Archivio storico dell'arte — 5.1892

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GIOVANNI DA SIENA

i fabri, distinti dai grammatici e dai laici, fra gli scolari dello Studio di Bologna, se non inge-
gneria? « Iti ih prowidemus ne aliquì gramatici vel loyci nel fabri audeant vel presumant conducere
aliquod hospitium prope hospitium in quo morentur scolare» legiste vel decretaliste per quatuor
domo*» ecc. Così nella rubrìca XV degli Statuti dello Studio compilati nell'ultimo ventennio
del secolo xm. 1

11 numero di questi ingegneri cresce d'assai procedendo nel secolo seguente. E bolognese
anche quel .Marcliesino dalle Tuate che nel 1340 costruisce il castello di Modena per gli Estensi.2
Nella fine del trecento e nel quattrocento aumentano ancora e raggiungono un'altezza indi-
scussa come idraulici ed architetti: fioriscono allora Lorenzo ila Bagnomarino, Antonio di Vin-
cenzo, Andrea Manfredi, Berto Cavalletto, Nicola di Castel dei Britti, /ambone da San Gio-
vanni, Andrea da ('ivitella, e cento altri, sino a Fieravanfe Fioravanti e a suo figlio Aristotele
celebrato a'suoi tempi come il primo ingegnere d'Europa; ricercato da tutte le signorie a rad-
drizzare campanili pendenti, a trasportare torri per alcuni passi, a inalveai- fiumi, e scavare
canali, ad alzare ròcche; famoso al punto d'esser chiamato come architetto della chiesa del
Kremlino, a Alosca, dove mori.

Crebbe dunque Giovanni da Siena alla scuola bolognese? — Come si vede, è tutt'altro
che improbabile.

11.

Bastia di San Proeolo.

Nel 1386 un frate Stefano accolse segretamente nel monastero degli Angeli, dell'ordine camal-
dolese, Taddeo Pepoli e lo tenni' nascosto nella sua cella. Gli amici di Taddeo uscivan di Bo-
logna e si recavano a lui per accordarsi nel modo di rientrare in quella città e di ristabilirvi
il dominio scacchese, con l'aiuto di Astorre Manfredi e del conte Lucio. Il trattato fu scoperto;
molti de'consapevoli, arrestati e decapitati; il priore degli Angeli messo in gabbia. Bartolomeo
dalle Pugliole aggiunge: «La condenasone si disse che doveano essere apichadi, et da che gli
furono in piaza fugli facto grafia (die gli fusse tagliata la testa, et funne pizolo danno, benché
se disse che non era vero lo dicto tractato, ma li Mal traversi che regevano oposeno questo per
desfare in tucto la parte schachese ».3 Che consolazione ineffabile pei morituri trovar tanta bontà
nei loro carnefici che, per somma grazia, sostituivano alla corda la mannaia! Il prete rimase
in gabbia «et fugli messo li ferri ai pedi, et anello fu inchadenado et lì stecte lxxxxvi dì et
li morì, et non havea altro che la pelle e le osse».

Il Senato bolognese non si limitò a queste atroci vendette e all'altra platonica di far dipin-
gere l'effigie del conte Lucio impiccato pei piedi « come traditore » ; ma, congregato il Consiglio,
ottenne di poter combattere contro Astorre Manfredi. Continua il cronista: « Cavalchi") tucta la
gente da Bologna da pe' et da cavallo, cavalchono tucti suso le porte de Faenza et li arseno et
rubbono et taglione vigne, et finalmente fugli tolto tucto lo ricolto, et subito fu hedifficato una
bastia suso lo suo contado che se chiama la bastia de san Proculo». Astorre capì che non gli
conveniva perdurare nelle ostilità contro i Bolognesi e brigò tanto che Galeazzo Visconti, più
conosciuto col nome di conte di Virtii, riuscì a pacificarli. I Bolognesi non vollero però nò di-
struggere nè cedere la bastia di San Procolo sul ponte del Senio. L'atto di pace è nel Ghirar-
dacci; e, fra le convenzioni, questa è la prima: «Che la bastia o fortezza.... con tutti gli edifici
fatti, con le fosse e contrafosse rimanga al comune di Bologna — mentre che al comune pia-
cerà — e il territorio che è fuori dalle fosse e contrafosse che mirano inverso Bologna infine)

1 V. Traetatut Scholarium edito da A. Gacdeuzi
nel BuUettino dell' Istituto storico italiano, n. is (Koma,
18S8), p. 181.

- GhIRARDACCI, HtSt. ili lini.. II. 154.

:i Cron. Imi. ni», nella Bibl. Univ. Boi., n. 431,
mi min.
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