Archivio storico dell'arte — 5.1892

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84 IGfNIO BENVENUTO SUPINO

VII.

Fra chi dunque lo voleva conservato, chi diviso per farne un altro, essendoci quadri di più,
e chi trasportarlo o intiero o in parte, vinse l'ultimo partito. Nel 1598 era sempre al suo posto
e non doveva nemmeno esser tanto mal ridotto se servi per sostenere una basa misa in opera
sotto la cupola, sopra al pergamo, che fu pagata lire 18 a maestro Scipione Scarpellino. 1 Ma la
fine, pur troppo segnata, non doveva più oltre farsi attendere. Negli anni che corsero fra il 1599
e il 1601 ebbe luogo il disfacimento:

«A spese di più restaurazioni per il duomo lire 3353.10 si fanno buoni al detto Maestro
Pasquino (Parducci) e sono per gli appresso lavori fatti da lui in duomo dal di 1° decembre 1599
fino al di 11 di maggio 1601. 2

« — .... e per disfatto la scala dove si saliva al pulpito del Vangelo et portato i marmi
fuori del duomo.........................L. 12

« — et per aver portato fuori del duomo la Lionessa e messa sul muricciolo sotto un de-
posito verso il campanile......................L. 2

« — e per aver levato tutti e' marmi del pulpito del Vangelo et portati tutti in testa alla
cappella della Nunziata.....................L. 74».

E nella filza M, a carte 132:

«A di primo di Giugno 1604 in Pisa:

« Nota di lavori che io Pasquino di Mariano Parducci muratore inel duomo di Pisa o fatti
come qui sotto si dira capo per capo e loro prezzo :

« — per aver portati tutti i marmi del pulpito che era prima sotto la cupola condotti buona
parte con i muli in un magazzino rasente il camposanto.........L. 3:57 >>.

Non è vero dunque che il pulpito di Giovanni fosse disfatto per ordine del Fancelli e per
mano del Riminaldi, intagliatore dell'Opera, il 23 gennaio del 1627. Nell'errore sono caduti tutti
quelli che sin qui hanno scritto sull'argomento, per aver trovato in un conto di larari fatti pa-
la Venerabile Opera del duomo di Pisa ordinati dal Sig.'' Operaio Curzio Cetili per ine Gio: Batt:
Riminaldi la partita al 23 gennaio del 1627:

«— e più per aver disfatto il pulpito vecchio e portato in camposanto . . . L. 4 »;
dove si allude non già a quello di Giovanni, ma a un altro che era a una delle colonne della
navata di mezzo: « a mezzo la gran nave a man ritta all'entrare si vedeva a una delle colonne dì
detta nave il pergamo di legno sopra al quale si predicava la //arnia ili Dio», così l'anonimo,
e che ci fossero due pulpiti, uno istoriato e l'altro no, lo affermano tutti gli storici che del no-
stro duomo hanno parlato. Infatti nello stesso conto si ha, il 5 dicembre 1627:

« — de dare per aver alzato il pavimento del pulpito dove è ito un travicello d'albero e

due reguli.........................L. 1.6.8 ».

Nè era presumibile che il disfacimento di un'opera di cosi gran mole richiedesse soltanto la
spesa di lire 4.

Vili.

Il pergamo fu dunque disfatto tra il 1599 e il 1601, e le disciolte membra dell'artistico
monumento stettero un pezzo nel magazzino rasente il Camposanto e meglio sarebbe stato non
ve l'avessero mai tolte : ma sotto l'operaio Curzio Ceuli e per mano del Cecchi e del Fancelli
furono i vari pezzi adoperati alla decorazione del poggiolo delle reliquie, del parapetto della
ringhiera sopra le tre porte, nonché alla ricostruzione del pulpito nuovo. Alcuni trovarono poi
nel Camposanto miglior collocamento : il gruppo degli Evangelisti servì di base a una pila che

1 Arch. capit. Filza L., p. 586.

- Loc. cit. Filza I.., p. 26.
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