Archivio storico dell'arte — 5.1892

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GUSTAVO FRIZZONI

« Racconta adunque la vecchia tradizione di Paitone, che in quella ferva infieriva una grande
pestilenza. Un pastorello, mentre stava cogliendo alcune frutta silvestri, vide, 0 gli parve vedere,
nella parte Selvaggia del monte, la Tergine Maria nella forma di matrona sopramodo leggiadra,
adorna di candidissima veste, la quale volgendosi al garzoncello facea a lui intendere, che, ove si
fosse edificata sacra al suo nome una chiesa in sul vertice di quel monte, l'infezione dominante sa-
rebbe cessata. Il popolo percosso da sì grave calamità bentosto fu sollecito ad innalzarla, allogando
al Moretto la dipintura di quella Madonna, impressa di tale formosità d'arte ed affettuosa signifi-
canza, che per magistero di esecuzione e per profondo sentimento religioso vuoisi ritenere fra le più
aggraziate produzioni del suo pennello ». A questo giudizio intorno al valore religioso ed estetico
dell' opera non può mancare la sanzione d'ogni buon conoscitore.

Il Moretto, pittore da chiesa per eccellenza, se noi lo vogliamo giudicare dal complesso delle
sue opere, dobbiamo convenire che si rivela fornito per sua indole naturale di una disposizione di
spirito da renderlo atto massimamente ai soggetti raccolti e tranquilli. Quando vuole trattare i
soggetti dai forti contrasti o dalle complicate composizioni, egli vi si trova a disagio, non sa ottenere
l'efficacia, lo slancio di altri artisti. Ne siano prova fra altri il suo infelice quadro della Conversione
di San Paolo, in San Celso a Milano, il San Pietro Martire quando viene ucciso dalla mano di un
sicario e alquanto goffamente glorificato da un gruppo di angeli scendenti dalle regioni celesti (tavola
esposta nella Pinacoteca Ambrosiana) (fig. 2a). Ne siano prova inoltre nella sua città natale il quadro
della Caduta di Simon Mago, non che due altri nella chiesa di San Giovanni Evangelista, quali
sarebbero quello sensibilmente freddo nell'azione, della Raccolta della manna nel deserto, che riempie
un fianco della cappella del Sacramento, e quello della Strage degl'Innocenti, pala sopra un altare a
destra nella chiesa.

Lo stesso artista compone e dipinge invece propriamente di suo genio quando gli è concesso di
dare imagine sensibile a creazioni di una idealità calma e severa. Per questo rispetto il quadro di
Paitone trova degno riscontro in quello, vie più noto e celebrato, della Santa Giustina che si rivolge
ad un devoto gentiluomo inginocchiato accanto a lei a mani giunte, uno dei tesori onde va superba
la galleria imperiale di Vienna, la quale dal palazzo detto del Belvedere fu trasportata recentemente
nel nuovo magnifico Museo della Ringstrasse (fig. 3"). 0 non domina forse la stessa vena poetica
tanto nell'una quanto nell'altra di queste opere, atte a rappresentare l'autore dal suo lato più carat-
teristico e più felice ad un tempo? Come nell'uno, così nell' altro è resa con nobile serietà la relazione
che corre fra la venusta figura femminile e i devoti che pendono dal suo labbro. Se non che mentre
quello di Vienna risponde, staremmo per dire, all' espressione di un voto di signorile ed aristocratica
provenienza, quello dell' agreste santuario, per converso, è un ex voto eminentemente popolare. Vi si
manifesta, come tale, una interpretazione così spontanea e così ingenua da riescire a toccare le in-
time fibre dell'animo più di quel che faccia la Santa Giustina col suo apparato di vago ma mondano
sfarzo. Del resto va pure notata una differenza sensibile fra un quadro e l'altro in quanto concerne
l'intonazione del colorito; particolare questo che ha tanta parte nell'impressione grata che sogliono
esercitare sull'occhio dell'osservatore le opere del Moretto in generale. Poiché mentre nel quadro
di Vienna dominano'le tinte determinate, succose e robuste, in quello di Paitone invece queste già
hanno dato luogo ad una intonazione più velata e nello stesso tempo ad un tono argentino suo proprio
e del quale egli si compiace dal più al meno nelle sue opere anteriori al quinto decennio del secolo.
Inoltrandosi poi negli anni, si può dire che il suo tono argentino si trasforma man mano nel plumbeo,
che giunge da ultimo, negli anni intorno alla metà del secolo, a un non so che di cupo e di pesante,
da mostrare ad evidenza il declinare delle sue facoltà pittoriche.

Quanto al tempo cui appartiene la pala del santuario, esso ci viene indicato almeno approssi-
mativamente da una tabella antica, conservata quivi nella sagrestia, la quale ci dà un sunto della
cronaca d'onde si è fatto parola, facendola risalire all'anno 1533. 11 Moretto in allora trovavasi nel
vigore degli anni, essendo nato, come si sa, nel 1498.

È noto ai visitatori delle gallerie, che fino a pochi anni or sono quella di Dresda si vantava di
possedere una replica di questa mirabile tela, nella quale però è ommessa la figura del contadinello,
mentre la Madonna da sola è rappresentata sopra un fondo rossastro; « ma distinti conoscitori d'arte
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