Archivio storico dell'arte — 4.1891

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L'opinione del Missirini che rappresentasse la Vittoria Colonna dipinta da Sebastiano
del Piombo con disegno del Buonarroti, non gli pareva che fosse nemmeno da discutersi; ed
inchinava a credere potesse raffigurare piuttosto quella Beatrice da Ferrara ricordata dal Vasari
come ritratta da Raffaello ; non però che essa fosse della casa Estense, come disse taluno, giacche
non vi fu alcuna principessa di quella casa che portasse tal nome ai tempi del Sanzio. E ne
concludeva poter essere stata una qualche gentildonna di Ferrara, di cui non rimase memoria,
ma vantata allora pel suo ingegno di improvvisatrice, suggerendogli cotal pensiero la posizione
alquanto ricercata del ritratto, lo sguardo fìsso e ispirato, e infine la corona d'oro con foglie di
lauro che le adorna il crine, emblema de' poeti e massime degli improvvisatori.

Or sappiamo però da una lettera di lei a Lorenzo de' Medici duca d'Urbino (fatta nota pel
primo dal chiarissimo Milanesi), 1 che la Beatrice di Ferrara fu un cortigiana amata dal duca
stesso; onde sarebbe da indurne che egli la facesse ritrarre; e tale induzione potrebbe venire
avvalorata da un segno forse emblematico, cioè da quella ghirlandetta d'oro a piccole foglie di lauro
che le adorna il capo ; con cui il pittore avrebbe alluso, non alla qualità di improvvisatrice, ma sib-
bene, petrarchescamente, a quella di amata di Lorenzo.

Ma è da notare che il Vasari asserisce fatto da Raffaello il ritratto della Beatrice ferrarese,
ed il Passavant reca innanzi tal nome, perchè reputa opera di lui il ritratto della Tribuna;
mentre mancherebbe ogni buon argomento per designarlo come ritratto della Beatrice, a chi crede
essere quel dipinto di Sebastiano del Piombo. Della quale opinione non fu però il Miindler, che
ritenne indubitata opera del Sanzio il meraviglioso ritratto della Tribuna. 2

Ma il Passavant osservava pel primo, come nella Galleria del Palazzo Pitti si conservasse
un bellissimo ritratto di donna, d'una fisonomia al tutto romana, guardando il quale si è colpiti
dalla singolare somiglianza con la Madonna di San Sisto, senza che però possa supporsi (egli dice)
che Raffaello prendesse a modello per quella Vergine, che è di tipo ideale, la donna ritratta
nel quadro di che si parla.

Di cotal ritratto, aggiungeva il Passavant, che sebbene non fosse registrato nell'inventario
della Tribuna del 1589, pur tuttavia gli veniva assicurato che in un antico catalogo era notato
come opera di Raffaello; e gli sembrava probabile che fosse quel ritratto medesimo che prima
dal Vasari, poi da Francesco Bocchi nel 1591, e quindi da Giovanni Cinelli nel 1677, venne
affermato in casa dei Botti, sebbene appunto per tal fatto non possa ritenersi per vera la dona-
zione, di cui parlava il Puccini sull'asserzione del Gallazzi.

Quel dipinto però sembrava al Passavant che, sebbene bellissimo, non andasse scevro di
difetti. Migliori di ogni altra parte giudicava la testa ed il petto ; ben disposta ma dipinta gof-
famente la manica, e più trascurati gli altri accessori; il velo e le mani gli parevano non finiti,
rozzo il tono del fondo. 3

Secondo gli annotatori del Vasari poi, il Passavant nelle aggiunte e correzioni che preparava
alla sua opera, ad essi comunicate, era venuto infine nell'opinione che il ritratto de'Pitti fosse
una copia. 4

E dopo il Passavant tutti i valenti critici d'arte presero in esame il ritratto ignoto della
Galleria Pitti, che dal panno di cui ha coperto il capo, fu designato con l'appellativo di Donna
velata.5

Il Muntz nel suo libro : Raphael, sa vie, son oeuvre, et son temps, riconosce nella Velata una

1 Yasari, ediz. Sansoni, voi. IY, p. 357 in nota. Ar-
chivio di Stato di Firenze, 23 aprile 1517, filza IX,
carte 175 delle Scritture Stroziane.

2 Otto Mùndler, Essai d'une analyse critique de la
notice des lableaux italiens du Musée National du Louvre,
Paris, 1850, p. 181.

3 Passavant, Raffaello d'Urbino, ecc., traduzione di

Cr. Guasti, Firenze, Succ. Le Monnier, 1889, voi. II, p. 132,

n. 86, e p. 316, n. 234.

4 Vasari, ediz. Sansoni, voi. IY, p. 355, nota 1*.

5 II primo pensiero di questo ritratto ci par rico-
noscerlo in uno schizzo a penna del Museo Wicar a
Lille: Studio per il ritratto di una giovane. In esso
è tuttavia incerto il movimento delle braccia, ne è an-
cora nettamente determinata l'acconciatura; ma anche
dai pochi segni apparisce che avrà il sommo del capo
cinto da una benda, e su di essa poserà un panno od
un velo, scendente lungo le spalle.
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