Archivio storico dell'arte — 5.1892

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RECENSIONI

e mettere in mostra altra scena della vita della
santa.

In un grazioso sfondo a paesaggio Santa Chiara
scorgesi infatti ritta in piedi in atto di dispensare
le elemosine ai poveri che stendono le mani per
meglio riceverne i doni.

Come si vede, puossi da questo solo dipinto ar-
guire di quanta importanza sia in linea artistica lo
studio dell'opera pittorica del Lotto nell' oratorio
Suardi di Treseorre. Egli vi si addimostra fresco
di colorito, castigato di disegno e ricco nel tempo
stesso di quelle doti di fantasia e di composizione
che lo resero si celehre, e famoso anzi, come cantò
di lui il Boschini in un sonetto, laddove, ricor-
dando la di lui discendenza artistica da Palma il
Vecchio, dice :

Di Palma fi Vecchio el raro iraitador
Quel bergamasco Lotto sì famoso.

Diego Sant'Ambrogio.

Marcel Reymond. — La Sainte Cécile de Stéphane Ma-
derno. — Extrait de la Gazette dea Beaux-Arts, jan-
vier, 1892.

Noi d'Italia dobbiamo essere grati a questo
scrittore francese, a cui lo studio passionato delle
arti del nostro Rinascimento non toglie che osservi
qualche artista tardivo, che per coraggio o per
inconsapevole felicità di natura potè contraddire
al suo tempo e spandere ancora qualche raggio di
quella luce onde il buon secolo avea mirabilmente
sfolgorato.

Il giovane scultore lombardo che Roma non
perverte, che non s'innamora delle ridondanze di
forma, delle torsioni flessuose, delle smorfie e delle
leziosaggini applaudite allora da tutti; che alimenta
entro l'anima la vampa dagli altri artisti spostata
alla superficie; che, provata una grande emozione
dinanzi al discoprimento del cadavere di S. Cecilia,
modella una statua di significativa semplicità, me-
ritava davvero che a lui fosse richiamata l'atten-
zione già da lungo tempo sviata e da lui e dai
suoi contemporanei migliori.

Il sig. Reymond non si è fermato a considerare
soltanto la 8. Cicilia di Stefano Maderno, comi! il
titolo del suo scritto potrebbe far credere : egli ha
passato in rivista tutte le altre opere di lui sparse
a S. Maria Maggiore, a S. Giovanni in Laterano,
alla Madonna di Loreto, a S. Lorenzo in Damaso,

al Quirinale, alla Minerva, a S. Maria della Pace;
c giustamente nota come egli, pur perfezionando

10 stile, specialmente nel molle girar dei panni,
serbò una relativa purità d'inspirazione, e quel-
l'amore del semplice che forse era frutto dell'edu-
cazione lombarda, come scrive l'autore, e delle
massime tuttora fiorenti di Leonardo da Vinci. A
questo grande nome il sig. Reymond aggiunge ve-
ramente anche quella del Correggio. A noi sia le-
cito dichiarare che non vediamo nesso fra il Cor-
reggio e il Maderno, e scorgiamo invece degene-
rare nell'arte berninesca il principio onde attinse
grandezza il pittore delle Grazie. Concordi col signor
Reymond nell'ammirare le due statue collocate sul
timpano dell'altare maggiore in S. Maria della
Pace, e nel riconoscere un riflesso della sincerità
dei quattrocentisti nella testa del S. Carlo in S. Lo-
renzo in Damaso, avremmo voluto che, per osse-
quio alla verità, egli avesse aggiunto che troppi
sono i difetti d'insieme di quella figura, tanto
che la sola testa sembra lodevole. Non possiamo
poi fare a meno d'opporci all'autore dov'egli crede
di avere ritrovata la statua di S. Efrem scolpita
dal Maderno per la basilica di S. Maria Maggiore.
Ch'ei la facesse per l'ingresso della cappella Pao-
lina è cosa asserita dal Baglione, contemporaneo
dello scultore; ora in quell'ingresso non ci sono
statue, e il sig. Reymond ha mal ricordato ponendo
l'opera, da lui supposta del Maderno, ove il Ba-
glione la indica. Ei crede che il S. Efrem non sia
che la statua ora nominata & Bernardo, la quale
è in una nicchia nell' interno della cappella, e non
è sans notti d'auteur, ma è attribuita al lorenese
Cardieri detto il Franciosino, che scolpì le altre
poste a destra e a sinistra del sepolcro di Cle-
mente Vili. Del Cardieri le disse tutte e quattro

11 diligentissimo Nagler nel suo Dizionario stampato
nel 1836; del Cardieri le dicono le guide di Roma
e persino gli scaccini della chiesa. L'analogia dello
stile tra queste diverse sculture a noi sembra della
massima evidenza; nò si potrà ritenere il S. Ber-
nardo opera del Maderno senz'ammettere ch'egli
finalmente abbia fatto dedizione de' suoi principi
all'arte ampollosa e farraginosa del suo tempo ; la
qual cosa il sig. Reymond non vorrà ammettere
certamente, considerando che nell'ultima delle sue
opere (le statue di S. Maria della Pace) il Maderno
dimostra non aver deviato dai principi dond'avea
preso le prime mosse.

Qualche osservazione ci resterebbe a fare sulle
idee generali che l'autore premette alla sua mo-
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