Archivio storico dell'arte — 5.1892

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DTKGO SANT'AMBROGIO

quella riprodotta dall'Omodeo in uno degli specchi del sarcofago di San Lanfranco, e più l'altra
sua della lunetta sulla porta più sopra menzionata della Certosa di Pavia. Solo in quest'ultima
pose l'insigne scultore invece dei pastori oranti, che vedonsi nel bassorilievo dell'urna Torriani,
una schiera di monaci, ma l'atteggiamento e le mosse delle persone dei vari gruppi sono gli
stessi, ed uguale sopratutto è il senso di pia compunzione e di affettuoso trasporto che spira
dai visi e dagli atti dei devoti adoratori.

Tanto in questa scena del Presepio quanto in quella dell'Annunziazione vedonsi appiccicati
in alto del bassorilievo l'Angelo annunziatore della pace celeste agli uomini di buona volontà
nell'uno, e un Dio Padre benedicente nell'altro, e tengasi nota che immagini consimili usò l'Omodeo
nelle due più note tombe, ora all'Isola Bella, di Giovanni e di Camillo Borromeo. Ravvisiamo
poi in entrambi questi bassorilievi quella figura spigliata ed elegante vista dalle spalle che
1' Omodeo usò introdurre nei suoi bassorilievi, tenendola staccata quasi per intero dal fondo della
scultura.

Anche il soggetto a destra dell' Adorazione dei Magi è in modo perspicuo dell' Omodeo,
ed anzi eguale quasi al soggetto consimile che l'insigne artista riprodusse a sinistra nell'arca
di Giovanni Borromeo. Solo nel bassorilievo di quest'ultima modificò l'Omodeo il re Mago
d'aspetto giovanile e col costume da paggio, tenente nella destra il prezioso donativo, aggiun-
gendovi sul petto l'insegna del freno d'argento dei Borromeo.

Da ultimo, tanto nel bassorilievo del monumento Torriani quanto in quelli dell'urna a Gio-
vanni Borromeo, un altro punto di contatto è la policromia usata dall'artista nell'intento di
accrescere l'effetto delle figurine scolpite sul davanti ad altorilievo, coprendo di una tinta di
oltremare carico il fondo dei bassorilievi. Parsimoniose sono però le dorature or non è molto
rinfrescate nel monumento Torriani, e di esse non v'è traccia invece nel monumento Borromeo.

Quanto alle colonne a candelabro che sostengono l'urna Torriani, non si accordano certo
coi pilastri quadrati cui si addossano le figure maestose dei cavalieri colle targhe Borromeo
nell'urna già citata a Giovanni Borromeo, ma di colonne a candelabro usò l'Omodeo nell'arca
che ci rimane a San Lanfranco di Pavia.

Le colonne a candelabro poste invece dall'Omodeo nell'urna Torriani sono ben proporzionate
ed elegantissime, e di grande importanza poi in linea d'arte pel motivo che possono considerarsi
le prime apparse nel Rinascimento lombardo.

Così sarebbe a questo insigne artista, e non a Bramante, che va ascritta l'introduzione di
queste colonne a candelabro, le quali poterono essere censurate, se male applicate, laddove richie-
devansi robusti sostegni, ma riescono invece di gaio ed aggraziato aspetto nei piccoli monumenti.
L'Omodeo stesso ne fece uso, come dicemmo, anche nell'urna marmorea eretta in Pavia al ve-
scovo Lanfranco nella chiesa fuori porta che ne assunse il nome, ma si direbbero esse un tentativo
od una snaturazione quasi del concetto organico di quelle colonne, soverchiamente allungate quali
si presentano all'occhio in quell'arca e prive della ricca decorazione scultoria di quelle dell'urna
Torriani.

Così quale ci si presenta, non è poi chi non veda quanta differenza siavi fra questo sarcofago
Torriani dell'Omodeo e le altre tombe consimili che negli anni del primo Rinascimento si eri-
gevano in Lombardia, e basta al riguardo il portare l'attenzione sull'urna funebre stata eretta
precisamente nell'anno 1483 sotto il nartecio di Sant'Ambrogio al chiaro letterato e segretario
della Repubblica Ambrosiana Candido Decambio.

Come sono goffe a petto di quelle dell'Omodeo le figurine incise nei tre riquadri di quel-
l'arca, e rozze e disadorne le quattro colonne che la sostengono con piedistalli aventi ancora
l'unghia protezionale fra il toro ed il plinto !

Una nuova conferma poi dell'essere il monumento Torriani opera dell'Omodeo, dallo stile
artistico e dai particolari tutti di detto sarcofago, l'abbiamo nel raffronto fra quest'opera scul-
toria e l'arca funebre a Camillo Borromeo, già nella chiesa di San Pietro in Gessate ed ora
nella cappelletta dell' Isola Bella, che si appalesa opera dell' Omodeo, o condotta a termine almeno
secondo il suo stile da artisti locali di vaglia.
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