Archivio storico dell'arte — 5.1892

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MISCELLANEA

La Farnesina de'Baullari in Roma. —L'egre-
gio direttore dell' Archivio storico dell'Arie, nella
annata II, a p. 393 e segg., ha rischiarato la storia
dell'insigne fabbrica che sotto questa, o sotto la de- j
nominazione di Palazzo Linotte, è nota agli studiosi ,
dell' architettura del Rinascimento. Avendo egli di-
mostrato colla scorta di documenti essere stata edi-
ficata certamente avanti il 1524, forse anche prima
del 1517 da Tommaso le Roy, ricco prelato fran-
cese, in quanto al suo architetto addusse validi argo- |
menti, attinti cosi allo stile dell' edifizio in discorso J
come a parecchi disegni esistenti nella Galleria de-
gli Uffizi in Firenze, per provare, che questi fosse
Antonio da Sangallo il giovane. Ora in una rivista
speciale (Centralblatt der Bauvertcaltung, anno 1891,
n. 17) noi troviamo alcune osservazioni, dell'archi-
tetto Fr. O. Schulze, noto cultore di siffatti studi,
suggerite dall' articolo del Gnoli, che ci pare meri-
tino d'esser comunicate ai lettori dell'Archivio.—
Anche lo Schulze rincontra nel Palazzetto Linotte i
segni distintivi dello stile del Sangallo a cui ac-
cennò il Gnoli, come sarebbe la costruzione dei
muri in strati di mattoni per le pareti liscie e in
pietre quadre per le parti propriamente architet-
toniche (porte, finestre, cornicioni, ecc.), la severità
del disegno, i forti aggetti, le fascio decorate con
motivi ornamentali improntati all'arte romana, le
proporzioni tutt' altro che svelte dell' architettura
in stile dorico delle porte e vestiboli e via dicendo.
Però, entrando nell' esame delle singole parti, egli
trova che queste abbiano perduto alquanto la du-
rezza per non dire rozzezza solita del maestro.
Trova poi sorprendente il concetto grazioso del-
l'architettura del cortile coi due corpi di fabbrica
che s'avanzano ai lati, concetto che non corri-
sponde affatto, anzi sta in opposizione diametrale
alla sua maniera in generale troppo sobria, come

anche lo spostamento capriccioso delle assi delle
finestre verso i cantoni, e la disposizione brutta de-
gli strati dei quadroni sui muri del pian terreno,
in cui non si accentua che la linea orizzontale e
sono ommesse le commettiture verticali, e per ul-
timo la poca cura e finitezza dell' esecuzione, che
non si dovrebbe aspettar da un maestro già pra-
tico, quale il Sangallo era senza dubbio in quel
tempo.

I mancamenti soprannumerati parrebbero piut-
tosto accennare a un artefice meno pratico, forse
a un pittore dilettante d'architettura, e non sa-
rebbe impossibile che non ci si abbia da rintrac-
ciar il cugino d'Antonio da Sangallo, Bastiano, so-
prannominato Aristotile. Egli ò l'autore incontestato
del disegno n. 1720, nella Galleria degli Uffizi,
raffigurante una parte della pianta del nostro pa-
lazzetto, mentre dei due altri schizzi addotti dal
Gnoli per provare essere Antonio V architetto di
quest'ultimo, uno (n. 1092) non pare allo Schulze
di gran peso, l'altro (n. 960) forse non si riferisce
nemmeno all' edifizio di cui discorriamo, ed è in-
certo se sia della mano di Antonio da Sangallo. Si
sa che Aristotile nella sua giovinezza si dilettò delle
cose d'architettura, che poi s'esercitò nella pittura
sotto il Perugino e Ridolfo Ghirlandaio, e che fu
specialmente ricercato, per la sua destrezza, nel fare,
negli apparati di feste, architetture e prospettive
per le scene da commedie, pei trionfi e altre si-
mili occasioni. Tramutatosi egli da Firenze a Roma,
da suo fratello Giovan Francesco, che nel 1513 era
soprastante della fabbrica di San Pietro, viene im-
piegato per tenere i conti nelle imprese diverse da
lui proseguite, forse è anche occupato insieme con
lui sotto Giuliano Leno nella fabbrica di San Pie-
tro. Inoltre fa studi nella Cappella Sistina sugli
affreschi di Michelangelo, attende sotto Bramante
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