Archivio storico dell'arte — 5.1892

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AMBROGIO MARA ZZA

si vede all' evidenza, quantunque di molto raddolcito e temperato per essere il dipinto ad olio
anziché a fresco.

E la mia opinione è confortata pure dal fatto che nel 1514 il Ferrari si trovava di già
in Novara a dipingere l'ancona della Basilica di San Gaudenzio, come ci risulta dal contratto
pubblicato prima in sunto dal Bordiga 1 e poscia per esteso dal Colombo.2 Che anzi studiando
bene tale ancona, vi si vede dominare quella purezza di espressione e di sentimento che si os-
serva pure nel Cenacolo del Duomo, e scorgiamo più tipi di persone rassomigliarsi, fra cui quel
bel vecchio di San Giuseppe coli'apostolo Pietro, e gli angioli coi bei servi della mensa (fig. 5").

Fra gli altri argomenti poi ad indicare l'autenticità dell' opera servono ottimamente alcuni
altri confronti.

Per primo la testa del Cristo trova raffronto nel dettaglio qui riportato, che fa parte del
bellissimo Cristo sotto la croce sulla via del Calvario nella Chiesa della Santa Pietà in Cannob-
bio (Lago Maggiore), quadro eccellente di Gaudenzio, e di maniera non molto avanzata (fìg. 6").

Ricorderò in secondo luogo il San Giuseppe della ancona della Collegiata di San Gaudenzio
in Varallo, che tiene la mano appoggiata al capo, come il San Pietro della Cena novarese; al
quale pure si avvicina il San Gaudenzio Vescovo dello Sposalizio di Santa Caterina nel Duomo
di Novara, analogo perfino nei particolari del vestito. Cosi il San Marco della suddetta tavola
varallese è il tipo marcato di un apostolo a sinistra del Cristo, nel Cenacolo; quello di un
apostolo di destra il San Pietro della medesima ancona. I servi infine rammentano quegli angioli
soavissimi che fanno parte del prezioso affresco rappresentante la Natività di Gesù che Gaudenzio
dipinse nella lunetta sovra la porta del piccolo Santuario della Madonna di Loreto presso Va-
rallo. 3 E via dicendo, potrei enumerare qui mille esempi a dimostrare come i tipi della Cena
di cui parlo trovano tutti quanti giusti confronti nelle opere del Ferrari, sì da non lasciar punto
dubitare della sua autenticità.

In questo mio parere conveniva pure il compianto Senatore Morelli.

Il Dottor Raffaele Tarella di Novara opinerebbe essere forse lo sfondo colla figurina alla porta
nella Cena novarese di mano diversa di quella di Gaudenzio ; e gli pare di poterlo argomentare
dalla loro inferiorità di fronte al merito delle figure principali. Benché il fatto non sia nuovo nel
Ferrari, il quale, come tutti gli altri grandi pittori, si valeva dell'aiuto de' suoi allievi, tuttavia
ciò mi pare improbabile nel caso speciale pel carattere giovanile dell'opera, potendosi imputare
con sicurezza le mende dello sfondo alla temerità dei restauratori.

Noterò qui passando come M.r Butler, Vinnamorato entusiasta del Sacro Mante di Varallo, nel
suo Ex voto ' sostenga con buon fondamento che il vecchio che si volge tutto all'indietro coll'indice
alzato, a sinistra dell'osservatore, nella Disputa di Gesù fra / dottori di Varallo, sia il ritratto dello
Scotto, che al dire del Lomazzo fu maestro di grottesche a Gaudenzio. Altri vorrebbero invece si
trattasse del ritratto di Bramante.

Sarebbe qui un fuor luogo vagliare gli argomenti degli uni e degli altri, tuttavia a me
pare si tratti realmente dello Scotto, e che abbia fatto cosa naturale il Ferrari dipingendo in
codesta Cappella, in cui sfoggiava la sua valentìa nelle arabesche, il ritratto di chi gliele aveva
insegnate.

Nel Cenacolo che appartenne già al refettorio del ricordato Convento dei Francescani a
Varallo, che ora si conserva trasportato su tela in quella pinacoteca, creduto generalmente di
Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, o di una sua figlia pittrice secondo il Pittore G. Arienta,
vediamo riprodotto il ritratto di cui parlo in un apostolo seduto d'innanzi, sempre al posto

1 Notizie intorno ulte opere di Gaudenzio /■'i rrori ; Mi-
lano, 1821, p. 15.

2 Documento V, libro citato.

3 Yedi la riproduzione di questo affresco tioW Ar-
chivio storico dell'Arte, anno VI, fase. V « L'arte in Val-
sesia » per Gustavo Frfczoni.

1 Ex roto: ni account of the Sacro Monte or Xeir le-
rusalem ut Varallo-Sesia, with some notte» of Tabachett?»
remai'nini/ irmi,- ut the Sanctuary ofi 'rea by Samuel Butlkr;
London, Trubner and Co., Ludgate Hill, 1888, p. 203 e
seguenti.
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