Archivio storico dell'arte — 5.1892

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NUOVI DOCUMENTI

recato dal Pungileoni (Memorie storiche di Antonio
Allegri, II, 113), che dice: E più un tellono che
ora fa il ('arac-i ila Bologna del valore di scudi 100,
mettendomi in dubbio il sapere che il quadro non
fu commesso al pittore dalla confraternita, ma
bensì regalato alla stessa. Lo Scanelli (Microco-
smo, p. 339) descrive ed esalta questo e l'altro
quadro collocati in San Eocco, ed osserva che seb-
bene gli ali i-i ([mairi di Annibale siano di bellezza
« perfezione straordinarie, sono infatti però queste
due operationi il fiore de'più squisiti dipinti c'habbia
mai dimostrato il medesimo Annibale. Anche il
Bellori ne discorre con espressioni di grandissima,
lode. Fu quest'opera copiata da Flaminio Torri e
da Guido Reni in un piccolo rame nel 1610, il
quale ne eseguì ancora l'intaglio ad acquaforte,
benché si legga sotto la stampa: Annibal Carocci
inb. et sculpsit. Fu parimente intagliata da Ber-
nardino Curti e da Giuseppe Camerata. Il quadro
fu già nella galleria estense ; ora è in Dresda ».

Ecco una lettera, che ritengo inedita, dello
stesso Annibale Caracci, di molto interesse, e che
sul quadro in quistione dà molti schiarimenti allo
studioso: la tolgo dall'archivio delle opere pie di
Reggio (Congregazioni varie— San Rocco) annesso
all'archivio generale provinciale.

« ni." Sig/ mio Oss."11

« Non è posibile eh' io narri a V. S. il fastidio
ch'io sento nel animo per l'occasiono della tauola
di S. Roco eh' io tengo nelle mani, perche dalun
lato son spronato à douerla finire dal'obligo ch'io
feci col Sig.r Caualier Zobli et molto più da quello
ch'io tengo infinito a tutti questi Sig." et da l'altro
quello il quale o fatto con l'Ili.'"0 Sig/ Car.10 Far-
nese, il quale è di douerlo andar a servire a Roma
finita questa prossima state, di maniera eh' io mi
trouo a guisa di quelli che si trouano asaliti da
due bande et sono nel mezzo, nò possono fugire,
è ben uero che dal canto di S. Roco sarei non
solamente degno di molta scusa ma forsi ancora
di absolutione, perchè (come altre uolte ò detto à
molti di questi S. S. che sono capitati a Bologna)
sono già sette ouer più anni che mi fu locato
questa tauola et me ne fu dato dieci scudi di ca-
parra, io ci diedi principio, et occorrendomi d'indi
a poco tempo di andare a Parma visitai alcuni
miei Sig." Costì in Reggio et chiesi ancora qualche
denari a buon conto della tauola di San Rocco, mi
fu risposto che alora la compagnia si trouaua esausta
di danari, ma che uertando una lite in fra la Com-

pagnia et li Baracca, la quale si doueua tosto ter-
minare à favore di essa compagnia si sarebbe pro-
uisto di danari, io poi diedi opera à molti altri
lauori che mi capitarono et ogni giorno mi sono
andato crescendo et la cosa di S. Rocco è passata
in silentio insino ohe uenne il Sig. Zoblj il quale
capitò prima ch'io facessi l'obligo col Sig,'Car.■*
Farnese, mà morendo poi il detto Sig/" Caua'" è
uedendo anco mancarmi la promessa chegli mi fece
all'hora tralasciai non solo la tauola di S. Rocco
ma ne anco uolsi più accettare alcun altro lauoro i
quali m'abbondono grandemente, mà accettato il
partito molto honorato che mi fece il detto Sig/
Car.10 mi diedi ad espedire tutte quelle cose alle
quali mi sentiuo più obligato, perche alcune n'aueuo
in botega delle quali n'ero stato pagato del tutto
et cosi uado ogni giorno conducendo al fine al-
cune cose che mi restano le quali sperare che di
quà al mese di nouembre debbano essere finite
ancor che molte me ne resteranno delle quali parte
portare con meco et parte lasciare à ms. Lodouìco
mio Cugino il quale mi fauorirà finirle come quello
che in mia conscienza creddo che sia il primo
pittore di questa Città et esso lo prova con l'opere
sue bellissime.

« Ho uoluto mirarle tutta questa historia acciò
sapia il stato nel quale mi trouo et per dar con
queste mie ragioni maggior forza a quel prego
ch'io faccio a V. S. et al resto di que' S. S. che
se fia mai possibile di contentarsi di ripigliarsi i
loro 20 A nò per il piciol interesse d' una bassa
pittura di mia mano torre à me la buona fortuna
che mi si para auanti, lo facciano se non per altro
al meno per amore del Loro auocato S. Rocco
ouero si contentino eh' io ne porti la tela meco à
Roma et che con mia comodità la dipinga eh' io le
prometto di far opera in quelle parti molto mi-
gliori! et più degna di loro, di quello che io sarei
per fare in questa fretta così grande, mà se pure
saranno di quel parere ch'io la finisca prima ch'io
parta (poiché il restare è impossibile) tentare l'im-
possibile, sforzerò mè medesimo, ricercare l'aiuto di
mio fratello et cugino et in soma mi cingerò l'ali
a le mani per adempiere il loro desiderio. Aurà
V. S. dunque consideratione a tutto questo et mi
auisarà quel ch'io debbo fare.

« Voglio pregare V. S. ad auere consideratione
a la mercede che mi si deuria Per la fattura di
questo quadro et creder certo ch'io non aurei
fatto quella scrittura al signor Zobli s'egli non
m'auesse promesso che la ricongnicione sarebbe stata
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