Archivio storico dell'arte — 5.1892

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QUESTIONI D'ARTE

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giovanili, in cui ni riflettono l'influsso da lui subito da Giovanni Bellini, il suo spirito
potente di assimilazione e avidi» di novità. Alberto Diirer aveva lasciato a Venezia fra lo
altre cose un quadro eseguito a gran furia, ora nella galleria Barberini; e come l'alma il
Vecchio imitò da quello una testa per la « Adultera », ora nella galleria Capitolina, così Lorenzo
Lotto s'ispirò per dipingere la fantastica testa del vecchio nel quadro della Sacra Conversazione.
Ma sopratutto è mirabile il gentile bambino benedicente e il Santo Vescovo, di una profonda
realtà. Dopo avere pensato ai vigorosi ritratti del Lotto, alle sue animate composizioni a fresco,
alle sue splendenti Madonne nelle ancone d'altare, si guarda alla Sacra Conversazione, comi;
ad un'opera ove sia la genesi delle sue meraviglie, ove si riveli con la forza pittorica la soavità
dell'animo virtuoso.

Tali sono i quattro quadri sostituiti al preteso Raffaello, e ci rallegriamo del cambio e del
profìtto ottenuto dalla galleria Borghese. Difficilmente i successori del Camarlengato potranno
in seguito annotare simili sostituzioni, di così grande interesse per la storia e per l'arte. Avessero
pine pi.tufo con essi rientrare nella galleria altri quadri degli appartamenti privati del principe
Borghese, quali l'Adorazione de'l'astori dell'Ortolano, il ritratto ili Maria de'Medici di Van
Dyck, ed altre pitture preziose ora nomadi pel mondo! Ad ogni modo possiamo rimanere sud-
disfatti che le quattro gemme della collezione privata del principe Borghese sieno rimaste a
Roma, salve dalle mani degli incettatori d'arte, non trasportate all'estero dai contrabbandieri
che passarono il confine col cosidetto Cesare Borgia.

*

* *

Dopo le recriminazioni per il contrabbando del Cesare Borgia, sono cominciate quelle per
la cessione, combinata dal Ministero, della galleria Torlonia.

Nel lN2!t Giovanni Torlonia ordinava, col suo testamento aperto e pubblicato li .'{ marzo
di quell'an&O, che la galleria da lui raccolta «al primo piano del suo palazzo in piazza di Ve-
nezia, coi quadri, cogli oggetti d'arte e coi mobili d'ogni specie che vi esistevano al giorno della
sua morte, fosse conservata e mantenuta dai suoi discendenti a perpetuità, senza alcun legame
o carattere di fidoeomni isso, affinchè tale galleria rimanesse in ricordo di lui e perchè tutti i cit-
tadini 0 gli stranieri che avessero desiderato di esaminarla potessero entrarvi per la maggior
gloria della capitale e per godimento del pubblico». Il testamento rimase lettera morta; e solo
da qualche anno, specialmente per iniziativa del Ministero della pubblica istruzione, il Comune
parlò, discusse, e nulla concluse sul modo di far valere il diritto concesso al pubblico. Final-
mente il ministro Villari seppe fare di una galleria invisibile una galleria aperta al pubblico,
di tuta galleria privata una galleria dello Stato. Dopo quasi sessantatrè anni che la collezione
di Giovanni Torlonia era stata lasciata alla capitale, essa non era più l'antica, era stata trasfor-
mata in gran parte. Mancava anche l'inventario legale, il quale doveva essere allegato al testa-
mento di Giovanni Torlonia; così che gli eredi, se astretti ad aprire i battenti delle porte del
loro palazzo al pubblico, avrebbero sempre potuto mostrare ciò che a loro fisse piaciuto di
esporre. Al ministro Villari riesci invece di ottenere in concessione dai Torlonia, principalmente
tutto quanto si trovava al primo piano del palazzo per formare con esso un primo nucleo di una

galleria nazionale in Roma. I lodevoli intendimenti non furo.....•(impresi, e meiitie ila una parte

si gridò contro la convenzione, che ridava ai Torlonia la proprietà di un appartamento, secondo
la volontà del testatore inseparabile dalla galleria ; da un'altra si gridò perchè il Governo avrebbe
formato « il primo nucleo della galleria nazionali! in Boma con quadri falsi radunati dalla so-
lerzia del ministro»; infine si discusse accanitamente la convenzione, perchè sembrò ad alcuni
ohe il rivendicare la galleria al pubblico spettasse al Municipio e non al Governo. E strano che a
Roma, ove dovrebbero trovare terreno fecondo gli ideali più vasti, si faccia questione in questo
caso di mio o di tuo tra Municipio e Governo, mentre il pubblico di Boma ha nel fatto quella pro-
prietà che il Municipio vorrebbe sua, e che il Governo si propone di conservare a sue spese al
pubblico stesso. Il Governo, del resto, ha saputo fare ciò che agli altri, anche spronati, non riuscì ;
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