Archivio storico dell'arte — 5.1892

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GIOVANNI DA SIENA

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romper le mura del castello tanto forti elio non si potevan rompere con picconi nè con manare,
ma per essere tanto forti andò in longo tempo i! distarlo, per modo che si convenne disfarlo
a opre, e li Collegi mettere gravezza alle compagnie dell'arti, e così pagavan dette opere e cosi
ancora eran nomini deputati di andare a casa de gentilhomini, chi li dava un ducato e più, e
così si ricoglieva denari per disfarlo ».

Giacomo Zili scrive anche che il popolo dall'insegna dei Bentivoglio gridava: Sega, sega,
e conclude con un rimpianto: «Che Iddio volesse che lo detto Pontefice, rome più e più volle
io dissi per insino a lo principio, che l'avesse l'atro tal spesa in la giesia di messer Santo Pe-
tronio et lassale in piò lo palazzo Bentivoglio!»

Egli pure s'accorda a lodare come maravigliose la vastità, la fortezza e la bellezza della
ròcca: «Lo quale castello se finito el fosse stato com'era ordenato et fornito del bisogno, era
inexpugnabile incredibilmente più che forteza de alchuno lochi», et la spesa la quale se li era

AVANZI DEL CASTELLO IH GALLlERA

(Da una fotografia «CO. Oucrrini).

fatto fino in lo presente giorno fu de duchati quaranta mila, senza li fondamenti retrovati l'atri ».
Finalmente Fileno dalle Tua te ci racconta che « quando fu visro questo chastello de signori
francesi e spagnoli tutti disseno non credeano ne fosse in rutta christianità el simele e se lusso
stato fornito d'omini e vituaria non lo avevano mai. Avea li torioni grossi de muro dodexe braza
e non se ne può torre meza preda intiera che se non fessemi col fuogo, mai lo butariano a terra,
tanto è folte murato de bona calzina ».

Non meno notevoli sembra che fossero le artiglierie raccoltevi entro da papa Giulio e che
i Francesi tennero per sè restituendo appena quelle riconosciute proprietà del comune e dei Ben-
tivoglio. « Ve n'era — così Fileno — del He di Napoli, di papa Alessandro, del ducha Valen-
tino, de Vitellozzo, della Signoria de Venetia ». EilGuidotti: «.Mai fu vista la più bella roba
di bombarde. Fran rutto longhé piò 12 in Ili: portavan pai otte de ferro de libre 50 in SO
1' una ».

Ma come rimasero, quale aspetto ebbero tante mine prima che noi 1806 il vasto acervo
di pietriccio fosse ugualmente disteso e ricoperto di terra e col nome di Montagnola ridotto a
luogo di passeggio ombrato da superbi alberi? Ala ciò che vedovasi ancora nello scorcio del se-
colo xvi è descritto dal Ghirardacci: «Nel vero quanto si può congetturare dalle reliquie che
di esso si veggono, egli era di gran circuito, e dentro e fuori della città, et era posto in gran-
dissima difesa sopra il ramo del fiume del Peno, ch'entra pei' macinare ai molini pubblici della
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