Archivio storico dell'arte — 5.1892

Seite: 179
DOI Heft: 10.11588/diglit.18091.21
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18091.23
DOI Seite: 10.11588/diglit.18091#0215
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1892/0215
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
LA CANCELLERIA ED ALTRI PALAZZI DI ROMA ATTRIBUITI A BRAMANTE 179

templum .... et aedes a fundamentis sua impensa fecit. La maggior parte delle Guide di Roma
asseriscono che il cardinal Erario ne incominciasse la fabbrica nel 1486; data che non so donde
abbiano attinta, ma che in sostanza è vera, salvo forse ad anticipare di un anno o due le de-
molizioni e il disegno.

Poiché, se non abbiamo alcuna memoria precisa della sua origine, non ci mancano però do-
cumenti per determinarla approssimativamente e per seguitare le date della costruzione; e più
forse ne avremmo se non fossero state, con rabbia giacobina, scalpellate tutte le iscrizioni nei
fregi delle porte così del cortile come della chiesa. Il Ponseca, il Ciacconio ed altri appresso a
loro hanno riferito del cardinal Eiario notizie non sempre esatte. Egli fu nominato Camerlengo,
Camerarius, non appena seguita la morte del cardinal d'Estouteville, cioè nel gennaio del 1483,
e andò ad abitare nel palazzo di lui presso alla chiesa dell'Apollinare; poi, nell'ottobre dell'anno
stesso, morto il cardinal Francesco Gonzaga commendatario di San Lorenzo in Damaso, gli suc-
cesse nell' ufficio, e prese possesso della chiesa e del palazzo, dove si recò ad abitare. 1 Pare
che poi, durante la riedificazione del palazzo di San Lorenzo in Damaso, tornasse a quello del-
l'Apollinare.

Secondo Pietro Aretino, 2 l'origine dell'edilìzio si dovrebbe alla somma di sessantamila ducati
vinti al gioco dal cardinal Eiario a Franceschetto Cibo, figlio d'Innocenzo Vili; ma a detta del-
l' Infessura 3 la vincita sarebbe stata d'assai inferiore (ducati quattordicimila a Franceschetto
e ottomila a un cardinale francese) ; e dalle sue parole parrebbe, se non m'inganno, che il car-
dinale già avesse messo mano alla fabbrica quando gli giunse a proposito quel rinforzo di denaro
elo indusse forse ad allargare il suo disegno. Sotto l'anno 1489 l'Infessura narra che France-
schetto si dolse al papa che il cardinale di San Giorgio gli avesse truffato con male arti la
somma, ed il papa mandò ad intimargliene la restituzione. Ma «dictus Camerarius— così pro-
segue — respondii se expendisse rum in lignis et cementi» et mercedibus fabrorutn, eo quod struebat
eiut palatium in platea Salirti Laurent» iti Damaso, et illud a fundamentis; potissime qùamdam
turrim * ibi in angulo se velie construere et palatium aedificare ; quod ita fecit post, et propteréa
eam non habere ». Ma continuando il papa a dargli molestia, egli si allontanò da Eoma ai 27 di
ottobre, col pretesto di recarsi a Forlì, dove si dicevano avvenuti non so che disordini. Ma la
cosa non dovette aver seguito, poiché lo ritroviamo di nuovo a Eoma ai 24 dicembre dello
stesso anno. 5

Da questo passo dell'Infessura, che lascia non poco a desiderare in quanto a chiarezza,
parrebbe che potessero dedursi due fatti; primo, che tra la vincita al gioco e l'intimazione di
restituire il denaro nel 1489 dovesse intercedere un discreto intervallo di tempo, che altrimenti
non avrebbe il cardinale potuto rispondere d'averlo consumato nei lavori della fabbrica; secondo,
che in quell'anno il palazzo fosse in gran parte edificato: quod ita fecit post: a meno che non
voglia credersi che l'Infessura registrasse il fatto non contemporaneamente, ma più tardi, e che
perciò il post possa riferirsi anche al periodo posteriore al 1489. Ad ogni modo, risulta da questo
passo che in quell'anno si stesse fabbricando il palazzo: a che punto fossero i lavori possiamo
ricavarlo da altri documenti.

E in primo luogo, da uno del quale non so che altri siasi accorto e dal quale risulta che
in quell'anno 1489 la fabbrica era già molto innanzi. Sopra la finestra di mezzo del primo
piano è una cornice rettangolare destinata evidentemente a contenere un'iscrizione, che c'era

1 c Diaconus primum Ululi 8. Georgi* in Velabro, po-
stia pri.*hi/irr 8. Laurent** in Dannimi ». Fornaci, De ba-
silica 8. Laur. in Damaso, p. 177; e ugualmente il Ciac-
conio. Non è esatto però ch'egli cambiasse il titolo di
S. Giorgio in quello di 8. Lorenzo, ma ebbe la com-
menda di S. Lorenzo, ritenendo il primo titolo. V. Fk.
Cancellieri, Notizie del card. R.Rit/rio, nel tomo VI (1822)
delle Effemeridi letterarie di Rama, p. 158.

■ Lettere, ed. 1539, p. 153. Lo ripete anche, senza
però indicare la somma, nel Ragionamento sul Iliaco
delle Carte, ed. 1589, p. 180.

3 Infessura, ed. l'ommasini, p. 251.

4 Anche Ponto Cosentino ed altri parlano di torri.
Così chiamavano i quattro avancorpi agli angoli del
palazzo.

1 V. BuRCARno, ed. Thuasne, voi. I, p. 378.
loading ...