Archivio storico dell'arte — 4.1891

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fior, trecentos quinquaginta septem de Karl, x prò fior.

bl 32 y. Antonio Gigant(i) Romano prò totidem per

eum expositis prò diversis laboreriis in vinea S.mi d. n.
de anno 1486, ut patet in computo subscripto manu
R.di d. Episcopi Tornacensis ma.gri domus et dni Ra-
phaelis expenditoris viso in Camera apostolica, sibi nu-
meratos ». (Ibid., fol. 272).

1495, 31 marzo. « Fior, auri de Camera duomilia (sic)
centum quinquaginta per mandatum (factum) die xiii
prasentis Magistro Jacobo de Petrasancta bo. me., et
prò eo domina? Camillse suge uxori, tutrici filiorum
dicti magistri Jacobi, prò satisfactione totidem floreno-
rum quod debebat habere prò fabrica domus vineee
palatii apostolici Bellovedere nuncupatse, sicut apparet
per litteras patentes dietro Cameree, sub die xxiiii mensis
julii mcccclxxxxii, qui sunt positi ad introitum Antonio
Altoviti et sotiis in prsesenti libro, folio 42 ». (A. S. Y.,
Intr. et Ex. Cam., 1494-1495, fol. 178 v°).

Descrizione del Belvedere di Tctja (1750).

« Ritornati nel cortile delle statue, sulla facciata di
mano destra presso all'angolo della fonte si scorge una
porta, riquadrata a scorniciatura di marmo bianco, e
scritta nel fregio supcriore del nome d'Innocenzo Vili.

« È da avvertirsi alla qualità dell'arme pontifìcia su
questa porta, non per se stessa, che altro non è, che
un mero scudo di grandezza e di forma ordinaria, so-
stenuto dai lati da due angioli vestiti alla moda, che
per lo più si dipingevano e si esprimevano di scultura
in quell'età rinascente, atteggiati con qualche grazia;
ma per un ricco festone di varie foglie e frutti in color
di terra cotta, e artificiosamente invetriato. La quale
arte di lavori di terra cotta invetriata sa che tali scul-
ture senza alterazione dei propri colori resistono all'in-
giuria del tempo e delle stagioni, or più frigide, or più
cocenti.

« Ora, entrati che saremo da questa esterior porta
nell'immediata sala che si estende a settantacinque palmi
per lunghezza, e per lo largo a ventisei, ci si apre in
faccia altra porta incontro a questa del primo ingrosso
verso la campagna, con sopra una nicchia proporzionata
entro cui recentemente è stata collocata una statua
esprimente uno di quei fanciulli che ministravano nei
sagrifici de' Gentili, e che si appellavano Camilli.

« Mette questa porta in una loggia scoperta di gen-
tilissima architettura, in testata della qual loggia si gode
un bel ritiro coperto con suoi veri e finti pilastri, ter-
minato a volta, è dipinto a grotteschi assai vaghi e con
putti nei lunettoni e con padiglione pontificio ed armi
intrecciate d icasa Cibo; essendo nelle pareti dipinte
diverse vedute di paesi, di maniera antica. Il tutto però
ha patito presentemente per l'oltraggio dell'aria scoperta,
ed è in lagrimoso stato.

« ... . Non resta, oltre la già notata cappella senza
i suoi rari pregi, la sala di questo medesimo apparta-
mento che abbiamo accennato altrove essere stato ar-

chitettato da Antonio del Pollajolo. Questa sala è in
volta a botte, con ispartimenti di diversi tondi intrec-
ciati e coloriti di finto stucco, con cartelle, imprese,
armi e storiette di finto basso rilievo, lumeggiate d'oro,
ma ritoccate in molte parti; e nei pilastri assai più che
altrove, i quali son dipinti di vezzosi e vaghi grotteschi
opera di Benedetto Bonfilio perugino. Non così sono i
sedici lunettoni sopra il cornicione della parete di mano
destra e delle testate. Poiché vi si scorgono maravigliosi
e non mai abbastanza lodati scherzi di due puttini per
ciaschedun lunettone, fra mille fantastiche bizzarrie: e
sono tanto leggiadri, d'arie e forme così vezzose, che
gl'intendenti non possono facilmente levarne la vista,
ma gli altri lunettoni dalla parte verso la campagna
sono rifatti in tempi a noi più vicini, quando quella
facciata, che era loggiato aperto, fu serrata.

« Le due facciate poi di quest'ampia sala, cioè la
lunga di mano destra e l'altra in testata verso l'appar-
tamento, restan divisi da questi pilastri dipinti di grot-
teschi di sopra nominati, che formano alcuni spartimenti
a modo di loggiato, corrispondenti al vero loggiato op-
posto; nei vani dei quali spartimenti son dipinti paesi
con una città, di cui il Vasari, parlando di Bernardino
Pinturicchio, dice così :

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« La porticella nella testata che corrisponde in fac-
cia alla porta della cappella, conduce nella prima stanza
dell'appartamento, la quale stanza è tirata a volta com-
partimenti ottangolari in fondo azzurro, mostrandosi
nell'ottangolo di mezzo l'arme di casa Cibo radiata a
splendori d'oro. Gli specchi e vani degli altri ottangoli
e specialmente dei quattro maggiori per l'alto restano
ornati da quattro figure gentilissime e bellissime più
delle altre, in campo pur d'oro ; e gli altri mezzi ot-
tangoli e quadretti minori son dipinti di vari rabeschi
pur finti d'oro.

« Gli otto lunettoni ripartiti sotto la volta e sopra
il cornicione, che inghirlanda attorno tutta la stanza in
lunghezza di dieci palmi per ciascheduno, sono dipinti
colle immagini di alcuni Profeti in mezza figura e con
alcune armi di Innocenzo Vili, e con vari angeletti ;
il tutto però di maniera antica, rassomigliante a quella
del Piuturicchio ; benché io creda che questi ornati di
figure e di grotteschi di tutte queste minori stanze pos-
sano essere opera di Benedetto Buonfilio ; siccome an-
che le pitture delle pareti, le quali son condotte a co-
lonnati e a pilastrelli in fondo d'azzurro spruzzati d'oro,
formandosi tra l'uno e l'altro pilastro alcune finte scan-
siette che sembrano custodire i sagrati arredi pontificali.

« Nella cappa di un caminetto presso la porta del
primo ingresso è dipinta a fresco s->tto d'un finto padi-
glione a color vero una grande arme della casa Cibo,
circondata da festoni, retta da due angeli vestiti alla
maniera del Pinturicchio e condotti con tanta grazia
che sembrano qualcosa di più che lavoro suo. Il zoccolo
o in basamento poi di questa e delle altre prossime
stanze, si vede restaurato per ordine del santissimo no-
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