Archivio storico dell'arte — 4.1891

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NUOVI DOCUMENTI

LA VILLA DEL BELVEDERE.

Nel giardino del Vaticano, Innocenzo Vili fece ele-
vare una villa alla quale egli dette il nome di Belve-
dere. Secondo il Vasari, l'artista incaricato di drizzare
il nuovo edificio non sarebbe stato altri che Antonio
Poliamolo. Il biografo aggiunge che il Poliamolo, poco
addestrato nella pratica dell'architettura, avrebbe ab-
bandonato ad altri la cura di sorvegliare l'esecuzione
del suo piano.1 Senza voler revocare in dubbio questa
asserzione, io mi limiterò a far osservare che i do-
cumenti prodotti appresso non contengono il nome del
Poliamolo.; essi presentano al contrario, come architetto
del Belvedere, un artista che noi sappiamo avere ese-
guito importanti lavori cosi per Innocenzo Vili, come
per i suoi predecessori, Giacomo da Pietrasanta. Può
essere che questo maestro non facesse realmente che
la parte d'intraprenditore, come si praticò sovente nel
xv secolo. Data l'insufficienza d'elementi che ci sono
pervenuti, sarebbe temerario il cercare di risolvere que-
sto problema.

Risulta dai nostri documenti che l'acquisto del ter-
reno necessario alla nuova costruzione e all' ingrandi-
mento dei giardini del Vaticano cominciò dal 1485.
Nel 1487 « Magister Thomas Mataracius», una vecchia
conoscenza, lavorava alla costruzione d' un muro nella
« vinea », (M. 1487-1488, fol. 94 v°). Una iscrizione con-
servata in una delle sale del Museo Pio-Clementino
contiene la medesima data: « Innoc. Cibo Genuen. P.
P. Vili fundavict 1487 ».2 In questo tempo l'edifìcio
era molto avanzato.

Secondo l'Infessura, la costruzione della villa del
Belvedere sarebbe costata 60,000 ducati.3

La villa del Belvedere era situata all'Est, nell'an-
golo inferiore del parallelogrammo formato dal palazzo
e dai giardini del Vaticano, a destra guardando San
Pietro, e alla fine delle gallerie, per mezzo delle quali
Bramante riunì sotto Giulio II il palazzo propriamente
detto alla villa.

Sulla pianta di Roma pubblicata da Sebastiano Miin-
ster (1549), il Belvedere è un edifizio rettangolare, in
cui s'aprono, dalla parte del Vaticano, due piani di fi-
nestre o arcate (sette al pianterreno, sei al primo piano)
e circondato di caditoi e di merli. Sulla pianta di Roma
conservata a Mantova e pubblicata dal signor de Rossi
è un cubo abbastanza informe. In un disegno inedito
dell'Heemskerk, conservalo nella R. Biblioteca di Ber-

1 « Dicesi che disegnò il medesimo (Poliamolo) la fabbrica del
palazzo di Belvedere, per detto papa Innocenzo ; sebbene fu con-
dotta da altri, per non aver egli molta pratica di murare ».

2 Crowe e Cavalcaseli^, Storia della pittura in Italia, ed. ted.,
t. IV, p. 274.

3 « (Innocentius) in oleario secus palatium Pap® fecit unum pala-
tium, quod vocatum est ejus visu Belvedere, in cujus constructionem
LX millia ducatorum expendisse constat, ut videri est ». (Infessura,
ed. Tommasini, p, 279).

lino, è riprodotto in forma migliore il Belvedere dal
lato che guarda i Prati di Castello.

Secondo la tavola pubblicata nei Giardini di lionta
del Falda (Roma, s. d., verso 1680, tav. 4), la villa aveva
la forma d'un castello merlato, con degli enormi basa-
menti. Si vede nella stessa opera la fontana « della Ga-
lera » (n. 8), e il « cortile delle statue antiche » (n. 9).

Alla villa era unito un « cortile » rettangolare, con
le armi del Papa, sostenute da due putti, in terra cotta
smaltata, in una delle pareti. M. Michaelis non è lon-
tano dal credere che le tredici maschere, che secondo
la tradizione provenivano dal Pantheon, avessero ornato
allora la villa.1

L'interno della villa conteneva sei camere e una
cappella, tutte situate sullo stesso piano. La prima ca-
mera, la più grande, misurava 75 palmi di lunghezza
su 26 di larghezza. La vòlta, a lunette, conteneva delle
pitture ornamentali, di cui una parte era a carnei. Vi
si vedevano specialmente le armi e divise d'Inno-
cenzo VIII, un pavone con l'iscrizione « lealtà passa
tutto », poi dei fanciulli che giocavano con dei pavoni, o
che tenevano delle armi, o giocavano con degli istru-
menti di musica, dei mazzi di fiori, ecc. Le figure di
San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista
decoravano egualmente questa prima stanza. Quest'or-
namento servì certo di prototipo per quello dell'appar-
tamento Borgia.

La seconda stanza, arricchita di motivi d'architet-
tura in stucco a finto rilievo e d'un soffitto scolpito,
conteneva diverse pitture ornamentali.

La terza stanza conteneva, tra gli altri, sul cami-
netto, i due Geni nudi di Raffaello, tenenti lo scudo di
Giulio II.

Nella quarta stanza, che era oblunga, gli ornamenti
non erano meno ricchi. Vi si vedevano delle mezze
figure (dei santi cantanti a pieno canto), dei paesaggi,
delle vedute d'architettura. Questa stanza dava in una
loggia.

Da questa quarta stanza si ripassava nella terza,
per entrare nella quinta, più piccola, di cui la vòlta
era divisa in trenta cassoni ornati d' arabeschi.

La sesta stanza comunicava con la prima e con la
cappella. Io non riprodurrò la descrizione di quest' ul-
tima, avendola pubblicata qui qualche mese fa.

Lo Chattard afferma che il pavimento a colori che
ornava tutta la villa era opera di Luca della Robbia.

Non devo qui rintracciare le vicissitudini ulteriori
del Belvedere. Basta ricordare che la villa, dopo aver
servito, sotto Alessandro VI, di prigione a Caterina
Sforza 2 ed essere stata trasformata in museo sotto

1 Geschichte des Statuenhofes ini Vaticaniscìien Belveder (Extr. du
Jahrbuch des Kaiserlich deutschen Archceologischen Instituts ; 1890,
p. 11-12).

2 Gregorovius, Lucrezia Borgia, p. 134, 137, 138.
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