Archivio storico dell'arte — 5.1892

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

il Cristo sia magistralmente modellato, assai più
che negli arti ci pare ammirevole nel torace, dove
nè lo stiramento, nè la gravezza tolgono nobiltà
alla forma.

.Nell'esposizione si vedono varie altre figure di
Gesù morto. La prima è di Benedetto Civiletti,
l'autore dei Canaria all' impresa di Scio, il quale
ha rappresentato il santo cadavere steso supino
a piò della croce. La seconda è del giovane scul-
tore Mario Rutelli, come il Civiletti, palermitano;
ed è un Crocefisso di proporzioni alquanto minori
del vero. La terza è di Filippo Cifariello, pugliese,
e questa è certamente una delle più ragguardevoli
opere della mostra.

Il Cifariello rappresenta Gesù morto, supino
sulla bara; Maria Maddalena, genuflessa, si piega,
si abbandona sul santo corpo, in un pianto chiuso
e disperato. La figura del Cristo è nobilissima;
forse la testa, che non ha la meravigliosa model-
latura del busto e delle estremità, vorrebbe un
carattere meno rigido e più personale. Assai bello
ci sembra il contrasto della sacra salma, diritta,
inerte, con la figura della Maddalena piena di mor-
bidezza, pur senza smanceria. La linea decorativa,
anzi il gusto decorativo, parte per parte, dell1 in-
tero gruppo, rivela nel Cifariello non comuni atti-
tudini, quasi quanto la finezza della fattura che
palesa una valentia tecnica straordinaria in un
così giovane artista.

Egli ha pure varii altri lavori di minoro im-
portanza e che noi già vedemmo nelle recenti espo-
sizioni in Roma.

*

Di Benedetto Civiletti è pure il maggior gruppo
dell'esposizione: Dogali. Lo scultore ha voluto
esprimere il momento supremo del tragico episodio,
rappresentando il centro dell'episodio stesso, in
molte figure grandi al vero, figure di moribondi
già prostrati e sanguinosi e di moribondi intatti
ancora, ritti in piedi e con l'arma in pugno. Il
soggetto è concepito piuttosto pittoricamente che
in forma scultoria, e vogliam quasi dire che vi
manca la bellezza, la semplicità della linea di com-
posizione, cosi che i pregi del lavoro non risultano
se non dall' osservazione di questo o quel perso-
naggio considerato per sè e non qual parte d'un
tutto armonico.

Un altro lavoro di gigantesche dimensioni è il
busto di Garibaldi, gesso dello scultore acirealese

Michele Laspina, modellato con cura singolaris-
sima e veramente mirabile por chi considera la
enormità del masso. Guardato a giusta distanza il
lavoro non perde il suo valore, almeno non tanto
quanto può parere a chi si ferma ad esaminarlo
da vicino.

In opposizione a queste due vaste opere ricor-
diamo subito le statuette minute e squisite di Co-
stantino Barbella: La sposa, Onomastico, terrecotte;
Su su!, imitazione d'argento antico ; Canto il'umore,
Credi a me, Idillio, Soli!, Partenza, Ritorno, In-
namorato, bronzi fusi a cera perduta, cesellati dal-
l'artista medesimo; e finalmente il Ragazzo che
stappa una bottiglia, unica figura affatto nuova,
cioè per la prima volta esposta ora, piena di brio,
degna di quella, alquanto simile nel soggetto, in-
titolata Su SU .' H Barbella ha pure un busto di
donna grande al vero, Noli me tangere, gesso di
buona modellatura.

Bue altri busti di donna, al vero o poco più,
bellissimi, li ha Francesco Jerace, l'uno di bronzo,
l'altro di marmo.

Fra i lavori di piccole dimensioni vanno puro
rammentati quelli di Vincenzo Alfano, di Giuseppe
Mangionello, un Fanno di Filippo Giulianotti e
qualche altro. Ma le due opere che, col Croce/isso
I del Monteverde, col ('cisto e la Maddalena del Ci-
fariello, con le due teste dello Jerace, stanno in
prima fila, sono il Mina/ore, di Ernesto Butti, sem-
plice, forte, egregia statua di bronzo, e la Vedova,
di Ernesto Bazzaro, gruppo di marmo pregevolis-
simo per sentimento e per modellatura franca, fin
troppo, d'indole alquanto pittorica, di stile poco
severo, ma personale ed efficace assai.

Notiamo infine il monumento di Domenico Pa-
gano, intitolato // genio d'Archimede, il Catone mo-
rente di Francesco Fasce, e varii lavori di Mario
Rutelli che mostra, fra altri pregi, molta facilità,
* ed al quale raccomanderemmo maggior castiga-
tezza.

* *

Nella pittura trionfa il paesaggio, e questo non
è un fatto nuovo; anzi lo si è potuto osservare in
quasi tutte le recenti esposizioni artistiche. Per
non dilungarci soverchiamente citeremo una Ma-
rina, gentilissima, di Ugo Balbi, nella maniera del
Ciardi; un Paesaggio sull'Apennino, di Kttore
Cumbo, dal carattere grandioso; due miti scene pa-
storali, di S. Bruzzi; un Paesaggio, di Adolfo Tom-
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