Archivio storico dell'arte — 5.1892

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

L'Esposizione di l'alenilo — Esposizione al palazzo (li

Belle Aiti in Roma — Riproduzione della Cappella
Portinari nella basilica di Sant'Eustorgio a Milano.

L'architetto Ernesto Basile, figlio e degno erede
di Giovan Battista, autore del sontuoso teatro Mas-
simo di Palermo, teatro tuttavia in costruzione,
ideando l'edificio dell'attuale esposizione, volle che
il padiglione delle Belle Arti avesse una fisonomia
architettonica italiana, e intendiamo d'un'epoca in
cui il carattere artistico italiano ehbe una pienissima
espressione. Così, mentre il corpo principale del-
l'edificio è disegnato in quello stile siciliano che
si formò quando la dominazione saracena soccom-
beva nell' isola sotto all'irrompere della normanna,
il padiglione delle arti è in puro stile italiano del
Rinascimento, come a significare ohe, nell' esposi-
zione siciliana deve far mostra di sè l'arte italiana.

L'arte italiana, diciamolo senz'ambagi adula-
taci, non ha degnamente corrisposto al geniale
invito. Prima però di esaminarne quei campioni
che, a parer nostro, meritano speciale attenzione,
fermiamoci ad osservare ancora, un poco l'esterno
dell'edificio, per il quale il pubblico giudizio, non
clemente verso il resto, è stato unanime nel com-
piacersi ammirando.

Lo stile architettonico che abbiamo chiamato
siciliano, essendo una figliazione dell' arabo e del
gotico-normanno, ha necessariamente un elemento
pittorico. La decorazione delle architetture nor-
diche risulta, per noi meridionali, sovraccarica di
elemento scultorio, appunto perchè vi è quasi, o
del tutto, escluso il giuoco dei colori; quella araba,
invece, vi attinge i suoi maggiori effetti. Ora, indio
stile siciliano, quando sotto il dominio dei signori
normanni lavoravano artefici saraceni, i due ele-
metiti si contemperano con felice fantasia. È questo

un episodio della storia artistica che ha luogo, nei
rispettivi caratteri, come in Sicilia così in Anda-
lusia, per simili o paralleli eventi politici e so-
vrapposizioni e fusioni etnografiche. 11 Basile ha
dunque voluto cromatico, senza intempestive esa-
gerazioni, il principal corpo dell'edificio, dal quale,
per così dire, emerge il padiglione delle arti, tutto
bianco, come un cigno di mezzo a uno stormo di
fagiani e di pavoni.

*

* *

Abbiamo detto che, in genere, l'arte contem-
poranea italiana non ha degnamente corrisposto
al geniale invito della città che gli Arabi chiama-
rono Felice, con quello stesso sentimento con cui,
circa tre secoli dopo, i Mori di Granaria sospira-
I rono esulando dalla città dell'Alhambra. E vera-
mente nell'esposizione di Palermo non troviamo
lavori della maggior parte di quegli artisti che
hanno ormai una fama indiscussa. Pure, è note-
vole che la deficienza sia minore per gli scultori
anziché per i pittori; ed è questo un fatto nuovo
nel presente periodo dell'arte italiana.

Abbiamo invero all'esposizione, in primo luogo,
il Crocefisso di (iiulio Monteverde, riproduzione in
bronzo dell'originale marmoreo esistente a Buenos-
Ayies. Il Monteverde ha immaginato che il corpo
di Gesù, tratto dal proprio peso, si stirassi» nelle
braccia, (piasi squarciando le palme inchiodate, e
gravasse sulle gambe, che si ripiegano alle ginoc-
chia, non potendosi schiodare ai piedi. Per questo
modo di concepire il Crocefisso, la figura ha un
senso di sforzo e di slogamento nella parte supe-
riore, mentre nella inferiore turge e si rattrap-
pisce al tempo stesso. Per questo, quantunque tutto
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