Archivio storico dell'arte — 5.1892

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MISCELLANEA

Le mitrie del tesoro di Monza. Le nutrie
antiche non sono molto comuni in Italia. Non sarà
dunque inutile d'interessarsi di quelle della basi-
lica di Monza, tanto più che sono poco conosciute,
che la fotografia non le ha ancora riprodotte, e che
non ne esiste nell'opera del Frisi (tomo LI, p. 1)
che una incisione mediocre, troppo piccola perchè
se ne possano cogliere i dettagli.

1. Io le ho trovate chiuse in quadri e protette
da vetri, come fossero state delle reliquie: pertanto
non ci è nessuna, tradizione a questo riguardo. Ilo
dunque domandato con istanza al Capitolo che mi
permettesse di togliere quelle coperture incomode,
cosa ch'esso m' ha accordato assai di buon grado.
Cosi le mitrie sono state poste nell'armadio prin-
cipale del tesoro, dove gli archeologi potranno da
ora in poi esaminarle a piacere, compresi i bendoni,
che sono spiegati in luogo di essere ripiegati su
loro stessi.

2. Queste mitrie sono del genere di quelle che
il Cerimoniale dei vescovi chiama preziose per di-
stinguerle dalle mitrie semplici che non ammettono
alcun ornamento. Qui la decorazione si compone
di gemme insieme e di ricami.

[ ricami sono disposti, secondo l'uso del tempo,
in cerchio e in titolo; 1 il primo cioè attornia la
ba~.c della nutria e l'altro si drizza verticalmente
nel mezzo d'ogni faccia. Le due faccie sono presso
a poco simili.

Secondo il ceremoniale di Gregorio X, pubbli-
cato nel xiii secolo, questa specie di mitria, rica-

1 « Item, unam mitrai» magnani ... et in ipso cir-
culo anteriori et liliis et titulo sunt XX balasci, et
XI smaragldi et XXXI perle grosse » (Inventario del te-
toro (iella Santa Sali-, 1295, n. (ics).

mata, faceva l'ornamento dello solennità, perchè i
suoi due galloni rappresentano la vita attiva e la
vita contemplativa, la prima rappresentata dal ri-
camo orizzontale che striscia a terra, e la seconda
dal ricamo verticale che si slancia verso il cielo:
« Aurifrixiata in titulo et in circulo utitur (epi-
scopus) in officiis diebus festis.... Et ratio, quia
coronam repraesentat et aetivae et contemplativae
vitae discursum ».

Le mitrie di Monza sono dunque mitrie di ap-
parato e di solennità. L'arciprete le metteva nei
grandi giorni, (piando officiava pontificalmente, se-
guendo il privilegio che la Santa Sede gli aveva
conferito, ma sopratutto per la cerimonia del se-
condo incoronamento dell' imperatore, il primo
avendo avuto luogo in Aix-la-Chapelle. Così il
bassorilievo della tribuna, che ho pubblicato nel
Bullettino monumentale, tomo XLVII, p. 704, e che
è stato scolpito dal celebre artista Matteo da Cam-
pione, lo rappresenta adornato d'una mitria a dop-

| pio ricamo, dritto e disteso.

Come le mitrie del xiii secolo, queste sono ta-

I gliate a triangolo, basse di forma con dei bendoni
lunghi e leggeri. È certo che sono state rimontato
verso il xvii secolo, perchè il damasco che ne forma
il fondo è senza dubbio ili fabbricazione moderna.
Di più uno di questi fondi è rosso, cosa (die costi-
tuirebbe una eccezione o una, anomalia, perchè Gre-
gorio X ha detto, e la Congregazione dei riti l'ha
ripetuto recentemente: «Est alba tota». Il sim-
bolismo, in origine, esige che la mitria sia sempre
bianca, tradizione che s'è conservata a Roma fino
a noi. Per questo San Brunone, vescovo di Segni,
affermava che la mitria per la sua bianchezza di-

I viene l'emblema del buon odore e del puro lume
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