Archivio storico dell'arte — 5.1892

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Ritornando alla descrizione del dipinto oggi
rinvenuto, non possiamo fare a meno di non ricor-
dare un altro bellissimo quadro di Signorelli, non
citato dal Vasari, ma sihbene dal Manni, 1 il quale,

Signorelli, dalla metà circa del 1507 alla metà del 1508,
le quali servono a riempire una lacuna nel prospetto
cronologico della sua vita pubblicato dal Vischer nel suo
Luca» Signorelli and Benaissam e nell' ultima edizione
del Vasari, annotata dal comm. Milanesi.

1507 giugno. Durante questo mese, come bì ha dal
Mancini nel suo libro sugli uffici pubblici sostenuti da
Luca Signorelli in Cortona (pei tipi Bimbi, 1867, p. 69)
estratto dei Priori per i mesi di luglio e agosto, essendo
lontano dal Comune, non risiedette.

In quest' epoca adunque, e non prima, dobbiamo fis-
sare la sua venuta in Arcevia, chiamatovi dal Magistrato
per dipingervi il polittico per la Chiesa principale, come
lo attestava anche il documento esistente nell'Archivio
comunale, che non ostante le più diligenti ricerche, non
ai è potuto rinvenire. I sei mesi restanti del 1507 si
presumono ragionevolmente impiegati nella dipintura di
questa grandiosa opera eseguita con uno studio ed una fini-
tezza ammirabile, notandosi anch'oggi una differenza note-
vole fra questo dipinto e gli altri che fece dopo, nei quali
pare siasi anche giovato di qualche suo migliore discepolo.

2508 gennaio. Dipinge per la Comunità una tavola
col protettore San Medardo, per l'altare omonimo, di
spettanza comunale, che esisteva pure nella vecchia
chiesa. La notizia certa di questo quadro l'abbiamo de-
sunta dai libri delle Riformarne, dove, ai 30 dicembre
1648, trattandosi di far compire da Carlo Maratta il
nuovo quadro di San Medardo, lasciato imperfetto da
Claudio Ridolfi da Verona, si soprassedette, perchè in
luogo di questo voleva ricollocarsi « il quadro vecchio
che è del quondam Luca Signorelli ». Ma la decisione
non ebbe effetto, perchè anch'oggi nell'altare di San Me-
dardo vedesi la tela imperfetta del soprannominato Ridolfi,
e della tavola di Signorelli non si ha più notizia alcuna.

2508. Dipinge a spese di Giacomo Simone Filippini
per la cappella gentilizia nella chiesa dei PP. Conven-
tuali la tavola con la Vergine e Santi, oggi esistente nella
Pinacoteca di -.Milano.

1508, 5 giugno. Si obbliga con istrumento di dipin-
gere il quadro col Battesimo di Cristo, oggi in San ile-
dardo. (Vedi in proposito l'istrumento pubblicato in
questo fascicolo).

1508, 24 giugno. Fa la quietanza finale per il paga-
mento del quadro soprannominato. (Vedasi in proposito
F istrumento stampato in questo fascicolo).

2508, 24 giugno. Si obbliga di nuovo con i sindaci di
San Medardo di dipingere gratis una Croce conforme
all'impegno già preso nella dipintura del polittico per
la chiesa medesima. (Vedasi in proposito l'istrumento
già pubblicato in questo Archivio, anno III, p. 206).

1508, 26 giugno. Si obbliga di dipingere un quadro
con la Deposizione, per la Fraternità del Buon Gesù di
Jesi, da consegnarsi in ottobre. Avendo Luca mancato
all'impegno, il noto quadro fu invece dipinto da Lorenzo
Lotto, ed oggi ammirasi nella Pinacoteca di Jesi. (Ve-
dasi in proposito l'istrumento già pubblicato in questo
Archivio, anno III, p. 206).

1508, 5 luglio. Era nuovamente a Cortona e quantun-
que fosse dei Priori, fu mandato oratore a Firenze per
trattare affari del Comune

1 Manni Domenico Maria, Vita ili Luca Signorelli;
Milano, Agnelli, 1756.

nello insieme e specialmente nella distribuzione
delle figure, rassomiglia al nostro. E questa la ta-
vola che si ammira a Firenze nella galleria del-
l'Accademia di belle arti, nella sala dei quadri
grandi, figurante la Tergine col Bambino seduta
in trono nel mezzo, ed ai lati seduti innanzi San-
t'Atanasio e Sant'Agostino, e indietro, ritti in
piedi sopra il basamento, gli arcangeli Michele e
Gabriele. Il tipo devoto e umile della Vergine, ma
in ispecie quello del Bambino, ricorda il nostro, ed
il Sant'Atanasio ricorda il S. Simone, quantunque
diversamente vestito. Essi però, ambedue, hanno lo
stesso libro aperto con alcune pagine alzate, e
sono intenti nello stesso identico modo a voltarne
le pagine. Il raffronto stilistico di questa tavola
proveniente dalla chiesa del monastero della Tri-
nità di Cortona sarebbe bastato da solo — se non
vi fossero stati altri documenti — per restituire a
Luca Signorelli questa di Arcevia, oggi rinvenuta
a Figino!... Ma come la nostra tavola era andata
a terminare a Figino?... Ecco come accaddero
le cose.

Allorquando nel 1811 fu fatta nelle Marche
quella spietata spogliazione delle migliori pitture
che si trovavano nelle chiese dei soppressi ordini
religiosi, queste furono inviate a Milano perchè
dovevano essere poste nella galleria imperiale che
allora si andava formando per decreto dello stesso
Napoleone, in data 5 febbraio 1808, col quale egli
attribuì alla pinacoteca milanese tutte le opere di
pittura provenienti dalle chiese e conventi non
solo della Lombardia e del Veneto, ma ancora di
molta parte dell' Italia centrale. In seguito a tale
decreto, prima l'Appiani nel 1809, poi altri negli
anni successivi, furono mandati nelle varie provincie
j per scegliere e spedire a Milano le opere di qualche
valore. Come c'informa G. Beltrami, nel solo anno
1811 giunsero così a Milano più di 500 quadri,
gran parte dei quali provenivano dall'Italia centrale,
e specialmente dalle Marche. Noi infatti sappiamo
| che in questo anno- i commissari Antonio Bocca-
j lari e Giuseppe Santi fecero il loro giro di requi-
sizione nei tre dipartimenti del Metauro, del Mu-
sone e del Tronto, nei quali eran divise le Marche,
rilasciando ricevuta dei quadri alle autorità dei
singoli luoghi ove essi recavansi.

Ma i locali che si approntavano non erano suf-
ficienti ad accogliere tanti quadri, per cui fu ne-
cessario fare una scelta, molto più che nella furia
dello spedire, insieme a cose ottime ne furono man-
date delle mediocri, anche a bella posta sostituite.
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