Archivio storico dell'arte — 5.1892

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MISCELLANEA

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I due quadri di Figino, sconciamente deturpati,
informino. Il ritiro dovrebbe esser fatto sollecita-
mente, ed i quadri provvisoriamente depositati in
qualcbe sala, in modo che non si sciupino, attende-
rebbero man mano il loro posto. Così si avrebbe
la garanzia che non subissero nuovi danni ed an-
che gli studiosi vi potrebbero portar sopra la loro
attenzione. Ma altre e ben più gravi ragioni vi
sono per addivenire ad un si sollecito recupero.
Ormai è noto che una delle principali ragioni per
le quali questi poveri quadri furono mandati a
villeggiare (come scriveva argutamente in propo-
sito l'amico Michele Caffi raccomandando anche
esso questo ritiro) nella campagna lombarda si fu
quella di essere di troppo grande dimensione, pen ili'
originalmente dipinti per ornare gli altari mag-
giori delle chiese dei soppressi ordini religiosi, e
come tali avrebbero occupato troppo spazio nella
Pinacoteca a danno forse degli altri. Per questo

chiese d'Urbino e delle pitture in esse esistenti; Urbino,
Guerrini, 1801) a San Vittore dell'Olmo di Milano, quella
di Francesco Minzocchi da Forlì a Novate (Milano),
quella di Pompeo Preseiutti, da Fano a Cusano (Milano),
ed a Greco Milanese, quella di Biagio Pupini, detto
dalle Lame, da Bologna, a Venzago (Milano), e quella di
scuola crivelliana, figurante la Coronazione della Ver-
gine, in San Lorenzo di Milano. A proposito di quadri
del Crivelli non sappiamo dove sia andato a terminare
quello di Carlo, figurante l'Annunciazione, proveniente
dalla chiesa dei Minori Osservanti di Ascoli Piceno, ta-
vola citata anche dal marchese Ricci, e le tre tavole di-
pinte a tempra con la Strage degli Innocenti, la Disputa
al Tempio ed il Presepio provenienti dalla chiesa dei
Riformati di Ripatransone. Figurarono forse fra le pit-
ture poste nella seconda categoria e perciò cambiate
con quadri di autori stranieri?... Noi le abbiamo indi-
cate, perchè, se così non fosse, se ne possa far ricerca
insieme all'altra grandiosa tavola, oggi smarrita, che
figurava la Resurrezione e nel grado la Vergine col
Bambino ed i Santi Francesco, Giovanni Battista, Ani-
ceto vescovo greco, Giovanni Evangelista, un Papa, un
Cardinale, un Vescovo, ed un Martire, proveniente dalla
chiesa dei Conventuali di Monterubbiano, forse da at-
tribuirsi ai Pagani, pittori di Monterubbiano, che imi-
tavano la maniera raffaellesca.

Fra le tele poi da ritirarsi ve ne sono del Barocci,
del Quercino, del Reni, degli Zuccari e loro scinda, del
Pomarancio, del Caravaggio, del Cantarini, di Palma-
giovane, di Claudio Ridolfi da Verona, del Siciolante
da Sermoneta, del Cavalier d'Arpino, del Damiani da
Gubbio, del Guerrieri da Fossombrone e di altri buoni
pittori.

E tutti quadri furono ascritti alla terza categoria,
perchè la tirannia dello spazio non permise loro di ri-
manere nella Pinacoteca, essendo di troppo grande
dimensiono e perciò difficilmente adattabili alle pa-
reti. Questo criterio, che oggi influisce a far ap-
prezzare un'opera d'arte, allora invece fu ad essa di
danno !

strano criterio furono classificati nella terza cate-
goria, poco o nulla guardando al loro pregio ar-
tistico, specialmente in quel tempo nel quale si
apprezzavano assai più le tele dei Barocci, dei Ca-
racci e dei Quercino che le tavole trecentistiche
dei pittori del rinascimento. Abbiamo detto strano
criterio, perchè quello che doveva assolutamente
determinarne la scelta, era il loro pregio artistico,
molto più che si avevano tutte le buone ragioni
di ritenere che fossero state pitture di pregio non
comune, non solamente per l'onorevole posto ch'esse
in origine avevano occupato, ma eziatidio perchè
è noto quante cure e quanto interessamento aves-
sero sempre posto le congregazioni religiose per
arricchire e decorare le loro chiese.

E perchè questa non possa sembrare una 80-
servazione di poco momento, facciamo notare che
alcuni ordini religiosi più popolari, come i france-
scani, avevano una tradizione artistica e le loro
chiese, sussidiate dai municipi e dalle fraternite,
favorite e protette dai principi e dalle famiglie
più ricche e potenti in tutte le città ed in tutti
i paesi, sono le più artisticamente importanti. Forse
che le migliori tavole che oggi esistono a Brera
non provengono dalle chiese francescane dell' Um-
bria e delle Marche V

Per accennarne alcune bastano lo Sposalizio di
Raffaello, la Glorificazione delia Vergine di Gentile
da Fabriano e quelle dell'Alunno e del Crivelli,
quasi tutte provenienti da chiese francescane, e la
stessa tavola di Luca Signorelli, oggi ricuperata,
non apparteneva forse alla chiesa di San Fran-
cesco di Arcevia?

Dopo aver avuto la massima parte nell' impor-
tante ritrovamento di questa nuova opera del Si-
gnorelli — ignota fino ad ora a tutti i biografi di
tanto insigne artista — ci piace di concludere que-
sto articolo con le parole medesime con le quali
il prof. G. Beltrami terminava il suo intitolato,
« Rivendicazioni artistiche », pubblicato nel Cor-
riere della Sera, parole che collimano col nostro
ordine di idee.

« Da tutto ciò (vale a dire dal ricupero del qua-
dro di Signorelli e di altro importantissimo del Tin-
toretto da poco ritornato alla Pinacoteca) nasce
spontaneo il desiderio che giovandosi delle ricevute
ritirate all'atto del deposito che tuttavia esistono
negli Archivi di Brera, si abbiano a rintracciare
tutte le opere in questione, e reclamare quelle che
avessero un qualche interesse storico od artistico.
Al Ministero spetta dare efficaci disposizioni in prò-
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