Archivio storico dell'arte — 5.1892

Seite: 218
DOI Heft: 10.11588/diglit.18091.30
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18091.31
DOI Seite: 10.11588/diglit.18091#0259
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1892/0259
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
218

GUSTAVO FRIZZONI

Vie più importante poi pel numero ed anche per la qualità di molti de' suoi quadri fu il
legato munifico del conte Guglielmo Lochis, il quale, morendo nel 1850, lasciò una grande gal-
leria, collocata in una sua villa presso Bergamo, sotto l'alto dominio del Municipio di detta
città. Di questa preziosa collezione poi, in seguito ad una felice combinazione, la parte migliore,
scelta da una intelligente Commissione, della quale fece parte, fra altri, il defunto senatore
Morelli, venne in proprietà del Municipio stesso, il quale ne decretò il deposito e la collocazione
presso l'Accademia, designando la raccolta col nome del benemerito donatore.

Non ò qui il luogo di estenderci ad un esame delle opere ond' è costituita la galleria Lochis.
Ci limiteremo ad avvertire che vi sono rappresentati ben parecchi dei più insigni pittori per
mezzo di quadri per lo più di modiche dimensioni, ma non per questo meno preziosi.

Se è un vanto speciale di una galleria privata quello di poter noverare nelle proprie serie
un' opera del divino Urbinate, quella lasciata dal conte Lochis non ne va priva, possedendo essa
una mezza figura di un San Sebastiano, dipinta da Raffaello, come è noto, intorno all'età di
20 anni, ossia sui primi del secolo XVI, quando egli si atteneva strettamente alla maniera del
maestro Pietro Perugino.

Del rimanente sono massime gli autori delle scuole dell'Alta Italia quelli che hanno fornito
grato e stimato contingente alla galleria Lochis. Al seguito dei dipinti del Poppa, del Borgo-
gnone, del Luini, di Gaudenzio Ferrari, del Boltraffio, si avvicendano quelli di Giovanni Bellini
(fors'anco di Jacopo), del Montagna, del Crivelli, del Bonsignori (per non dire del Mantegna),
del Carpaccio e dei bergamaschi Santa Croce, Previtali, Palma, Cariani e Moroni, per tacere
di molti altri. A questi infine i cinquecentisti più spiegati, coloristi egregi, quali il Lotto (na-
scosto anche sotto la denominazione di Schiavone, come bene avvisò il Morelli), il Moretto da
Brescia, il friulano Beccaruzzi, i Bassani e fora'anche un ritratto di Tiziano, e giù giù fino
alle scintillanti creazioni del Guardi, piuttosto bozzetti che quadri, e alle scene casalinghe, dal-
l'ingenuo colorito locale, di Pietro Bonghi. Fra le più squisite cose vogliamo rammentare poi
un Cristo che porta la croce, profondamente sentito e quasi miniato dalla mano di Francesco
Francia. Del raro Cosimo Tura una tavoletta della Vergine col Putto, di un carattere grottesco
tutto suo; del Garofolo e del Dosso alcune tavole gustose. Infine, degli autori stranieri, parecchi
ritratti e paesaggi di pregio, come che i nomi più eccelsi di Holbein, di Durerò, di Rembrandt,
di Rubens e di Van Dyck non siano sempre addotti colla maggiore attendibilità.

Quando il senatore Giovanni Morelli ebbe a far parte della Commissione incaricata della
scelta dei quadri della galleria Lochis, la sua raccolta propria non era che ne'suoi inizi. D'al-
lora in poi però fece rapidi progressi, tanto che quale vedesi oggidì esposta all'Accademia
Carrara conta più di cento numeri tra pitture ed opere di plastica.

Essa pertanto costituisce il terzo riparto, o galleria speciale, di cui si compone nel suo
complesso la raccolta artistica cittadina. 11 visitatore del palazzo dell'Accademia, giunto sul pia-
nerottolo superiore della scala, trova a mano sinistra le tre sale della galleria Lochis, in faccia
quelle del fondatore Carrara e subito di seguito al gran salone centrale i due ambienti dall' in-
gegnere Cominetti con buone proporzioni e con gusto severo riformate ad uso della galleria
Morelli.

lì ritratto di lui, dipinto dall'illustre pittore di Monaco, signor Francesco Lenbach, grande
estimatore della persona e dell'ingegno del senatore, è stato collocato a bella posta in mira
alle porte di comunicazione fra le due gallerie e ci rappresenta al vivo i tratti energici del-
l'arguto critico, condotto qual è con pennello franco e da modellatore egregio, con tinte cupe,
ma efficaci oltremodo.

Al lettore che desiderasse più estesi ragguagli intorno alla raccolta ci sia lecito di additare
il nostro volume intitolato : La Galleria Morelli in Bergamo, edito dai fratelli Bolis in Bergamo
e corredato di 24 tavole in eliotipia. 1

' Le 24 tavole sono desunte dal novero delle 30 fo- C. Marcozzi di Milano, ricavate direttamente dagli ori-
tografie isocromatiche che si trovano presso la ditta ginali.
loading ...