Archivio storico dell'arte — 5.1892

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MISCELLANEA

posito, molto più che la spesa per tali ricerche e
tale rivendicazione sarebbe presso che nulla.

« Alla successiva collocazione si penserebbe
poi. Le sale del Palazzo di Brera, dove ora sono
raccolti i gessi, vastissime e facilmente adattabili,
servirebbero mirabilmente allo scopo, e t'orinereb-
bero con quelle dei quadri antichi e quelle dei
quadri moderni, con le quali già sono in diretta co-
municazione una delle più belle, forse la più im-
ponente galleria d'Italia.

« Ci vorranno, è vero, un po' di quattrini, ma
la Direzione della nostra Pinacoteca ha mostrato
anche recentemente di saperli trovare i quattrini,
quando vuole ».

Anselmo Ansici.mi.

Antonio Poliamolo. Col titolo: Nozze Or-
sini- Varo (Roma, 24 giugno L891) il signor Luigi
Borsari, addetto all'Ispettorato tecnico del .Mini-
stero della pubblica istruzione, ha pubblicato una
lettera di Antonio del Poliamolo, tratta dall'ar-
chivio di casa Orsini. Noi ripubblichiamo qui la
lettera, perchè non avvenga che resti ignorato agli
studiosi della storia dell'arte un documento cosi
prezioso. L'editore della lettera vi ha fatto un
utile commento, che noi riassumiamo per sommi
capi.

La lettera è diretta a Gentil Virginio Orsini,
figlio di Napoleone Orsini e di Francesca di Orso
Orsini signore di Monterotondo, condottiero nella
guerra di Toscana con Alfonso duca di Calabria,
poi di Sisto IV, poi, nel 1483, della Lega del Re
di Napoli coi Fiorentini e col duca di Milano. Nel-
l'anno 1404 l'Orsini cercò di conciliare Alessan-
dro VI con Alfonso di Aragona, e ai 14 di luglio
li accolse nel suo castello di Vicovaro. Il giorno
precedente al famoso convegno, il Poliamolo scri-
veva all'Orsini, perchè gli ottenesse da Piero de' Me-
dici di potere liberamente recarsi a certa sua pos-
sessione ch'era tra il Poggio a Cajano e la città
di Pistoia; e ciò per timore di essere trattenuto
per via, o a venti miglia da Firenze, a causa della
precauzioni prese dai reggitori della Toscana contro
il diffondersi della pestilenza. Il l'oliamolo si of-
friva di eseguire un monumento equestre di denti]
Virginio Orsini, ma le tristi vicende politiche di
questo condottiero non avranno permessa la ese-
cuzione dell'opera. Più importante è l'accenno che

il Poliamolo fa nella lettera delle pitture dette le
fatiche d'Ercole, eseguite da lui insieme col fratello
Piero per i Medici, su vaste tele, nell'anno 14(i0.
Tale è hi data che devesi assegnare a quei dipinti,
secondo risulta dalla le'tera stessa. Di un altro
lavorìi ancora è parola nella lettera, ilei sepolcro
eseguito per Sisto IV al Vaticano.

Ivi ecco la lettera, che riproduciamo anche qui
appresso in facsìmile:

adì xn.i de luglio 1494.

Inlustrissimo e gienerosso . S . mio io pigliero
licenza e sichurtia nella umanità nostra poi che a
bocha non a dato sorta

E mi fu fatta una inbasciata nello orechie
esendo a ostia da parte di maestro agniolo medi-
cho dissemi per parte della . S . nostra che nostra
. S . arebe auto charo che io facessi la testa di
nostra . S . de bronzo quanto al naturale io gli
rispoi subito che io larej di grazia e chosi rafermo
che io mi uerro a star dna di a braciano e ritra-
rouj in disegnio poi me la recherò a roma e fa-
remola di bronzo ma più charo arej faruj tuto
intero in sun un chaual grosso che ui farej etterno
possiamo per la prima fare la testa poi penseremo
al tuto

Magnificilo . S . mio io mi parto lunedì che sa-
reno a di xiiii di luglio e uomene in toschana por-
tomene dua figgure di bronzo e uoremene andare
alle mie possisione che sono xv miglia dischosto
a firenze cioè quindicj miglia e per la moria anno
fatto che chi uiene da roma non si possa achostare
a. firenze a uentj miglia. Vorej dalla . S . uostra
che per amor mio a piero de medicj che fussi chon-
tento che io auessi licenza a potere andare alle
mie possissione che sono tra '1 poggio a chaiano e
la citta di pistoia, e credo che ue ne chompiacera
uolentierj perche sa che io sono stato senpre di
quella chasa e pensate che glie 34 annj che io fecj
quelle fatiche derchole che sono nella sala del pa-
lazo suo che le facemo tra un mio fratello ed io
so che le douete auer uedute

Jo uoglio questo grado dalla . S . uostra a ciò
che io ahi qualche chagione di richordarmi della
. S. uostra

E più m'achorra che uno mio nipote che io o
i|iij prestò a meser manfredi gli prestò a chamino
dua duellati doro e tre charlinj promiseglj di re-
chargliele in sino a roma non la maj fatto se fussi
posibile quando glia la paglia rimeterglj a roma
a piero panciatichi che fa cholla . S . uostra gri
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