Archivio storico dell'arte — 5.1892

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MISCELLANEA

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nella Magliabechiana fu della Badia di Bipoli, e in-
nanzi di Federico Bollini (figlio del rinomato gram-
matico fiorentino del secolo XVI), come si legge nel I
foglio di risguardo. Esso contiene le seguenti scrit-
ture: 1) Della Imagine del mondo di Santo -Isi-
doro ; 2) Archadreo di Maestro Gherardo da Cher-
mona; 111 Trattato delle stelle e de pianeti; 4) La
teorica de pianeti; 5) Vita di Oliarlo Magnio com-
posta da Donato Accauolj (sic); (!) Pistola di me-
sere Franceseho Petrarcha risponsiva alla comu-
nità di Firenze; 7) De viri illustri di Firenze. Il
primo a parlare del nostro codice fu il comm. Gae-
tano Milanesi, che rilevò esser scritto tutto di mano
di Antonio Manetti (1423-1497) matematico e astro-
mimo riputato, intendentissimo d'architettura, e
— come dimostrò pure l'erudito testò nominato —
autore della nota Novella del Grasso Legnaiuolo e
della Vita di Filippo di Ser Brunellesco. 1 Sebbene
l'inchiostro or nero, ora sbiadito, e hi scrittura
ora molto accurati!, ora, negligente, talvolta mi-
nuta, tal'altra grossa, a. prima vista possano far
credere che il manoscritto in questione fosse tra-
scritto da parecchi copisti, pure un esami1 più at-
tento ci convince esser le differenti epoche in cui
furono copiate le singole sue parti la sola causa
della diversità che si manifesta nella scrittura. La
giustezza di questo ragionamento viene, del resto,
(•(infermata e il nome del compilatore ci viene ri-
velato in modo da escludere ogni dubbio per due
note, l'una in fine del secondo scritto contenuto
nel codice, dalle seguenti parole: «Questo libro
òddantonio di luccio di Carabottino Manetti e .
scritto di sua propria mano: acchi e'viene alle
manj, gli piaccia di rendello e prieghi Iddio per
lui. Conpiuto negli annj del nostro Signiore Yhu :
Xpo: MCCCCXLI»; l'altra dopo la Vita di Carlo
.Magno, di questo tenore: «Scripto più- me Antonio
di l'uccio Manetti ciptadino fiorentino et di mie
mano, e finito questo di viij di settenbre 1400, et
copiato dallo originale et da donato aciaiuoli avuto,
citello conpuose in latino et tradusse in vulghare».

La scrittura che occupa nel nostro codice l'ul-
timo posto sotto il titolo: «De viri illustri di Pi-

1 Vedi Catalogo dei Novellieri Italiani in prosa, rac-
colti e posseduti «In G. Papanti, Livorno, 1871, voi. Il,
]>. 11, e Operette /'storiche tìi Antonio Manetti, raccolte per !
la prima n>l/<t e ni suo vero autore restituite da G. Mila-
nesi, Firenze, 1887, p. vii o seg. Ivi sono anche raccolte
notizie esteso sulla vita e sulle opere dell'autore del no-
stro codice, ed e pure stampata la sua « Vita di Filippo
di Ser lìrunellesco ».

Anliii'to llurlem .htl'A.lr- An-.io V, Fase I.

renze » non è altro se non la traduzione in ita-
liano della nota opera di Filippo Villani: «De
eivitatis Florentiae famosis civibus » ,1 non però
compiuta, perchè alcune Vite dell'originale non
vi si trovano affatto, di altre poi non c' è che il
titolo e poche parole del principio. A questo vol-
garizzamento frammentario dell'opera del Villani
fu aggiunto dal Manetti, quasi come una continua-
zione di essa pel secolo seguente, lo scritto intito-
lato: «Iluomini singhularj in Firenze dal MCCCC
innanzi,» nel quale l'autore ci dà molto, anzi
troppo succinte notizie di sei tra i più rinomati
umanisti (Marsigli, Lionardo Bruno, Jacopo da
Scarperia, Gianozzo Manetti, Poggio e Bart. La-
pacci) e di otto dei più eccellenti artefici (Bru-
nelleschi, Donatello, Ghiberti, Masaccio, Fra An-
gelico, Fra Filippo Lippi, Paolo Uccello e Luca
della Robbia) che fiorirono a F'irenze in quello spa-
zio di tempo. Il testo degli «Iluomini singhularj »
fu, non ha guari, pubblicato per la prima volta
e quasi contemporaneamente dal Milanesi e dal
prof. Frey. 2 Ambedue lo credono non solo scritto
di mano del Manetti, ma ancora composto da lui.
11 Frey lo crede una continuazione, a quanto pare
indipendente e sussistente per sò, del Villani, la
quale per la sua analogia quanto all' inchiostro,
alla scrittura, allo stile, alla scelta delle parole, ecc.,
rassomiglia tanto alla «Vita del Brunelleschi »
scritta dal Manetti, che c' ò da supporre che tutte
e due queste opere fossero composte allo stesso
tempo. Il Milanesi poi per provar che il Manetti
sia 1' autore degli « Iluomini singhularj » allega
«vedersi benissimo che chi dettava quell'Aggiunta,
era non solo contemporaneo de' detti letterati ed
artefici, ma anche intendente delle arti del dise-
gno, e più specialmente dell' architettura, ragio-
nando di Filippo di Ser Brunellesco molto più a
lungo che degli altri non faccia», e perciò — at-
teso che il Manetti sia l'autore della «Vita» di
quest'ultimo, e tenendosi innanzi le analogie for-

1 Fa edito per la prima volta da fi. ('. Galletti, Phi-
lip pi Villani Liber ili eivitatis Florentiae famosis civibus.
Florentiae, 1S-I7. Già prima clic si conoscesse l'originale,
ne fu stampato un volgarizzamento sincrono dal conte
(i. il. Mazzcciiklli, sotto il titolo: i.e vite d'uomini illu-
stri fiorentini ili Filippo l'illuni edite, ecc. Venezia, 1747.
Ed era proprio il testo originale pubblicato dal Mazzu-
chelli, di cui pare che si sia servito anche il Manetti.

2 Or. Milanesi, L c, pp. 159-168, a ('. Fhey. Le Vite
di Filippo Brunelleschi Scultore e Architetto Fiorentino
scritte da Giorgio l'usuri e da Anonimo Autore eoo ag-
giunte, documenti e unir. Berlino, 1887, pp. 1 is, 119 e
205, 206.

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