Archivio storico dell'arte — 5.1892

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l). GìtOLl

specialmente nel lungo fianco che si stende nel vicolo del Soldato. Si conserva ancora quasi in-
tatta la gran torre: nella stanza del portiere può vedersi ancora in mezzo alla volta, benché co-
perto d'una crosta di tinta, lo stemma de' Riario congiunto a quello degli Sforza. Il palazzo,
anch'esso certamente tutto dipinto all'esterno, era così grande e sontuoso come si conveniva al
più potente signore di Roma; e lo dimostrano ancora le porte riccamente scolpite nel vestibolo
e le finestre eleganti della facciata e nel vicolo. 1 Standogli a cuore che il magnifico palazzo,
honorificentissimutn palatium per ipsum consfruetum, non passasse in altre mani nò andasse diviso
fra gli eredi, il conte Girolamo, con atto de' 26 maggio 1483, ne faceva donazione al suo primo-
genito Ottaviano, riservandosene però l'usufrutto a vita, a patto e condizione che passasse in
perpetuo, integro e indiviso, di primogenito in primogenito, a decoro e lustro della famiglia Riario.2
Il che però, come ho detto, non gli riuscì bene.

Raffaele Riario, nipote del cardinal Pietro e del conte Girolamo, creato cardinale da Sisto IV
a 19 anni, annoverato fra i cardinali nipoti e cumulato di ricchezze e d'onori, riprese per suo
conto, e con concetto anche più magnifico, l'idea di famiglia di costruire in Roma un palazzo
Riario tale che nessun altro potesse stargli a paragone per magnificenza nè per bellezza, che
fosse il maggior monumento della Roma nuova, il gran palazzo del Rinascimento. E veramente
riuscì tale da vincere ogni immaginazione. Che se anche oggi pare maraviglioso a noi dopo la
costruzione di tante moli sterminate, e quando le nostre abitazioni ordinarie superano spesso in
dimensioni e in altezza i vecchi palazzi, si può facilmente immaginare che senso di stupore de-
stasse allora quando esso torreggiava elegante e marmoreo fra i vicoli angusti e sul piccolo e
basso caseggiato della città del Ouattrocento. Antonino Ponto, cosentino, venuto a Roma circa
il 1523, dopo avere ammirato col fervido entusiasmo dell'umanista le vestigia dell'antica Roma,
passava ad osservare la nuova, che gli era cagione di piacere più che di meraviglia. 3 Vede il
Vaticano, il palazzo di San Marco (i palazzi egli li chiama basiliche) e quello del cardinal Far-
nese ancora in costruzione; ma solo la basilica del cardinal Riario gli pare emula dell'antico; e
nella esaltazione del suo spirito vede migliaia di pilastri, torri di travertino che vanno sopra alle
nuvole, tutta una città turrita ricca di colossi, di pitture, di statue, portici sopra portici, case
sopra case elevate con ardimento dedaleo, incrostata di marmi preziosi, stellata di gemme, un
rinnovamento dell'antichità romana, la casa aurea di Nerone ! Fra tanta profusione di lode, non
rimane, come del resto è costume di quel tempo, neppure un ultimo posticino per indicare ai
posteri il nome dell'architetto, autore di tante meraviglie!

E neppure del tempo preciso in cui si pose mano a così gran fabbrica ci han lasciato me-
moria i nostri avi, i quali pure non han saputo tacere tante cose inutili. Asseriscono il Nibby
e molti altri prima di lui, che esso fu incominciato a murare con architettura di Bramante, dal
cardinal Lodovico Mezzarota Scarampi, titolare di San Lorenzo in Damaso, il quale moriva nel 1465.
Se fosse vero che il cardinal Mezzarota avesse dato principio alla fabbrica, ciò escluderebbe, per
ragione di date, che ne fosse autore Bramante ; ma la verità è che il cardinal Raffaele Riario
demolì il palazzo, già abbellito e ingrandito dal cardinal Mezzarota,4 e la chiesa che aveva la
fronte volta sulla via del Pellegrino, allora via Florida, e ricostruì dai fondamenti 1' uno e l'altra.
Ciò è detto espressamente in una Bolla di Leon X de'21 agosto 1520 5 ed è confermato dal-
l'Albertini, dall'Infessura e dall'iscrizione scolpita sulla fronte del palazzo: Raphael Riarim ....

1 I due lati che fanno angolo sulla piazza dell'Apol-
linare sono di costruzione posteriore, come dimostrano
le modanature delle finestre, quantunque si sieno man-
tenute le linee e le cornici che separano i piani del-
l' antico edificio. Nella facciata, le finestre che parevano
troppo esili, sono state allargate con un' aggiunta in
muratura ; il cornicione è aggiunto.

2 V. Donatìo Inter viros cujusdani palata facto, ab lllmo
D. S. Hitronimo Riario Imolae Comite, nei documenti
annossi alla Tom- ile' Sanguigni e Sunto Apollinare, di

P. Adinolfi. Roma, 18(i3, p. 161.

3 Antonini Ponti Consentini Bùmitypion. Romae, per
Antonium Bladum, 1524.

4 V. Flavio Biondo nella Roma instaurata, III.

6 « Cupien» paìatium antiquum penes ecclesia/li S. Lau-
reata in Damano, quod ipse Raphael episcupus tuia- hth
bitabat, demolivi, et aliud paìatium norum intigni et
gumptuosum inibi construi facere, ete. ». Bolla di Leone X:
In sitera l'etri sede, de'21 agosto 1520.
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