Archivio storico dell'arte — 5.1892

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studi leonardeschi

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Per la figura dell'Angelo, citerò il disegno che fa parte del Museo della Scuola di Belle
Arti a Parigi, e che ho pubblicato nella Gazette des Beaux Aris (1890, t. Il, p. 293), e nella
Histoire de l'Art pendvuil In /{rmiissaiwe (t. Il, p. (!71). Se in questo importante disegno, che
era sfuggito a tutti i miei predecessori, l'Angelo in piedi sembra essere stato ritoccato, torse
m parte anche rifatto, i due frammenti delle braccia e delle mani attestano, al contrario, ad
evidenza, l'intervento di Leonardo da Vinci. La fattura non è ancora esente d'arcaismo. Notiamo
che il braccio rassomiglia al braccio di San Pietro nell'Ultima Cena; ha lo stesso movimento,
olla mano ripiegata.

Altri disegni ancora c'iniziano agli studi di Leonardo, sì per la testa che per il corpo e
le drapperie dell'Angelo. Prima di tutto, il magnifico studio di testa della Biblioteca del Re,
a Torino: è più bello, forse, della parte corrispondente nel quadro del Louvre. Citerò anche
il calco d' un originale perduto, la testa dai lunghi capelli a boccoli, vista di tre quarti, alla
Biblioteca Ambrosiana (Gerii, tav. XXI; Braun, n. 27).

La Biblioteca di Windsor ha un disegno per la figura dell'Angelo (n. 71) e un altro per il
braccio coli'indice steso (n. 72), ed uno studio di drapperia per lo stesso Angelo (n. 75), che è
volto verso il fondo della composizione, invece di voltarsi dalla parte degli spettatori.

Un disegno del Museo degli l'ffì/.i (Braun, n. 431), uno studio di drapperie per un perso-
naggio inginocchiato, visto di profilo, offre una certa analogia con lo studio di "Windsor, ma si
riferisce certo a una figura differente, più attempata (la spalla e il braccio sinistro sono intera-
mente scoperti).

La critica tedesca ha messo in dubbio, a diverse riprese, da Passavant e Waagen fino a
Mùller-Walde, l'autenticità della Vergine delie Boceie, .Messo ibi parte ogni spirito di patriottismo,
debbo dichiarare che, fatta astrazione dei ritocchi e delle ombre, disgraziatamente numerosissime,
d qua] difetto è ancora aggravato da uno spesso strato di vernice giallastra, il quadro del Louvre
e uno di quelli in cui il genio del maestro risplende con più vigore. Certo non è ancora l'am-
piezza dell' Ultima Cerni, nò la soavità della SanfAnna; paragonata a questi capolavori, la Veri/ine
delle Boceie produce l'impressione d'un artista primitivo vicino ad uno dei maestri dell'età d'oro.
P il Leonardo della prima maniera di fronte a quello della seconda, direi quasi Leonardo pre-
cursore di sò stesso.

l'uà replica della Vergine delle Boceie è stata acquistata nel 1880 al prezzo enorme di
250,000 franchi dalla National Gallery di Londra, che pretende avere l'originale stesso di mano
di Leonardo. Questa replica, che si trovava ultimamente nella collezione Suffolk, era stata com-
prata in Italia nel 17!HÌ dal pittore Hamilton, al prezzo di 30 ducati. Si identifica al quadro
citato da Lomazzo, che si trovava alla fine del xvi secolo nella chiesa di San Francesco a Milano.1
Per ciò che tocca ai due Angeli, bellissimi, che erano posti ai lati del quadro principale, sono
entrati nella collezione del duca Melzi.

A mio parere, il quadro di Londra è una replica, eseguita forse sotto la direzione di Leo-
nardo, da uno de' suoi allievi. Io approvo intieramente il giudizio dato su questa replica dal
signor Anatoh> Gruyer: «Il quadro di Londra si presenta con freschi colori; è ben conservato,
seducente, amabile, grazioso, ma l'incanto non è che superficiale. Le figure sono d'una bellezza
molle, hanno qualcosa di pesante e di sfatto, mancano di quella acutezza d'espressione che carat-
terizza Leonardo. L'Angelo, certo, non è privo di grazia, ma questa grazia è senza elevatezza.
Presenta anche delle leggiere variazioni coll'Angelo del Museo del Louvre che sostiene colle due
mani il corpo del Bambino Gesù; esso guarda il piccolo San Giovanni e non s'occupa affatto
degli spettatori. La Vergine e i due Bambini sono notevolmente più deboli. Tutto considerato,
un'opera graziosa piuttosto che bella, dove non si sente la reale presenza del maestro. Il quadro
del Louvre, al contrario, è duro d'aspetto e di tono aspro. Il tempo ha lasciato su lui traccia

' Trattata dilla Pittura, lil>. II, cap. XVII. I sigg. Rich-
"i Frizioni (Gazette des Beaux Arte, 1884, tomo I. |>. 235),
oopmann (Repertorium (ih- Kunstwiseensckaft, 1891,

pp. 353-360), e altri autori stranieri si pronunciano
risolutamente in favore del quadro del Louvre.
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