Archivio storico dell'arte — 4.1891

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E. RIDOLFI

l'immagine di tal donna dovè essere profondamente impressa nella fantasia dell'artista. Nondi-
meno la ricchezza degli abiti e degli ornamenti lo disviarono dall' intravedere in tale immagine
quella dell'amante del pittore, e ritenne che il bellissimo ritratto raffigurasse una donna d'alto
lignaggio. 1

Ma naturalissimo trovava Marco Minghetti nel suo volume su Raffaello, che l'artista nel
dipingere la donna amata la ritraesse signorilmente vestita; e mentre credeva che il ritratto
della Galleria Barberini non fosse dipinto dal Sanzio, ma fatto dopo la sua morte da alcuno
dei suoi scolari, giudicava senza esitanza alcuna, che la Velata fosse opera di lui stesso, e
raffigurasse l'amata sua. 2

Con più calore sosteneva tale opinione il senatore Morelli, anzi con grande vivacità, in uno
spiritoso dialogo che fingeva avvenuto nella Galleria Pitti dinanzi a cotal ritratto ; dicendo che
questa sola donna è degna di essere stata l'amante di Raffaello, e che quel dipinto aveva fatto
tale impressione su di lui, da fargli dimenticare le consuete e minute ricerche della mano e
dell'orecchio. E biasimando che gli venga conservato l'appellativo di Velata e che non ne sia
dichiarato l'autore, si maravigliava altamente dell'esservi intelligenti d'arte, ai quali possa apparir
copia quello splendido volto; asseverando che nessun copista può aver dipinto quella nobile fronte,
quel meraviglioso sguardo, quell'altera bocca.3

Egli pensa, come il Minghetti ed altri, che il ritratto della Gralleria Barberini possa esser della
medesima donna amata da Raffaello, dipinto qualche anno dopo la morte di lui, da alcuno de' suoi
allievi, e forse da Giulio Romano ; ma che, oltre ad essere ella invecchiata e decaduta, fu poi
rappresentata in modo sì volgare e sgradevole, da far credere all'osservatore di avere dinanzi a sè
l'immagine di un'abbietta cortigiana. Quanto al ritratto della Tribuna si unisce ai critici, che
l'attribuiscono senza dubbiezza a Sebastiano del Piombo, il quale, dice egli, fu eclettico, e
imitatore di Raffaello allorché venne a Roma, e finché non fu attirato a sè dal Buonarroti. 4

E di eguale opinione rispetto a questo ritratto è l'egregio amico nostro comm. Cavalcasene,
egli pure ritenendolo opera di Sebastiano. Ma diverso parere espone rispetto agli altri due nel
terzo volume del suo bel lavoro su Raffaello, già da noi più volte citato, volume che sta per
venire in luce, e da lui gentilmente mostratoci.

Egli ritiene che il ritratto Barberiniano sia veramente opera di Raffaello, ma che ora « a causa
dell'ineguale pulitura e dei ritocchi, abbia perduto assai della primitiva bellezza » e « non produca
più quell'effetto piacevole che doveva avere quando uscì dalle mani dell'Urbinate». Non crede
invece lavoro di lui la Velata della Galleria Pitti, i cui lineamenti fanno, egli dice, alla lontana
ricordare quelli della Madonna di San Sisto, ma vi si mostra eziandio un'esecuzione tecnica
ben inferiore e diversa da quella magistrale e propria del Sanzio. Ed opina essere quel dipinto
opera di scolari o imitatori di lui, e tratto forse da qualche studio a colori, o da qualche cartone
lasciato dal maestro.

Di fronte a tanti disparati giudizi a riguardo dei vari dipinti additati come ritratti del-
l'amica del Sanzio, si dovrà dubitare dell'esistenza di un vero e proprio ritratto di lei, eseguito
dal sublime artista, o si dovrà credere di possederlo tuttavia in uno di essi?

Molto prima che il compianto senatore Morelli pubblicasse nel citato volume i suoi giudizi
intorno a molti cospicui dipinti delle Gallerie fiorentine, noi avevamo intraprese premurose ricerche
per vari di essi, al fine di rintracciare, ove fosse possibile, qualche memoria che determinasse
con piena certezza gli .autori loro ; essendo stato replicatamele opinato dai Consigli delle
RR. Gallerie, che, trovandosi spesso non concordi nei giudizi i moderni critici più illustri, non
si dovessero portar cambiamenti alle antiche indicazioni dei dipinti, se non quando vi fosse
unanimità di pareri, o insieme col giudizio critico concorressero anche memorie storiche a conva-

1 Springer, Raphael und Michelangelo, Leipzig, 1878, 3 Lermolieff, Die Galerien Borghese und Daria Pan-

P* 251. fin in Boni, p. 64 e segg., Leipzig, 1890.

Minghetti, Baffaello, Bologna, Zanichelli, 1885, 4 Opera cit., p. 49 e segg.

p. 151,

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