Archivio storico dell'arte — 5.1892

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I CENACOLI DI GAUDENZIO FERRARI

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d'onore dei personaggi, alla sinistra dell'osservatore. Questa del Caccia è una di quelle opere
piene di plagio e di servile imitazione da Gaudenzio e dal Luini, che segnano a quanta deca-
denza si sia già arrivati con lui. Vi sono degli apostoli copiati di pianta, e male, dal portentoso
Cenacolo di Santa Maria degli Angeli di Lugano, non esclusa quella originalità, che non ho
mai visto in altri, dei due tronchi di colonne a sostegno della tavola (fig. 7"). Coperto di una forte
vernice, e non bene esposto alla luce, fu impossibile fotografarlo, non ostante i gentili tentativi
per me fatti dal Pittore Arienta.

Altra opera, poco rispettata dal tempo e dagli uomini, che va qui ricordata, è un Cenacolo
di circa m. 2.65 di larghezza per 1.16 di altezza, che veniva scoperto in Vercelli qualche anno
dopo il 1821, come ci racconta il Bordiga.1 Vi era stato dipinto nell'antico Convento degli Umiliati
di San Cristoforo, poscia (questi soppressi) dei Chierici Regolari di San Paolo, e segui le varie
vicende delle mura del convento, finché venne fatto trasportare da detti Chierici nel refettorio,
ora sala maggiore di quell'asilo infantile. Queste non dubbie notizie 2 mi furono ultimamente con-
fermate dal Cav. Alberto Arborio Mella, Direttore dell'Istituto di Pelle Arti in Vercelli.

Fio. 5". Dettaglio dell'Ancona
i'i (ìaudrnzio Furrari, in San Gaudenzio in Novara.

(i>a un disegno ilei l'inni (ìiulio Aridità).

I lettori ne vedono qui una riproduzione tolta da una fotografia del Signor Paolo Boeri di
Vercelli, che fotografò molto bene, anche nei loro dettagli, i numerosi affreschi di San Cristoforo
(fig. 8").

E una imitazione libera della Cena di Leonardo, che lascia vedere pronunciate analogie col
capolavoro delle Grazie, massime in Giuda, Andrea e Filippo (fig. 9a). Di questo dipinto non è a
nostra conoscenza alcun documento, come or ora mi assicura anche l'Avvocato Francesco Marro-
chino, Archivista di Stato nella città di Vercelli; ma fino ai nostri dì non vi fu mai alcuno che abbia
dubitato non essere veramente tale affresco di Gaudenzio Ferrari. Che anzi il Bordiga, illustrandone
la tavola intagliata dal Pianazzi nel libro su ricordato, lo giudicò lavoro eseguito da Gaudenzio
prima dei venticinque anni di età ; nò mancò il Colombo3 di supporre che Gaudenzio potesse
aver condotto il fresco di questa Cena verso il 1508, epoca in cui egli si trovava a Vercelli a
dipingere.4 Vi fu perfino chi, credendo scorgervi la forma primitiva, più naturale, quella oblunga
del Cenacolo di Leonardo, credè di poter supporre essere quello di Vercelli il più giovanile

1 Le opere del pitture e plasticatore Gaudenzio Fer-
rari, disegnate ed incise da Silvestro Pianazzi, dirette
e descritto da Gaudenzio Bordiga; Milano, cui tipi ili
Paolo Andrea Molina, 1835.

- Archivio Starici) dell'Arte, Case, settembre-ottobre
1891.

'■' Libro citato, p. 43.

' Documento I, libro citato.
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