Archivio storico dell'arte — 5.1892

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CORRADO RICCI

Signori, sarebbe stata, riè più nè meno, un tradimento. Noi troviamo invece che il Savelli resi-
stette all'assedio troppo più che non avrebbe reclamata una commedia volgare e venne ad ac-
cordo solo quando credette impossibile resistere alle artiglierie francesi che battevano la ròcca
pei Bentivoglio e pei Bolognesi, ho stesso Guidotti scrive poco prima: «Non volendo udire il
castellali l'ambasciate li mandava il Reggimento e li Signori Collegi, e passato il tempo datoli da
dover arrèndersi, detto castellali mise una gatta sopra la torre e chi la volesse l'andasse a torre,
per il che fecero piantar 15 bocche de bombarde grosse intorno, et cominciono a battei' detto
castello, che li tirorno circa 30 botte, e non fecero cosa alcuna, e lui trete circa a 10 botte et
amazò un bombardiere e guastò lì altri, poi non si fretto più, nel (piale castello non vi era più
di 50 homi ni con pocca vittuaria ». 1

Il Zili, infatti, dopo aver detto che « portate le artigliarle coininciorno gagliardamente a
trarre 1' una e l'altra parte per inaino la notte », aggiunge che il Vitelli dovette cedere per più
ragioni, ma non la il menomo accenno al brutto contratto di cui parla il Guidotti. « Intenden-
dosi essere stato acquisito lo Castellano del Castello de un ambasciatore de lo Imperatore de
porre fuora uno stendardo imperiale et dubitando lo populo che li Francesi non li intrasseno
fu immediate protestato a lo pontifico per parte del populo et in quello instante lo chastellano
fece achordo cum noi s'i per non essere provisto del suo bisogno, quanto a lui parve essere
indichi divino, che volendo trarre con tre bocche grosse de fuoco se rupeno l'ima drieto l'altra
cum uccisione de persone, cioè sei la prima e quattro la sechonda et due bombardieri la terza ».

Fileno dalle Tuate nella, sua cronaca (dal Gozzadini male attribuita al Seccadenari) - ag-
giunge qualche particolare: «Adì 23 i francesi menomo 15 grosse bombarde in sul Merchà e
subito chomenzono a bonbardaré el chastello e butono /oso la prima defesa, di che treno 1' uno
a l'altro infine a le doe bore de note ebon la morte de zircha sei persone: poi feno triegna
infino a 15 bore». :! «Adì 24 i franzesi comenzorno a fare chave per menar le artegliarie basse
in sul merchado per potere bombardarci el chastello». Dunque, come si vede, per parte del
vescovo Savelli ci fu una non piccola resistenza. Finalmente il vescovo cedette e cedendo disse
che mai avrebbe consegnata la cittadella agl'Imperiali, ma solo al Comune e al popolo di
Bologna.

Fscito il castellano dalla fortezza, i cittadini corsero in folla per distruggerla. Raccogliamo
anche a questo proposito diverse notizie dai cronisti; Il Guidotti racconta: « Si cominciò a desfar
e li poseno le bombarde per far più presto, ma non li facean cosa alcuna. Si serorno le botteghe
e li andorno li Collegi con li stendardi del Comune e le compagnie dell'arti con li loro sten-
dardi con picconi, mariare, martelli et altri ferramenti a disfar tale edificio e gli era sì forte
castello quanto fosse in Italia a questo tempo per homi ni che 1'hanno veduto. Era tanto di fora
(pianto dentro uè si potea bombardare pei- essere basso. Eran fatte le defese a scarpa con le
bombarde tramezzo et havea le tosse dentro de la terra piene d'acqua. Il uvea 8 torrioni grossi
di muro di giara e calcina brazza 12; bisognava tagliarle con li scarpelli disotto, poi davano il
foco e buttavan in su tal rottame di prede che non l'havria mosso 20 para di bovi e cascavan
nella fossa e non si movevan de lì, acciò se si ha vesso voluto fondare un altro non era possibile
in quel luogo. La cittadella fu donata alli Poeti ch'invero era li dui terzi su il suo terreno :
vi era circa 300 casette murate di terra, che tutte furono disfatte. Furono vendute le prede,
cuppi, legname e ferramenta per lire 7000. Se vi fusse stato dentro nel castello homini, vittuaria
e munitione si saria tenuto 10 anni al dispetto di chi l'havesse voluto contrastare. Et doppo
il castello disfatto, si cominciò a disfare la cittadella ch'era al canton del castello dietro le mura
di dentro della terra verso la porta delle Lame, e bisognò adoprare la polvere di bombarda per

1 Cron. cit. c. 1 (>4 r.

■ 6iov. G-ozzadiki parla ussai brevemente della resa
e distrazione del castello di Galliera nel suo studio Di'
{tifimi avvenimenti in Bologna e iteli' Emilia tini 1506
ni WU (Alli <■ nifin. tlelln /,'. Deput. ili Storia Patria

per le Romagne, si-ri.• III. voi. VII. ■_' 1 i e pei' giunta

si tieni' strettii a FlLKNO DALLI TCATK.

:' /list, tli Boi., ms. nella liih. l'uiv. Imi., n. USO,
tulli. III. e. 698 /'.
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