Archivio storico dell'arte — 4.1891

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RECENSIONE E CENNI BIBLIOGRAFICI

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strano i signori Carlo Fumagalli, Diego Sant'Ambrogio
e Luca Beltrami, nell'opera di cui ci siamo occupati.

N. B.

La Regia Galleria Pitti in Firenze, testo di Adolfo Ven-
TXJEI. — Ad. Braun e Compagnia, fotografi editori,
Dornach e Parigi, 1891.

Un lieto avvenimento per quanti amano l'arte antica
è certo ogni pubblicazione che esca dalla Casa Braun.
Le splendide riproduzioni fotografiche, rese inalterabili
col processo del carbone, de' capolavori di pittura esi-
stenti ne' grandi Musei d'Europa, porgono dinanzi al
diligente sguardo di chi le esamini un'imagine la più
completa possibile degli originali, e servono quindi mi-
rabilmente per lo studio delle opere degli antichi mae-
stri disperse qua e là in siti diversi e lontani.

Il Braun incomincia ora la pubblicazione delle pit-
ture esistenti nella R. Galleria del palazzo Pitti a Fi-
renze, e n'è uscito il primo volume, il quale può, come
tutti gli altri già dati in luce dalla stessa Casa, far fede
della perfezione del metodo usato, del giovamento che
ne può trarre lo studioso dell'arte antica, e del diletto
che anche un profano, quando sia amante del bello, po-
trebbe provarne, mentre, seduto dinanzi al suo tavolino,
passasse in rivista ad una ad una queste riproduzioni
così fedeli e nello stesso tempo così magnifiche di an-
tichi capolavori.

Questa volta la Casa Braun è stata anche assai felice
nella scelta del signor Adolfo Venturi per la redazione
del testo esplicativo, la quale, com'era da aspettarsi,
è condotta con grande coscienza e non comune acume
critico. Per ogni quadro riprodotto nella splendida pub-
blicazione, il chiarissimo autore ha fatto uno studio spe-
ciale, una vera e propria monografìa, in cui sono con
fine discernimento ed in pari tempo con chiarezza e con-
cisione esposti i caratteri dell'opera e discusse le anti-
che attribuzioni là dove queste non gli sono sembrate
accettabili; avendo in ciò tratto profitto oltre che dallo
sue particolari ed autorevoli osservazioni, anche dagli
studi dei critici più recenti.

Sarebbe troppo lungo l'enumerare qui tutti i risul-
tati nuovi e sicuri a cui è arrivata la sottile indagine
dell'A. ; mi limiterò a quelli che nel volume ora uscito
mi sembrano i più importanti.

Incomincia subito a dubitare che appartenga a Filip-
pino Lippi un tondo con una Santa Famiglia ed An-

gioli (N. 347 del catalogo), e l'attribuisce molto ra-
gionevolmente ad uno dei tanti artisti sconosciuti che
imitavano ora l'uno ora l'altro de' grandi maestri, sì che
in questo quadro si riscontrano reminiscenze della scuola
del Yerroccliio, oltre che del Botticelli e di Filippino
Lippi.

Ascrive poi al Botticelli e non ad Andrea del Casta-
gno, com'era stato sinora giudicato, un ritratto virile
che porta il numero 372 del catalogo, e veramente bi-
sogna convenire che i caratteri corrispondono più a
quelli delle pitture di Sandro che non ai caratteri dei
dipinti d'Andrea.

Così non di Piero della Francesca nò di Lorenzo
Costa, ma giustamente di un mediocre pittore della
scuola lombarda è da reputarsi col Venturi il ritratto
di Beatrice d'Este, materiale nell'esecuzione, mancante
di vita ne' tratti fisionomici (N. 371 del catalogo).

Non convengo invece col Venturi, che vorrà perdo-
narmi di questa divergenza d'opinione, nel severo giu-
dizio intorno al ritratto di Tommaso Inghirami, che
egli chiama uno de' più deboli ritratti dell'Urbinate. 11
grande pittore aveva avuto dinanzi un brutto modello :
lo fece ideale più che potè nell' espressione ; ma volle
seguire il vero nella riproduzione delle forme floscie e
tozze del prelato, ed in ciò, secondo mi pare, riuscì
meravigliosamente, imprimendo all'immagine uno spic-
cato carattere. Questo quadro, come hanno anche notato
i signori Cavalcaselle e Crowe nel loro Raffaello, può
solo sembrar debole pei molti restauri e ridipinti patiti
in più parti, e specialmente nel fondo.

Giusta è l'attribuzione al Rosso fiorentino delle Tre
Parche, già considerate come lavoro di Michelangelo
(N. 113 del catalogo), e giuste son pure le attribuzioni
della critica moderna al Bonifacio Veneziano nella sua
prima maniera di due quadri, l'uno ascritto al Palma il
Vecchio, rappresentante la Sacra Conversazione (N. 84
del catalogo), l'altro un Riposo in Egitto, già assegnato
a Paris Bordone.

Dai pochi esempi accennati si può riconoscere l'im-
portanza veramente grandissima di questo testo esplica-
tivo delle tavole della Casa Braun riproducenti i quadri
della Galleria Pitti.

Altre e sicure rivendicazioni di dipinti così celebri
ai loro veri artisti ci aspettiamo da parte del Venturi
ne' volumi che seguiranno a questo primo ora venuto
alla luce.

E. A.
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