Archivio storico dell'arte — 5.1892

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IGINIO BENVENUTO SUPINO

«per una gamba. Ora tutte queste cose hanno grandissimo significato: e siccome io ho sentito dire
« da molti vecchi che mi dicevano averlo saputo dai padri loro, e quelli da altri loro antichi e
« così in infinito, così narrerò queste significazioni non vi aggiungendo nulla del mio. Principal-
« mente, i due putti allattati da lei, denotano la fertilità grande del suo territorio il quale è ba"
« stante a nutrire i figliuoli suoi e gli altri ancora ; e perciò dà il latte a tutti e due. L'aquile
« che la sostengono (o in certo modo pare che ella si sostenti sopra di esse) dimostrano che Pisa
« ha per suo fondamento principale l'Impero Romano : le quattro statue, che si governa con pru-
« denza, con temperanza, con fortezza e somma giustizia: scalza, che ella è umilissima: la veste
«rossa, vera figliuola imperiale: il manto azzurro significa esser tutto celeste e sotto la protezione
« di Maria Vergine: quelli sette nodi, che ella era signora di sette isole principali, cioè: Sardegna,
« Corsica, l'Elba, Pianosa, Giglio, Capraia e Gorgona.

« L'aquila che le favella nell'orecchio destro denota come gl' imperatori romani in tutte le
«loro occasioni seco si consigliavano: quella sopra le spalle ad ali aperte, come Pisa era tutrice
« e difenditrice del grande impero romano : e finalmente il leone che ha per un piede, la città di
« Firenze. E questa è la sua vera dichiarazione. Nel mezzo a questo pulpito vi era una statua
«con tre volti: che sono le tre Grazie: cioè Fede, Speranza e Carità; dalle quali è retto detto
« edificio nel mezzo suo. Ai piedi della base di questa statua sono scolpite intorno le sette arti
« liberali con bellissimo artificio e somma vaghezza di coloro che la risguardano. Fu fatta questa
«meravigliosa opera da Giovanni, di Nicola Pisano, scultore famosissimo di quei tempi, essendo
« Podestà di Pisa Federico Conte di Montefeltro ed operaio di Santa Chiesa Nello Falcone pisano».

E affinchè la descrizione del monumento riesca sempre più completa, sarà bene aggiungere che
i lati superiori del pergamo, divisi in sette specchi intagliati a bassorilievo, rappresentavano varie
storie della vita di Cristo. Nel primo la nascita di Gesù: raffigurandosi da una parte la Madonna
sdraiata sotto una specie di tenda e circondata dagli angeli, avente a lato, nella culla, il Eambino
che par si riscaldi all'alito dell'asino e del bue che gli stan sopra con la testa; dall'altra l'an-
gelo che annunzia la nascita del Redentore ai pastori ; in basso a sinistra una donna che tiene
in grembo il Bambino mentre un'ancella getta acqua in un bacile che è in terra.

Nel secondo i Re .Magi a cavallo, portanti oro, gemme e mirra; accanto, gli stessi prostrati
dinanzi al divino Fanciullo a cui uno bacia il piede ; in basso, da un lato, i cammelli carichi di
doni, e dall'altro, in un angolo, i tre Re dormienti svegliati dall'angelo.

Nel terzo bassorilievo, che ha per sfondo un tempio semicircolare di gotica architettura, è raffi-
gurato da un lato San Giuseppe che presenta Cristo al tempio, dall'altro Erode che ne medita
la morte; in basso l'apparizione dell'angelo a Giuseppe e la fuga in Egitto.

Nel quarto il re Erode seduto in trono e circondato dai suoi consiglieri ordina la strage
degli innocenti, e sotto si svolge il soggetto con molta abbondanza di figure e molto movimento
di soldati che uccidono fanciulli, strappandoli dalle mani delle madri piangenti, e madri disperate
che si tappano gli occhi per non assistere a tanto orribile strazio, e donne che imprecano al re.

Nel quinto Cristo è tradito da Giuda, Cristo legato e seduto in mozzo ai giudici, in basso,
dal lato a destra, Cristo legato alla colonna fra due uomini che hanno in mano lo staffile.

Il sesto bassorilievo è tutto dedicato alla Crocifissione. Cristo sta in mezzo ai ladroni e circon-
dato da soldati a piedi e a cavallo, mentre da una parte Maria svenuta vien sorretta dalle donne.

Il settimo rappresenta il passaggio delle anime purganti alla gloria degli eletti.

E il pergamo sarebbe così arrivato sino a noi, se nella notte del 24 ottobre del 1596 non
fosse scoppiato quel terribile incendio che distrusse mezzo il Duomo e che è narrato in un mano-
scritto, tuttora inedito, esistente nella Bibliotoca Nazionale di Firenze in un Codice del secolo xvi.

Tale descrizione potrebbe anche parere fuor di proposito qui, ma mi è sembrato opportuno
di trascriverla completamente per le curiose notizie artistiche che essa contiene, le quali non
riusciranno del tutto prive di interesse per gli studiosi.1

1 II Codice aut. del secolo xvi contiene: sino alla morte ed esequie del granduca Francesco I »;

« Diarioo Cronica di Firenze dal principio della Città dopo, lasciate alcune carte in bianco, seguita con la
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