Archivio storico dell'arte — 5.1892

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CORRADO RICO]

Lavorò in questa distruzione del suo castello Giovanni da Siena? Può anche darsi, ma non
risulta in modo alcuno uè dai documenti, nò dalle cronache.

Raccogliamo ora altre notizie sul castello di Galliera, che fece ricominciare sullo scorcio
del 14555 papa Eugenio IV. A quel che si ricava dai cronisti (l'accordo dei quali non è il più
perfetto), sembra che la nuova costruzione fosse assai più modesta delle precedenti.

Un cronista dice: «Del detto anno (1435) del mexe de novembre se comenzò min castello
ile terra senza prede. 1 Poi, più avanti, si contraddice così: « Eira de terra et de muro». - Reca
in margine il disegno che qui riproduciamo. Anche Bartolomeo dalle Pugliole o il suo continua-
tore assevera clic il castello era di terra: ma trasporta la notizia al
28 dicembre. 8 Un altro cronista reca la stessa data e soggiunge che il
papa « felo fare de terra e poche prede ». 4 Finalmente, in un diario
trovato in casa Volta e trascritto di seguito alla cronaca Vizzana, si
legge che il castello era de legno. ' Dal complesso si ricava che la
nuova fortezza consisteva di fossati e di valli, con certo le torri in mat-
toni, perocché nel libro di costruzione troviamo parecchi nomi di mastri
muratori. Anche il fatto che nel 1477, trentaquattro anni dopo la demo-
C~ (V.JI C\ lizione, ne sorgevano ancora i ruderi, ci sembra argomento efficace.

I O pra ]e sue ruine si svolse allora una curiosa scena di necromanzia

^"tVLr-'i'n narrata da messer Cesare Nappi. *

Ma ciò che più sorprenderà il lettore sarà il fatto che l'ingegnere
del castello fu di nuovo Giovanni da Siena, il quale ebbe a compagni o supplenti maestro Andrea
da < 'ivitella e maestro /ambone detto una. volta da Castel-Franco, poi tutte le altre da San Gio-
vanni. ' Allora il Senese si trovava al servizio del marchese Nicolò III signore di Ferrara, e certo
Eugenio IV dovette chiederlo per tale opera, nessun artista avendo cognizione come lui del luogo
e dei fondamenti e dei tipi delle costruzioni antecedenti. Ma questo terzo castello alzato da Giovanni
presso Porta Galliera non ebbe miglio]' fortuna degli altri, nò i Bolognesi furono meno impa-
zienti di distruzione, tantoché, liberatisi della signoria di Filippo Maria Visconti nel 144.'i, l'at-
terrarono. « Adì '21 d'agosto al castello di Galliera se tolse la tenuta et in quello dì se cominzò
a. desfare, et costò al comune de Bologna tre mila cinquecento ducati ». * Ma Giovanni da Siena
non vide questo terzo suo castello distrutto. Egli era morto da circa quattro anni!

Passò più di mezzo secolo, passò tutto il glorioso periodo bentivolesco senza che nessuno
pensasse a far risorgere la fortezza sopra le vecchie ruine. Finalmente, cacciati i Bentivoglio
da Bologna, Giulio II volle riedificata la cittadella. Egli stesso, vestito pontificalmente, benedisse
le fondamenta « e con le sue mani pose la prima pietra con 6 medaglie d'oro et altrettante
d'argento ov'era scolpita la viva sua imagine ». Benedì anche e fece mettere a posto il suo
stemma in marmo di Carrara. Poi « diede la maledizione a chiunque o con conseglio o con aiuto
o favore si affaticasse per rovinare o far rovinare il detto castello ». Conclude il Ghirardacci :
« Fu fabbricata questa fortezza con grande artificio e con mura maravigliose, talmente, che fu
reputata in questi tempi una delle prime fortezze d' Italia ». '

Ma, purtroppo, la sua bellezza e solidità, la benedizione del papa per l'integrità sua, la
maledizione contro gli assalitori, non valsero a salvarla. Era la quinta ròcca che sul medesimo
campo era sorta, ed anche quella doveva esser rovinata come tutte le altre, e soltanto quattro
anni dopo, al breve ritorno dei Bentivoglio. Compiva allora un secolo preciso dalla demolizione
della ròcca costrutta da Baldassarre Cossa!

1 Cron. inrt. cit., n. Hit), o. 38.

- Cron. cit., o. 44.

:; A |). MtntAT., R*T. Ititi. Script., XVIII, (i")7.

' Cron. in», nella Bili. Univ. boi., n. SI, e. .">] r.

5 Cron. ins. nella Bib. Unir. Imi., n. 580, e. 225 '•.

' / Negromanti, novella di Cf.sark Nappi, edita da

0. Gceruim (Bologna, 1885), pp. 4!i-."w;.

1 Aroh. boi. - Seziono del oomune - Ufficio dei for-
tilizi e di munizione dei castelli, voi. del I486.

8 Dalli Pcgliole, Cron. cit. ad nini.

9 HÌSt. lini., voi 111. 111-;., mi nini.
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