Archivio storico dell'arte — 4.1891

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MISCELLANEA

babilmente dopo il sacco di Roma (1527), nel quale i
Colonna apertamente fecero la guerra al Papa e distrus-
sero la Villa del Papa sul monte Mario (Yilla Madama),
insieme con tutto il possesso di quella famiglia anche
il Torso fu confiscato dal Papa e portato nel Belvedere.
Sicuro in questi anni di guerra avrà sofferto i danni
che deploriamo oggi.

Ma non in un tratto pare aver subito queste le-
sioni ; poiché, mentre che la nostra incisione mostra il
Torso con ambedue le gambe, si vede la statua colla
gamba destra sola nelle mani del giovane figlio scul-
tore nel quadro coi ritratti della famiglia di Bernardino
Licinio, dipinto da lui stesso, il quale si conserva nella
Galleria Borghese in Roma. 1 II tempo dell'esecuzione
di questa pittura potrà esser stabilito per la data del
quadro simile in Ilainptoncourt, MDXXIIII. 2

Come hanno già accennato il Loewy ed il Michaelis,
il Torso del Belvedere restò lungo tempo poco osser-
vato; e come ci mostrano i nostri documenti artistici,
soltanto pochi artisti lo studiarono, finche Michelangelo
per la sua ammirazione a questa statua vi richiamò
anche l'attenzione del pubblico. Così nel 1549 Antonio
Francesco Doni raccomandò al suo amico M. Simone
Carnesecchi che stava per visitare Roma: « Nò ui scor-
« date di dare un' occhiata in Roma al Giudizio di Miche-
« langelo et ui stupirete et la volta, le camere del Papa
« di Raffaello d'Urbino, il Laocoonte e l'Apollo, il Torso
« dell'ercole in Belvedere, il quale non è in molta consi-
« deratione de goffi... » 3

Lo strano fatto che un capolavoro dell'arte antica
come il Torso del Belvedere potè restare, benché non
nascosto, tanto tempo inosservato, si spiega, mi pare,
facilmente, dalla sua mancanza d'un contenuto abba-
stanza interessante per questo tempo. L'interesse che
si prendeva nel secolo xv e sul principio del secolo xvi
per gli avanzi dell'arte antica volgevasi specialmente
ai soggetti rappresentati. Non prima del secondo quarto
del secolo xvi l'arte antica incominciò a mostrare una
influenza dominante anche quanto alla forma. Questa
osservazione ci giova a spiegare perchè gli artisti del
secolo xv conservassero il loro carattere formale asso-
lutamente indipendente in mezzo all' entusiasmo per
l'antichità.

Anche la nostra incisione, prescindendo dal suo va-
lore artistico, ci fa vedere molto chiaro in che modo
si riguardasse e si studiasse l'arte antica nel secolo xv.
Essa si può chiamare appena una riproduzione della
statua; è piuttosto lina parafrasi, un abbozzo dell'ori-

1 Su questo quadro il mio amico Adolfo Venturi ha avuto la bontà
di chiamare la mia attenzione.

- Vedi Crowe e Cavai.caselle, Geschischte der ital. Mederei, voi. VI,
p. 349.

3 Vedi Doni, Disegno, 1549, Venezia f. 51% Bottari, Lettere, III,
p. 348, n. 166. Questa menzione del Torso nella letteratura del se-
colo xvi, la prima conosciuta fino ad ora, era rimasta inosservata.

giuale, un ricordo che rende la rappresentazione, modi-
ficandone la forma secondo il carattere proprio dell' in-
cisore.

Paul Kristeller.

Un disegno fatto per la 44 Yierge à l'ceillet „

della Galleria di Monaco, o almeno uno studio, è a

mio credere un puttino di pregevole bellezza, che si

osserva nella collezione dei disegni esposti negli Uffizi
\

di Firenze. E un putto seduto colle braccia e le gambe
nella identica posizione di quelle del putto nella ta-
vola di Monaco, colla stessa movenza e vivacità.

Nel catalogo del Ferri porta i numeri 451 della
cornice, e 1197 del disegno, e vi è detto: « Il Bambino
Gesù seduto — Lorenzo di Credi — Stile d' argento ».

Quantunque tale disegno sia alquanto svanito nel
colore, mostra tutta quella delicatezza di linee, con-
giunta a somma purezza, che sì bene caratterizza l'au-
\

tore. E certamente autentico, e viene quindi a confer-
mare di nuovo la giustezza dell'attribuzione quasi gene-
rale fatta dai critici della « Yierge à l'oeillet », e quanto
sia irragionevole la persistenza di coloro che continuano
ad attribuire tale tavola al grande Leonardo.

A. M.

Riparazioni al Mosaico dell'abside di Santa Fran-
cesca Romana a Roma, — Come pei mosaici di Santa
Sabina e della Cappella di San Zenone in Santa Prassede,
il Ministero della P. I. si occupò anche delle ripara-
zioni al mosaico dell'abside di Santa Maria Nuova, ora
Santa Francesca Romana.

Per la descrizione e la riproduzione di essi rimando
il lettore alle opere del Ciampini (Vet. mommi., tomo II,
p. 162 e segg., tav. LUI) e del De Rossi (Musaici
crisi, eli Roma)] mi basterà soltanto accennare che,
sotto ad un grande e ricco velarium, nel mezzo del
quale spicca la mano di Dio colla corona d'alloro, sta
seduta in trono la maestosa figura della Madonna col
bambino, mentre ai fianchi son rappresentati in piedi
i quattro apostoli Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni,
tutti, compresa la Madonna, entro grandi arcate soste-
nute da colonnine, su cui s'alza un muro. La stessa
disposizione troviamo in alcuni sarcofagi del in e del
iv secolo, e questa non solo in molte miniature del
secolo xii, ma vediamo ripetuta anche in una pittura,
pure del secolo xii, recentemente scoperta nella chiesa
dei Santi Giovanni e Paolo, sul Celio.

Intorno all'arco, come era uso divenuto quasi co-
stante specialmente dal ix secolo in poi, gira una larga
fascia con gruppi di fogliami, frutta e fiori, e sotto alle
figure, all'impostatura del catino, un'altra larga fascia
mostra in lettere d' oro su fondo nero la seguente iscri-
zione : COTINET IN GREMIO CCELVM TE IN DOMO...
GENITRIX PROCERES COMITATVR ERILEM, la
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