Archivio storico dell'arte — 5.1892

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LA CANCELLERIA ED ALTRI PALAZZI DI ROMA ATTRIBUITI A BRAMANTE 168

si sia poi fatto meglio, fu, nondimeno, ed é ancora, per la grandezza sua, tenuta comoda e ma-
gnifica abitazione; e di questa fabbrica fu esecutore un Antonio Montecavallo ». 1 Ma il dire
ch'egli si trovò con nitri eccellenti architettori alla risoluzione di gran /iurte ilei palazzo di
San Giorgio, non significa ch'egli ne fosse l'architetto più di quel che lo fossero gli altri eccel-
lenti che vi si trovarono con lui. Narra anche il Vasari che Bramante si trovò al consiglio del-
l'accrescimento di San Giacomo degli Spagnuoli e alla deliberazione della chiesa dell'Anima, e
a nessuno è venuto perciò in mente che quelle fabbriche sieno di sua architettura. Si aggiunga
che, secondo il Vasari, Bramante si trovò alla risoluzione ili gran /iurte del palazzo di San Giorgio;
dunque l'altra parte era già costruita. La notizia, del resto, come è data dal Vasari, può anche
esser vera ; il palazzo di San Giorgio forma una grande isola quadrilatera, e nulla esclude che
qualche parte, e specialmente la chiesa, fosse compiuta dopo il 1503 (poiché solo in quest'anno
come ho detto, il cardinal Riario tornò a Roma), e che si consigliasse con Bramante e con altri
eccellenti architettori per condurla a termine, e per compiere altre parti dell'edifizio.

Ma se a favore di Bramante non può addursi per questo palazzo l'autorità diretta del Vasari,
si può attingere però dal Vasari stesso un argomento indiretto. Egli infatti asserisce espressa-
mente che « fu suo disegno il palazzo del cardinal Adriano da Corneto in Borgo Nuovo » ; 2
palazzo che, come si sa, è fratello carnale di quello del cardinal di San Giorgio, tantoché è
ragionevole ritenerli figli dello stesso padre.

Del palazzo del cardinal Adriano non si hanno, fino ad ora, notizie prima dell'atto del marzo
(non già novembre) 1504, citato dal Gregorovius, col quale il cardinale lo donava ad Enrico VII
re d'Inghilterra, anche per la nazione inglese, e per abitazione degli ambasciatori. Egli donava
— cito le parole dell'Istromento che credo inedito— « quasdam ipsius donatoris aedes et aedi-
firin nondum perfetta, insigni opere marmorum et lapidimi tiburtinorum unicità, et ad non parvum
urbis deeorem et splendorem, de suo proprio et privato peculio, etc., a fundamentis construeta et
fabricata ». :s

Come si vede, non può sostenersi l'ipotesi del Geymùller,4 che vorrebbe porne il coniin-
ciamento al 1503. Egli è vero che nel marzo del 1504 la fabbrica è detta nondum perfecta, o
il cardinale Adriano non abitava in essa, ma a Barione; il palazzo però era già costruito e fab-
bricato, era insigne pei lavori di marmo e pei travertini, era già non piccolo decoro e splendore
della città, onde quel nondum perfectum va inteso del portone e del cortile, che sono di costru-
zione posteriore, e de' fianchi del palazzo rimasti sempre incompiuti. La via Nuova o via Ales-
sandrina, su cui prospetta il palazzo del cardinale Adriano, fu aperta nel dicembre del 1499, ed
è probabile che nel 1500 il cardinale Adriano mettesse mano alla costruzione del suo palazzo.
Dico è probabile, ma potrebbe anche esser prima; poiché non credo che sulla piazza di Scossa-
cavalli fosse mutata, nell'apertura o nell'addrizzamento della via Nuova, la linea dei fabbricati.
Ad ogni modo, finché non escano fuori documenti in contrario, la cronologia non esclude per
questo palazzo la possibilità che ne fosse architetto Bramante, per quanto paia poco credibile
che, giunto appena a Roma, gli si affidasse la costruzione d'uno dei più ricchi palazzi della
città. Ma la sorte del palazzo del cardinale Adriano dipende da quella della Cancelleria; poiché
se questo non può appartenere a Bramante, é impossibile attribuirgli quello che ne è una va-
riante e quasi una copia. Non credo però necessario ritenere che l'asserzione del Vasari non abbia
alcun fondamento di verità, essendo anzi credibilissimo ch'egli fosse chiamato a dar compimento
al palazzo, e specialmente a farvi il cortile, dove si nota un' arte affatto diversa e alquanto poste-
riore a quella della facciata. Berciò, quanto al palazzo del Riario, non ci sarebbe nulla da modi-
ficare a ciò che scrive il Vasari ; e per questo del cardinale Adriano, male informato com' era quasi
sempre il nostro storico delle cose romane del Quattrocento e dei primi del suo secolo, egli avrebbe
attribuito il disegno del palazzo all' architetto che lo aveva compiuto. Se, d'altra parte, si volesse

1 Vasari, IV, p. 155.

2 Ivi.

3 Archivio di Stato di Roma. Rog. Beneimbene, c. 1035.
' Le» pregete, rie., p. (in.
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