Archivio storico dell'arte — 4.1891

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DI ALCUNI RITRATTI BELLE GALLERIE FIORENTINE 435

il Passavant, ma il Morelli andando più innanzi osservava che esso rammenta, involontariamente,
quello della madonna Lisa del Giocondo 1 ed il Cavalcasene scrive, che quando Agnolo Doni
chiese a Raffaello il ritratto della moglie, questi indubbiamente 'pensò allo splendido capolavoro
di Leonardo. 2 Altri valenti critici fecero pure tale osservazione, ripetuta poi dal Morelli anche
nel recente volume dei suoi studi già citato. 3

Ma quello che essi non avvertirono, si è che se il ritratto della Doni rammenta la bella
Lisa di Leonardo, anche pel carattere grassoccio di ambedue le donne ritratte, molto più, forse,
per la movenza sua e la posizione delle mani, per l'acconciatura e la foggia dell' abito si rav-
vicina all' Incognita della Tribuna ; anzi, fra i due ritratti vi è un legame appariscentissimo, e
da far ritenere l'uno ispirato dall'altro.

E forse è questa la ragione dell' essersi il ritratto della Tribuna creduto per molti anni
quello della Doni ; additato probabilmente come tale da alcuno, che per aver veduto il vero
ritratto di lei in Avignone, ne rammentava la eguale movenza, la eguale acconciatura dei biondi
capelli, la foggia eguale del vestiario, senza conservar poi esatta memoria dei particolari in che
differiscono.

Ora è ragionevole il ritenere che il ritratto che ha qualche impronta di più antica scuola,
abbia preceduto a quello che più sente di modernità; ma non sarebbe tale il pensare che il
medesimo artista, dopo aver mostrato in un' opera sua 1' arte nella piena e completa maturità, ne
facesse a quella succedere altra, che accusi la giovami timidezza.

Nò è supponibile che in due ritratti di gentildonne, condotti a breve distanza di tempo nella
stessa città, Raffaello volesse ripetersi, adottando una quasi identica movenza ; mentre sappiamo
invece che per la maniera di pensare d'allora in arte, diversa da quella de' giorni nostri, non
disdiceva affatto ai suoi contemporanei ed a lui stesso l'assimilarsi e far propri i concetti d'altri;
e ce ne fornisce esempi in quel torno coi piccoli quadri del San Giorgio e delle Grazie, con
l'affresco di San Severo, col trasporto di Cristo al sepolcro, ispirati dal bassorilievo di Dona-
tello, dal gruppo greco di Siena, dal Giudizio finale di Fra Bartolommeo, dalla stampa del
Mantegna.

E questi sono i primi argomenti che ci inducono a ritenere non esser di lui il ritratto del-
l'Incognita; bensì questo e la Gioconda avere ispirato il suo ritratto della Doni.

Ma altri argomenti di maggior valore ci verranno forniti dall' esame de' particolari del dipinto,
e della parte tecnica di esso.

Anzitutto però, ci è necessario esporre come noi non possiamo interamente associarci a quei
critici, che dal Passavant in poi andarono ripetendo che il ritratto dell'Incognita è guastatis-
simo, che la sua epidermide fu consunta e disparve, che è cosi ricoperto dai ritocchi da non
vedersi più la mano del maestro che in ben poche parti. E invero, se così fosse, sarebbe ben
difficile, se non impossibile, il poter giudicare dell' esecuzione sua. E di fatto il Passavant diceva,
non rimanerne quasi di scoperto che le mani ; ed il Morelli afferma che si può solo giudicarne
dalla scala dei colori della veste, e dietro il disegno del volto, e in ispecie della mano.

Per fortuna vi ha esagerazione in tutto ciò.

L'esame accurato del dipinto, eseguito dopo averne tolto il cristallo che lo cuopre, mostra
a nostro avviso, che non fu nè esportato nò indebolito ; poiché, se avesse sofferto una forte lavatura,
o fosse stato molto soffregato, non sarebbero certo rimaste intatte e freschissime quelle sotti-
lissime sfilature di capelli che scendono sulla tempia e lungo la gota, di una franchezza e di
una nitidezza ammirabili ; nè si vedrebbero tuttor conservati i finissimi peli delle ciglia. Che se
ha purtroppo dei ritocchi, è però ben lontano dall' esserne quasi per intero ricoperto. Essi sono
limitati, e perfettamente si riconoscono, avendo formato pel cambiamento dei colori delle piccole
macchie di tono un poco più forte e tendente al violaceo, in non gran numero sul volto, in

1 Lermolieff, Le opere dei maestri italiani nelle gal-

lerie di Monaco, Dresda e Berlino, edizione di Bologna,

1886, p. 345.

2 Cavalcaselle, Raffaello, Firenze, Success. Le Mon-
nier, 1884, voi. I, p. '273.

3 Lermolieff, Die Galerien Borghese, ecc., p. 61.
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