Archivio storico dell'arte — 4.1891

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1)[ ALCUNI RITRATTI DELLE GALLERIE FIORENTINE

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certa rassomiglianza, da un lato con la Madonna di San Sisto, dall'altro col ritratto della Forna-
rina di casa Barberini; ma osservando nella fattura del dipinto, delle imperfezioni che è ben
difficile, ei dice, di poter attribuire a Raffaello, adottava il giudizio degli illustri critici signori
Burckhardt e Bode, che riguardano la Velata come una produzione della scuola di Bologna,
ispirata bensì da un originale di Raffaello adesso perduto. 1

In grandi incertezze si aggira il Grruyer a riguardo dei ritratti dell'amata del Sanzio. Dal-
l'avere il Vasari parlato in due punti della Vita di lui, del ritratto da esso dipinto della sua
donna, il Grruyer ne ha dedotto che egli la ritraesse due volte a distanza di tempo, e che due
ritratti debbano esservene, l'uno condotto fra il 1511 e il 1513, l'altro dopo il 1517; deduzione
che non è affatto giusta, giacché, se il Vasari ha raccontato due volte che Raffaello ritrasse la
sua amata, nulla v'ha nelle sue parole che accenni a due ritratti fattile in tempi diversi/e di
uno solo dice averlo visto e ammirato, quello cioè posseduto dall'amico suo Matteo Botti. Ma il
tempo in cui Raffaello dipinse cotal ritratto, non rimane affatto determinato dal rammentarlo
che fece in prossimità di altre opere condotte dal Sanzio fra il 1511 e il 1513; perchè il biografo
parlò allora di quel ritratto, avendolo l'occasione condotto a far parola dell'amata di Raffaello,
nel nominare ch'ei fece il Baviera che n'avea la cura, ma senza alcun proposito di determinarne
il tempo; anzi par chiaro ch'egli accennasse poi di volo una seconda volta al ritratto di lei, non
perchè si trattasse di un secondo ritratto, ma solo per collocare approssimativamente al suo luogo
fra le opere dell'Artista (circa il 1517) quello di cui già aveva tenuto discorso, cioè fra i mol-
tissimi ritratti di donne, che di quel tempo sapeva avere il Sanzio dipinti. 2

Non esiste quindi, a nostro avviso, quel primo ritratto, che il Grruyer credè dipinto fra
il 1511 e il 1513.

Ma egli che giudica doversi riguardar come tale quello di casa Barberini, e le memorie di
questo portandolo ad opinare che mai non uscisse da Roma, si trova costretto a supporre che
il Vasari si ingannasse, allorché affermava di aver veduto in Firenze, in casa dell'amico suo
Matteo Botti, il ritratto dell'amata di Raffaello, supposizione che non possiamo accordargli. 3 Ma,
sebbene ammetta senza titubanza il ritratto Barberiniano fra le opere certe di lui, è poi condotto
a concludere che quel dipinto è ben lungi dall'essere un capo d'opera, e che studiandolo pare di
vedere la mano di Raffaello in ogni sua parte, mentre il suo pensiero sembra mancarne affatto.

Dice poi (in una lunga nota), come nel ritratto del Palazzo Pitti (la Velata) si sia voluto
vedere il secondo de' ritratti dell'amica del Sanzio di che parla il Vasari, eseguito in quel tempo
in cui la molteplicità delle opere lo costringeva ad affidarne in gran parte l'esecuzione agli scolari
suoi; ma egli pensa che sia difficile, malgrado alcune analogie, unificare le due donne rappre-
sentate nel ritratto dei Pitti e in quello de' Barberini, le quali sembrano persone differenti, come
differente la mano da cui que' dipinti furon prodotti.

D'altro lato, quel velo che scende dal capo della donna nel ritratto de' Pitti, pargli che non
possa attribuirsi ad un grande maestro ; e non sapendosi nè quando nè come quel ritratto entrasse
nelle collezioni granducali, egli non si associa all'opinione di coloro che vogliono vedere in esso
quello posseduto dal Botti, e crede non dovere introdurre quest'opera, almeno dubbiosa, fra quelle
che descrive nei suoi volumi come indubitate opere del Sanzio. 4

Il ritratto famoso della Tribuna rimane pel Grruyer allo stato di enigma, non potendosi
attribuire a Giorgione morto il 1511, nè esistendo d'altro lato alcun dipinto di Sebastiano del
Piombo che possa a quello venir comparato.

Lo Springer invece, che nel ritratto di casa Barberini trova a fare non poche e non lievi critiche,
non ha il menomo dubbio che la Velata non sia opera del Sanzio ; anzi ammirandola, egli pensa che

1 Mùntz, opera cit., p. 556 e segg.

2 « Ritrasse Beatrice ferrarese ed altre donne, e
particularmente quella sua, ed altre infinite ». Vasari,
ediz. Sansoni, voi. IY, p. 265.

3 II Gruyer fa ancora confusione di Francesco Boc-

chi, autore del libro: Le bellezze di Firenze, con un
Francesco Botti, che, egli dice, nel 1591 faceva l'in-
ventario del suo palazzo.

4 Gruyer, Raphaelpeintre deportraits, voi. I, p. 68-72,
Paris, 1882. «
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