Archivio storico dell'arte — 4.1891

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di forma, e massime nelle mani, che fecero sempre come le vedevano nelle persone tenute a
modello, appartenenti il più spesso alle umili classi.

Compagno di Leonardo alla scuola del Yerrocchio, e imitatore della maniera sua più che
ogni altro in Firenze, fu Lorenzo Di Credi, e di finezza e pulitezza singolarissime nell'eseguire
i propri dipinti; ma rimane freddo d'espressione per soverchia cura d'una finitezza non spon-
tanea, e monotono nel colorito, massime delle carni. Le mani disegna e dipinge durette, senza
moto facile, senza grazia intesa, di un colore uniforme giallognolo e con ombre pure giallastre.
Troppo diverse infine dalle belle e gentili mani dell'Incognita.

Maniera assai differente hanno fra Bartolomeo e l'Albertiilelli, e non è nemmeno da pen-
sare ad essi.

Il Perugino? Ma se ha eleganza di atteggiamento e di forme, è però sempre un pochino
ricercata; le sue mani sono segnate con contorno piuttosto duro, e le dita, il più spesso lunghe
e fine soverchiamente, si presentano legnose nel moto e nella fattura, finite quasi sempre nelle
ombre con tinte e tratti volgenti al bruno. Immutabile poi nel suo sistema di piegare, riesce du-
retto ne' panni anche quando è finitissima l'esecuzione ; e l'occhio della piega di carattere tutto
suo proprio e costante, fa chiare e riconoscibilissime le opere sue.

Ridolfo Ghirlandaio ? Ma se di due anni superiore al Sanzio in età, e da lui molto stimato,
talché lasciavagli a compiere i propri lavori e avrebbelo seco voluto a Roma, non è però a cre-
dere che anche in quel tempo fosse pari o superiore a Raffaello in sapere ed ingegno. E stu-
diandolo ne' suoi capolavori (i quadri di San Zanobi) lo troveremo nel disegno men perfetto, men
fine d'impasto e più vivace ma meno armonioso nella maniera del colorire dell'autore dell1 In-
cognita; differente poi affatto nel disegnare e dipinger le mani.

Dopo avere istituito questi esami e questi confronti, sembra invero che 1 ''eccellente maestro
fiorentino il quale eseguì il nobilissimo e magistrale dipinto, non possa essere che quello di cui
il dipinto stesso si dice degno per le esimie sue qualità, di cui vi si riscontra la nobilissima ma-
niera. E che negandolo a Raffaello non possa concedersi che a Leonardo, fu la conclusione cui
noi venimmo già da parecchi anni, che esternammo a non pochi egregi studiosi amici nostri, ed
esprimemmo anche in una relazione d'ufficio intorno ai quadri delle Gallerie fiorentine, dei quali
la critica moderna infirma le antiche attribuzioni.

Senza averne mai conferito insieme, forse ci trovavamo con l'illustre senatore Morelli in
uno stesso ordine d'idee, giacché quell'eccellente maestro fiorentino che egli non volle per anche
nominare, non sembrerebbe rimanere però assai nettamente designato dalle espressioni sue e dalla
sua così viva ammirazione pel dipinto?

La Monaca nella Galleria Pitti.

Un ritratto che per varie delle sue qualità a questo si avvicina (rimanendo però quello del-
l' Incognita di merito molto superiore) sembra a noi esser quello della Galleria Pitti, impropriamente
detto la Monaca, forse perchè dalla terrazza su cui sta la gentildonna raffigurata vedesi una
parte di città prossima alle mura, ed una fabbrica con loggiato che potè sembrare un monastero;
ma in ogni modo assai lontana, e non avente alcun rapporto con quella ove sta la gentildonna.
La quale dovrebbe dirsi piuttosto la Vedova, perchè i suoi abiti neri e bianchi sono vedovili e
non claustrali; e ben poco invero converrebbe ad una monaca un abito che le lascia il seno e
le spalle per metà discoperti.

La foggia del vestiario e 1' acconciatura dei capelli sono come nei ritratti già esaminati ;
senonchè i capelli cadono sulle spalle contenuti non in una rete, ma in una finissima benda
bianca, e su questa è posato un velo leggierissimo, pur bianco, che scende fino sugli omeri.

Una fascia del medesimo drappo della benda, adorna la spalletta dell'abito nero, tenendo
luogo del largo nastro di velluto che vedesi in quel punto negli altri ritratti; ed uno sboffo di
stoffa bianca esce per lo sparato che rimane sul dinanzi fra la manica ed il corsetto.
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