresentasse una pa-

rente del Sanzio; ma se fosse stato nella Galleria di
Urbino, dovrebbe figurare sulla nota dei quadri di là

venuti per eredità alla granduchessa Vittoria della Ro-

vere, come vi figura appunto il ritratto proprio di Raf-
faello.

2 Muntz, Raphael, etc., Paris, 1881, p. 224 e segg. -
Histoire de l'art pendant la Renaissance, Paris, 1891,
p. 750.

3 Lermolikff, op. cit., p. 57.
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