Archivio storico dell'arte — 5.1892

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NUOVI DOCUMENTI

dans cetto énumération officielle ainsi place le der-
nier? S'il eùt été l'architecte du nouvel Hótel-de-
Ville aurait-t-il jamais accepté une classification
aussi modeste, irregulière et blessant pour som
amour-propre d'artiste, de chef des travaux et d'Ita-
lien ? »

Era troppo manifesto come la tesi - ridotta a
cercare un sostegno in tali sottigliezze ed artifici
d'interpretazione - si presentasse impotente a di-
struggere una testimonianza così decisiva e cate-
gorica quale era quella fornita dalla lapide com-
memorante il principio dei lavori del palazzo or-
dinato da Francesco I, la cui iscrizione si chiudeva
con queste significanti parole: « Dominico Corto-
nensi Architectante ».

D'altra parte le notizie che ci rimasero rela-
tive al Boccadoro, benché molto scarse, bastavano
a provare come questi già lavorasse in Francia
sotto Carlo Vili, e cioè trentasei anni innanzi i
lavori dell' Ilótel-de-Ville, il che spiegava come
egli avesse potuto in questa costruzione confor-
marsi allo stile e alle esigenze della società nella
quale aveva lungamente vissuto.

I nuovi documenti relativi al Boccadoro, re-
centemente rintracciati, confermano sempre più
come egli sia stato architetto di quella facciata,
che conservò sino ad oggi il nome di facade Boc-
cador.

Nei Registres des deliberaiions du bureau de la
Ville de Paris (Hist. Gerì, de Paris, t. II, p. 160),
alla data 22 aprile 1532 si legge che il governa-
tore di Parigi, accompagnato dal prevosto dei mer-
canti e dal procuratore della città, si recò al Louvre,
in una torricella attigua alla guardaroba del re:
« auquel lieu se trouva M.* Dominique de Cor-
tonne, qui monstra le pourtraict du bastiment
nouvel que le roy veult estre faict d'ung hostel
de ville ».

E sotto la data 15 maggio dell'anno seguente
(Hist. Gen., t. II, p. 104-05) si legge come il pre-
vosto dei mercanti comunicasse al Bureau de la
Ville il desiderio del re, che, cogli introiti delle
imposte comunali a lui spettanti, fosse iniziato
« le bastiment d'un hostel de ville neuf selon le
devia qui luy (al re) a esté monstre par M.' Do-
minicque de Cortemer (sic) qui l'a fait et divise ».

Altri documenti attestano che il Boccadoro
ebbe ad eseguire il modello in legno dell' edificio
progettato. Dagli Extraits d'un compie inédit de la
Ville de Paris, per l'anno 1533, si ha questa in-
dicazione: « Pavé a Dominique de Courtonne 72 li-

vrea pour plusieurs portraits en plattes formes
pour le fait de l'edifice et bàtiment de l'Hòtel de
Ville »: e in un codice della Biblioteca Nazionale
di Parigi (Nouvelles acquisii, frang., voi. 9243,
f.° 103) si legge:

« Messieurs les prévost des marchands et esche-
vins, par leurs lettres du 15 juin 1533 ont commis
et députté pour conduire les ouvrages du bàtiment
et edifices de l'hotel de ladite Ville, le dit SI.' Do-
minique de Berqualor (Boccador) dit de Courtonne,
architect demeurant à Paris, suivant le modelle
par luy fait, veu et accordò par le roy: et pour
éviter à faute, qu'il sera fait auparavant un mo-
delle en bois de menuiserie. Pour quoi messieurs
luy ont ordonné la somme de 250 livres tournois
par an tant qu'il vaquera audit bàtiment ou tant
qu'il plaira à messieurs ».

Questa retribuzione del Boccadoro in L. 250 tor-
nesi annue era già stata menzionata dallo storico
Sauval nelle sue Antiquités parisiennes: ma il si-
gnor Vachon la passò sotto silenzio, mentre, raf-
frontata colla retribuzione giornaliera di 25 soldi
data a Pietro Chambiges, avrebbe escluso senz'altro
che questi potesse essere considerato come l'archi-
tetto dell'Hótel-de-Ville.

Altri documenti recentemente rintracciati deli-
ncano maggiormente la carriera professionale del
Boccadoro, il quale nel 1507 figura come vale! de
chambre de la reine (Qiraudet, Les artistes touran-
geaux, p. 89): nel 1523 era màttre des ouvrages de
menuiserie ila roi (Invent. Sotnm. des Arehives d'Or-
léans, t. I, ]). 188), e nel 1543 figura ancora mai/re
des ouvrage da roy (Iarcui. Sotnm. des Arehives IIosp.
ré la Scine, t. Ili, p. 355), il che riconferma sempre
più il giudizio che io ebbi ad esprimere, or sono
dieci anni, nel rivendicare l'Hótel-de-Ville di Pa-
rigi al Boccadoro, considerando questi come « ar-
tista cresciuto, educato in Francia, il quale sentiva
perciò intimamente lo spirito, il carattere, le ten-
denze e i bisogni di quella società nella quale
aveva passato la vita, e sapeva darne ragione nelle
sue opere, informandole a quello stile della Rina-
scenza, allo sviluppo del quale aveva, non solo as-
sistito, ma preso parte; gli è cosi clic possiamo
spiegarci « l'originalité, la variété, la richesse, l'é-
légance des formes de la facade ». Come bene os-
serva il Reynaud : «les fenétres sont de grande*
dimensions, comme il convient à notre climat, et
le système décoratif présente cette charmante fan-
taisie, cette liberto d'allure, qui appartiennent en
propre à la Renaissance franc,aise. C'était un grand
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