Archivio storico dell'arte — 5.1892

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

Al palazzo Borghese abbiamo avuto due ven-
dite, una delle quali era propriamente la vendita
Borghese, l'altra essendo un largo smaltimento di
oggetti d'arte per mezzo d'asta pubblica, oggetti
appartenenti a diversi proprietari e raccolti, per
l'occasione commerciale, dal signor G. Sangiorgi.
Non avremmo dato nemmeno questo fuggevole
cenno d'una tal vendita, quantunque non vi mancas-
sero cose di valore indiscutibile, se non ci fosse parso
degno di nota il fatto che essa avveniva al pian-
terreno del celebro palazzo, e precisamente nelle
s!;mze della Galleria che, come si sa, era la prima
pinacoteca privata del mondo. Traversare quella
sontuosa fila di sale famose e quasi ormai sacre
come le navate di un tempio, guardare quelle pa-
reti dove già rifulsero le gloriose pitture del nostro
miglior secolo artistico : la Deposizione, di Raffaello;
YAmor sacro e profano, di Tiziano; la Danae, del
Correggio, ed altre opere insigni, universalmente
amate fino ad essere divenute patrimonio pubblico
tradizionale, e vedervi ora tele raccogliticce, arazzi
e tappeti e oggetti disparati, spesso mediocri, ta-
lora men che mediocri, sempre fuor di posto e in-
degni del posto, era veramente una tortura.

Fra le cose più ragguardevoli ragunate in questa
vendita notiamo alcuni quadri venuti da Torino, altri
da Firenze, e la numerosa collezione Binetti prove-
niente da Venezia. Di quest'ultima faceva parte
una tela attribuita, e non senza fondamento, al
Van Dyek, la quale rappresenta // tempo che tarpa
le ali a Cupido: due figure alquanto minori del
vero, di buon carattere, ben disposte e ben pen-
nelleggiate, ma molto offuscate e quasi immerse
in un fondo presso che annerito del tutto.

La vendita Borghese, che ebbe luogo nelle stanze
del palazzo al primo piano nobile, fruttò intorno
a un milione. Il Governo italiano vi acquistò due

busti del Bernini, cioè un ritratto del cardinale
Scipione Borghese e la copia dello stesso ritratto,
bellissimi. Il Bernini, lavorando il primo, si accorse
d'un pelo nel marmo, a mezza fronte, orizzontale;
per cui ripete l'opera. Un altro acquisto del Go-
verno, d'assai minor pregio, è una testa di S. Fran-
cesco, grande al vero su piccola tela quasi qua-
drata ; buono studio del principio del Seicento.

Tra gli oggetti d'arte più degni di nota ricor-
diamo, in primo luogo, gli affreschi di Giulio Ro-
mano, e gli otto affreschi del Domenichino, i quali
non rimangono in Italia, e di cui ecco i soggetti :

La sfida d'Apollo e Marsia ;

Apollo scortica il vinto rivale (questo è il
maggiore e miglior lavoro ; di singoiar pregio è
in ispecial modo il fondo, paesaggio tiberino, di-
pinto con assai vaghezza);

Apollo uccide i Ciclopi;

Apollo e Mercurio;

Niobe spiranti' pei dardi d'Apollo ;

Mirra nel momento della metamorfosi (o forse
Dafne) ;

Servio Tullio.
Noteremo pure una statuina, ritratto del pon-
tefice Paolo V, delicato bronzo dell'Algardi; un
cembalo o spinetta del secolo scorso, dalla cassa
di legno dorato, ornata di fini pitture cinesi. Inoltre
un buon numero di paesaggi dell'Orizzonte, tele
quasi tutte benissimo conservate. Poi vario vasel-
lame di stile Impero; e infine otto alabarde di
parata, splendidamente ageminate, lavoro del Sei-
cento. Di queste alabarde, che furono vendute a
coppia, le prime due vennero acquistate per undi-
cimila lire per ordine del Re Umberto. Due altre
le ha prese il principe Colonna. Il più splendido
acquisto fu quello del servizio completo da tavola,
tutto d'argento, magnifico e celebre dono di Napo-
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