Archivio storico dell'arte — 5.1892

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AMBROGIO MARA//A

simboleggiare la fedeltà e il tradimento (licenza ammissibile nella rappresentazione di una cena),
è tutt'altro che cosa nuova nell'autore. In una parola, il disegno dell'Arcivescovile è tutto auten-
tico e permette assai bene l'accertamento dei molti caratteri individuali, che ricorrono nell' au-
tore costantemente, massime nella conformazione delle estremità.

Di questo disegno, che credo appartenga alla Galleria Monti-Stampa-Soncino, in parte da
tempo nel palazzo dell'Arcivescovado di Milano, mi fu impossibile rintracciare la provenienza; e
mentre scrivo, ricevo dal Bibliotecario Capitolare Monsignor Angelo Rossi una lettera, nella quale
mi comunica non essere veramente noto nessun documento che lo riguardi. Di esso non mi fu dato
vedere che qualche accenno, come, per esempio, nel Catalogo dei fratelli Santagostini dell'anno
1747 delle pitture insigni esposte al pubblico nella città ili Milano.1

In questo disegno, come nel Cenacolo di Vercelli, si voglia notare un pensiero bellissimo,
per quanto il Bòrdiga lo volle dire pittoresca licenza. In mezzo alla generale agitazione degli
apostoli, Bartolomeo, il sesto alla destra del Salvatore, tutto compunto e concentrato in sè stesso,
beve nel calice, assorto nel mistero eucaristico allora allora compiutosi. F lo stesso bel pensiero
che troviamo anche nel Cenacolo di Foligno, in quel San Tommaso che si versa da bere e che
è forse la più bella figura di quell'affresco.

Un altro bozzetto, attribuito a Gaudenzio, trovasi nella Galleria del Duca di Leuchtenberg,
collocata temporaneamente nell'Accademia Imperiale di Belle Arti di Pietroburgo, come mi scrive
il Conservatore dell'Frmitage, A. Sovvoff, che ebbe la gentilezza di far eseguire apposta per me
e di donarmi la qui riprodotta fotografia (fig. 12*).

Secondo il Passavant, 2 esso avrebbe dovuto servire di modello ad un'opera più vasta, che
si sarebbe eseguita in qualche refettorio.

Di piccole dimensioni, colorita sul rame, appare subito essere non altro che una cattiva
copia del Cenacolo di Andrea del Sarto, esistente nel refettorio del Monastero di San Salvi, fuor
di Firenze, allogatogli, come racconta il Vasari, dal Generale dei monaci di Vallombrosa (fig. 13").
Solo il fondo è affatto modificato, la cui prospettiva, all'apparenza grandiosa, ò difettosissima.

Una seconda Cena, pure su rame, si trovava in Monaco, attribuita al Ferrari, a pag. 4,
n. 14: nel vecchio catalogo della vendita, avvenuta il 25 giugno 1838, della Collezione Carlo
Mùnch, ora completamente dispersa.

« Jésns-Christ aree ses disciples célèbre les Pdques duns ime salle gamie de colonne*; derrière
eelles-ci s'élève un large escalier, qui mene a des appartements devant lesquels onvott Jésus-Christ
lavant les pìeds aux apótres. Cuivre l. 8" h. 108/4».

Al presente, come mi conferma il Bayersdorfer, non si trova più in alcuna galleria di
Monaco.

Difficilmente si può ritenere essere tale quadretto un originale di Gaudenzio, forse sarà stato
anch'esso una copia eseguita da qualche pittore del Settentrione e data per originale.

Ho detto difficilmente, perchè mi si affaccia subito alla mente la questione affrontata dal
Morelli3 dei dipinti sul rame, a proposito della Maddalena, attribuita al Correggio, nella Gal-
leria di Dresda.

È noto come il Vasari,4 nella seconda edizione delle sue Vite del 15(58, e precisamente in
quella di Sebastiano del Piombo, ci dica che costui, con una certa mestura di mastice e pece
greca, ecc., abbia lavorato « sopra pietre di perugini, di marmi, di mischi, ili porfidi, e lastre
durissime, nelle quali possono lunghissimo tempo durare le pitture: oltre che ciò ha mostrato come
si possa dipignere sopra l'argento, rame, stagno ed altri metalli».

1 Pag. 41.

2 Gaterie Leuchtenberg; Frankfurt au Main, 1851, n. 48.

* Le opere ilei Maestri Italiani nelle Gallerie di Mo-
naco, Dresda e Berlino. Saggio critico di Ivan Lermo-
lieff. Bologna, Zanichelli Nicol», 1886, p. 188 o segg.;
e Kunst Kritisehe Studien iiber italienische Molerei. Die

Galerien tu MUnchen und Dresden, von Ivan Lumouarr.
Leipzig, F. A. Brockhaus, 1891.

4 Delle vite de'jtiii eccellenti pittori, scultori t architet-
tori, scritte da M. Giorgio Vasari, Pittore e Architetto
Aretino. In Fiorenza, appresso i Giunti, 1568; primo
volume della 3" parte, pp. 345-346.
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