Archivio storico dell'arte — 5.1892

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1 CENACOLI DI GAUDENZIO FERRARI

E noto il passo della Vita di Girolamo Carpi del Vasari, in cui
pare si accenni ad una Coena Domini di Cesare da Sesto : « poiché
Limairt/o i/o Vìnci ri ebbe (nelle Grazie di Milano) lavorato il Cenacolo
sopradetto, mólti cercarono d'imitarlo; e questi furono Marco Uggioni
ed altri, de' quali fi è ragionato nella rifa ili Ini (Leonardo) ed olire

quelli lo imitò molto bene Cesare da Sesto____».

Interessandomi con affetto di quanto riguarda quest'ultimo autore,
ebbi fin dal momento in cui lessi quelle parole del Vasari, grande curio-
sità di vedere il Cenacolo della sagrestia del Duomo di Novara, volgar-
mente attribuitogli ; quantunque sapessi bene che i più diligenti stu-
diosi ritenessero l'opera di Cesare irreperibile.

Difatti al primo vederlo mi convinsi subito della verità dell' opi-
nione che, benché non ancora pubblicamente discussa, è ornai accet-
tata da tutti i più insigni cultori italiani della storia dell'arte, essere quella tavola di Gau-
denzio Ferrari.

A mio sapere, vi furono solo due valenti studiosi di quest'autore, il Pittore Giulio Arienta
di Varallo e il defunto Cav. C. Arpesani di Torino, che lo giudicarono invece opera di Bernar-
dino Lanino, parendo a costoro essere la tavola novarese mancante di quella squisita finezza ed
accurata esecuzione che le opere autentiche di Gaudenzio danno a vedere. Ma tale opinione mi
pare evidentemente contraddetta dal confronto della tavola novarese cogli affreschi autentici del
Lanino stesso, trasportati dall' antico Duomo in quella medesima sagrestia. Sono questi di grandis-
simo merito, ma di forme più tozze, d'intonazione diversa, di colorito meno brillante, e non
certo raggiungono il pregio delle opere del Ferrari. Ne si potrebbe asserire essere forse la tavola
novarese una di quelle opere in cui Gaudenzio si era associato il suo primo discepolo, poiché dai
documenti pubblicati dal Colombo 1 risulta che il Lanino non principiava che verso il 1527-28
a studiare sotto il maestro, mentre il Cenacolo novarese ha carattere esclusivamente giovanile.
Lo provano le dorature che leggermente fregiano i lembi di alcuni abiti, usate appunto dal Fer-
rari nella sua prima maniera, ed abbondantemente negli affreschi di Varallo, e che nè io, nò altri
più esperti di me, ricordiamo di avere mai incontrato in un dipinto autentico del Lanino. E se
è vero che il Colombo 8 riporta contratti in cui Bernardino promette per ancone l'uso dell' oro,
ciò può spiegarsi rilenendo che quell'oro dovesse servire per le parti accessorie, quali cornici,
fregi, ecc.

1 Vita ed njim- ili Gaudenzio Ferrari, pittore, con do- 2 Documenti r notizie intorno fili artisti vercellesi, pub
esmenti inediti, per Giubippi Colombo, Barnabita; To- blioati da Giuseppi Colombo; Vercelli, Stamperia Giu-
rino, Fratelli Bocca, 1881, p. 152. dotti, 1888, pp. 170 o 200.

Archivio storico dell'Arte - Anno V, Fase. III. 1
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