Archivio storico dell'arte — 5.1892

Seite: 63
DOI Heft: 10.11588/diglit.18091.5
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18091.12
DOI Seite: 10.11588/diglit.18091#0094
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1892/0094
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
CRONACA ARTISTICA CONTEMPORA M I A

63

masi; ano di E. Monteforte; un Bosco, di Raffaello
Faccioli, tutto verde, freddino, debole, fine e ben
tagliato; una Fiera ili imiti, di Nicola Cannicci;
e finalmente ventiquattro pastelli di Giuseppe Ca-
sciaro.

Questi ultimi sono studi deliziosi, visioni cam-
pestri e cittadine d' una delicatezza affatto parti-
colare. L'autore mostra una rara attitudine nel
trattare il pastello ; ma la qualità tecnica ci par-
rebbe povera cosa, ove non vi fosse congiunta la
non forzata originalità del sentire e del rendere.

Francesco Lqjacono ha tre tele: Animino,
Estate, Dall'Ospizio marino palermitano, nelle quali
si vedono i soliti pregi e i soliti difetti degli altri
paesaggi clic lo stesso pittore ha esposti nelle mo-
stre precedenti. E cioè, v'è brio, anzi bagliore di
tavolozza, molta cura, molto effetto e non poca
sapienza; ma insieme v'è monotonia, qualcosa di
liscio, di mantecato che desta l'idea della pittura
su majolica. Il Lojacono sa infondere come pochi
altri la luce nelle sue tele; ma ottiene quest'in-
tento con mezzi che ormai egli stesso ci ha fatto
venire alquanto a noja.

*

Fra i quadri di soggetto dobbiamo ricordare
per primi la Madonna ira San Francesco e San lio-
naventura, di Luigi Serra, bolognese, e Luigia San-
felice in carcere, di Gioacchino Toma, napolitano,
poiché gli autori son morti entrambi da qualche
amie, lasciando di sè grave rimpianto ai cultori del-
l'arte italiana. Il lavoro del Serra non è del tutto
finito: il disegno è duro e secco in alcune parti, spe-
cialmente nella figura di San Bonaventura; il colore
è generalmente fiacco. Pure il quadro merita lode
per la venustà quasi arcaica della composizione
e per il sentimento religioso che l'artista vi ha
saputo esprimere con non comune elevatezza.

La tela del Tullia è di effetto umile, di fattura
umilissima. A un visitatore frettoloso può parere
dipinta da un fanciullo. Chi osserva attentamente
vi scorge una sincerità, una finezza di sentimento
che rapiscono. Molti quadri di questa esposizione,
anche mediocri, sono meglio dipinti, non v'ha dub-
bio; ma nessuno forse esprime altrettanto e con sì
cara semplicità.

»

* *

Abbiate) detto die la parte scultoria in questa
esposizione è relativamente superiore alla pitto-

rica; ma dobbiamo aggiungere che la seconda
almeno non ha un difetto specialissimo della prima,
e cioè la declamatoria e spasmodica tragicità dei
soggetti. I visitatori infatti, entrando nella sezione
della scultura, non possono esimersi da un certo
senso di sbigottimento al vedere tanti morti, tanti
feriti e tanti personaggi che urlano o si contor-
cono. E inutile fare osservare quanto ciò riesca
pernicioso all'arte. Basta considerare l'indole fon-
damentale della scultura, arte in cui la forma ha
i la sua massima espressione nella proporzione ar-
monica, esistente tra la forma istessa e il concetto
o il sentimento; e non v'è bisogno di ricordar qui
gli esempi dei Greci, maestri insuperati e insupe-
rabili nella plastica, pur troppo svisati, anzi diremo
calunniati nelle adulatrici interpretazioni accade-
miche.

*

* *

Nella sezione della pittura i soggetti più pa-
tetici, pur non smaniosi come quelli a cui abbiamo
accennato per la scultura, sono il Lacrimile rerum,
di Natale Attanasio, e Le catacombe dei cappuccini,
di Michele Cortegiani. Sul lavoro dell'Attanasio,
catanese, non è qui il luogo d'insistere, perchè
esso è stato già esposto in Roma. Il quadro del
Cortegiani, palermitano, ci pare tra i più ragguar-
devoli della mostra, perchè trattato con serietà e
modestia. Una donna, figura grande al vero, sta
genuflessa nella strana catacomba tutta orrida-
mente tappezzata di scheletri. L'atteggiamento
della dolorosa ci ricorda quello di un'altra sup-
plicante, d' un' altra derelitta prostrata innanzi a
un segno della religione, la donna del bellissimo
quadro di Luigi Nono, Refugium peccatorum. 11
Cortegiani, che inizia la sua carriera artistica con
questa sobria e buona tela, dà molta speranza
. di sè.

L'Attanasio ha pure un quadretto che già co-
noscevamo: Bernardo Polissi/, dipinto assai bene,
di gran lunga superiore al Lacrimile rerum ed al-
l'altra sua tela, qui pure esposta: Cucine econn-
miche.

Anche Paolo Vetri, di Castrogiovanni, pittore
delicato e pensoso, ha un lavoro che appartiene
alla categoria melanconica : // mistero ili Sminimi;
lo avevamo già veduto alcuni anni sono alla Pro-
motrice di Napoli.

Per non rendere soverchiamente prolissa questa
rassegna, nella quale piuttosto che critica delle
loading ...