Archivio storico dell'arte — 5.1892

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GUSTAVO FRIZZORI

una volta nella raccolta Morelli, tanta è la freschezza e l'intonazione del colorito, il modo facile
e sincero con cui è rappresentato.

Anche certe scene contadinesche di un colorito locale spiccatissimo, del celebre Adriano
Van Ostade e di qualche suo seguace, meritano di essere citate in questo luogo.

Così pure una marina dal tono grigio con un cielo e un'acqua in un accordo fra loro altret-
tanto vero quanto artistico, per cui ci sentiamo trasportati in uno di quei vasti canali dall'aria
nebulosa, che solcano pianure di livelli talvolta inferiori a quelli delle superfìcie delle aeque. Questo
quadretto porta le iniziali del noto pittore Yan Goyen.

Più raro a trovarsi è il paesista Van der Meer di Harlem, denominato il Vecchio per distin-
guerlo da altro Van der Meer di Delft celebratissimo pittore di genere. Al primo viene attri-
buito da giudici competenti una tavola con certi gruppi di quercie ed alcune macchiette in un
ambiente severo, da vero e provetto artista.

Quanto a Rembrandt, non sapremmo nascondere che il ritratto di dama che va sotto il suo
nome fra gli altri quadri fin qui nominati, non è riconosciuto da tutti per opera di sua mano
propriamente. La tela che racchiude questa mezza figura, dipinta con una finezza straordinaria,
a prima giunta si direbbe conservata nella sua grandezza primitiva. Se non che osservandola da
vicino si deve conchiudere ch'ò stata, non sappiamo per quali ragioni, in parte lievemente mutilata,
in modo che per l'appunto il nome dell'artista ne rimane tolto e non vi si rileva più altro che
Yf del fecit e il millesimo 1635. Così per un caso fatale ci troviamo privi di un mezzo sicuro
per determinare l'origine di una delle più belle tele della raccolta, e di nuovo ci è d'uopo
ricorrere ai lumi degli scienziati competenti per venire a sapere possibilmente se la dama in
ornate vesti sia uscita dal pennello del maestro o quanto meno da uno de' suoi più degni allievi,
nessuno dei quali tuttavia è stato giudicato finora quale sicuro autore di tanta opera. Intanto
noi facciamo la considerazione che il Rembrandt nel 1635 aveva appena 29 anni e doveva ancora
essere capace, massime con un esemplare di suo genio davanti agli occhi, di una esecuzione
delicata e diligente più consona a' suoi più verdi anni, qual è quella che ci si presenta nel
ritratto di che si ragiona. Osserveremo infine che le fattezze della rappresentata richiamano
sensibilmente quelle note della sua giovine moglie Saskia, più volte da lui ritratta. Fra altro
in un piccolo schizzo eseguito alla punta d'argento, dell'anno 1633, una stupenda improvvisa-
zione, ora conservata nel gabinetto delle stampe del museo di Berlino, che diamo qui riprodotta.
L'originale è fatto tre giorni dopo le nozze, essendo la sposa in età di 21 anni, come v'ha
scritto l'artista di suo pugno. Si vegga se non corrisponde, come ci pare, a quella di due anni
dopo, dipinta nella galleria Morelli (fìg. 8a).

Altri due ritratti degni di sincero encomio, sia per la qualità loro sia per l'ottima conser-
vazione, sono un busto d'uomo, dipinto sulla tavola e segnato del nome del vigoroso scolaro di
Rembrandt, Nicola Maes, e uno di una semplice ed ingenua giovinetta aggiudicata ad Antonio
Palamedes.

Prescindendo da altri capi pure commendevoli, ma di minor conto, abbiamo serbato per
ultimo quello che li supera tutti per l'importanza della composizione, non meno che dell'autore
cui è dovuto, vale a dire il gran quadro della Cena del satiro in casa del contadino, ossia l'im-
pressione del calcio e del freddo, di Bernardo Pabritius (fìg. 9a). R nome di questo celebre ed
ambito scolaro di Rembrandt, insieme all'anno 1662, stanno segnati nell'angolo inferiore alla
sinistra dell'osservatore. La sapienza con cui vi sono distribuite le luci e le ombre, l'evidenza
grandissima nella rappresentazione del favoloso episodio con tutti i suoi accessori casalinghi
non si saprebbe comprendere nè descrivere se non in presenza del meraviglioso quadro, rico-
nosciuto già da quelli che hanno famigliarità coll'autore per una delle sue più importanti crea-
zioni fra quante si trovano in genere nelle raccolte.

In conclusione la galleria Morelli è venuta a portare un incremento rilevante alla pinaco-
teca dell'Accademia Carrara; starei per dire anzi che ne costituisce ora la parte più eletta, per
la qualità degli autori e delle opere che contiene, se non pel numero, il quale abbonda assai
più nelle altre due sezioni.
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