Archivio storico dell'arte — 5.1892

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GIOVANNI DA SIENA

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cembre 1401, il godimento d'alcuni beni per cinque anni, scaduto il qual termine, se ancora
il Comune non avesse pagato, quei beni rimarrebbero di proprietà d'esso maestro Giovanni. I
beni assegnatigli furono: una possessione nella curia di Castel Bolognese, detta le Tombe; due
pezze di terra nel luogo detto la /'croniria ; un'altra pezza in luogo detto Compto day piri; due
altre pezze in Linudalto, una delle quali detta la Serpeìitaria. Inoltre, nella curia di Solando,
gli si concedeva una possessione con casa nel terreno detto del Castellazzo, con altri sette ap-
pezzamenti vicini, proprietà quest'ultima die il Comune di Bologna acquistò dal nobile Francesco
dei Manfredi.

Più tardi, con decreto dell' 8 giugno 1405, il cardinal Baldassarre Coesa assegnò definiti-
vamente quei terreni in proprietà a Giovanni da Siena e a'suoi eredi, con facoltà di poter aspor-
tare frumento ed altri prodotti senza alcun pagamento di dazio o gabella. 1

Aggiungerò qui la notizia che il 15 dicembre 1403 all'ingegnere senese fu fatto mandato
di lire tre /ira reparando gradarti existentem ad pontem Cavadìtii. '

VI.

Ròcca di Porta Galliera in Bologna.

Sulla ròcca di Galliera, sorta cinque volte e cinque volte distrutta, si potrebbe scrivere un
volume; ma qui conviene andare per le corte e raccogliere le notizie principali, fermandosi spe-
cialmente alle pagine di storia, dove si fa il nome di Giovanni da Siena.

La fortezza sorgeva presso Porta Galliera, a sinistra entrando in città e precisamente nel-
l'area compresa oggi fra il canale delle Moline e la porta, nel luogo ove si trova la Monta-
gnola. La fece edificare primamente il cardinal Bertrando del L'oggetto, appena ottenuta la som-
missione alla Chiesa delle città di Romagna, allo scopo d'afforzarsi nella capitale dell'Emilia.

Bartolomeo dalle Pugliole scrive al 1330: « Eodem anno: misser lo Legato fè comenzaro
alla porta de Ghalliera uno castello forte e bello e de podio tempo inanzi haveva facto comen-
zare le mure d'atomo la cittade ». ;' Il Ghirardacci aggiunge che fecero il disegno della fortezza
Agnolo e Agostino, senesi, autori — secondo lui — della tarala ili marmo dilla chiesa di San
Francesco; ' ma è noto che questa si deve a Jacobello e Pier Paolo dalle Masegne, e che fu
operata fra il 138S e il 1396. La fonte delle notizie del Ghirardacci è facilmente trovabile. Ei
le trasse dal Vasari, che accoppia Agnolo ed Agostino in un capitolo speciale. s Lo storico bolo-
gnese si dilunga poi a descrivere il castello, o meglio le mine del castello, quali apparivano
a'suoi tempi; ma quei ruderi appartenevano, come si vedrà, all'ultima ricostruzione del 1507.
Il Cicognara* dice che era « una delle più belle fortezze d'Italia »; ma non sappiamo donde
abbia trovato argomento per quell'asserzione.

Comunque sia, la ròcca non rimase in piedi che quattro anni, che, tostochè Bertrando l'ebbe
ceduta ai Bolognesi insorti, il popolo la invase prima, poi la spogliò di quanto v'era: «animali,
vasi di argento, anelli, danari, paramenti da chiesa, vesti, armi, arnesi, carne, biade, vino, fru-
mento, letti, abbigliamenti, masserizie e cose simili ». Finalmente vollero distrutto quel propu-
gnacolo, ove s'erano annidate la potenza e hi prepotenza del Legato. Spianarono bastioni e cor-
tine e riempirono le fosse.

1 Areh. boi. - Sezione del Comune - Libro Fantac-
cini - Ultima carta.

2 Areh. boi. - Ciurmili <li Tesoreria, voi. del 1404,
c. 42.

:i Ma. dei Ramponi, nella Bib. Un. boi., ad. nini.
Simone della Tosa, a p. 64 dei suoi Annali (Cronichette

edite dal Mandi in Firenze, 1733), inette la costruzione
della ròcca al 1331.

4 Hitt. di Hot., II, 87.

:> Giorgio Vasari, Opere (Firenze. 1878), t. I, 436-37.
,; Shirin titilla scollarti, IV, 109.
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