Archivio storico dell'arte — 5.1892

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CORRADO RICCI

minore età, essendo sì l'nna che l'altra di esse ròcche nate, come si avvertì in un sol tempo.
Ivi pertanto lasciata in piedi la maggiore nel mezzo ed un laterale assai vasto torrione demolito
poi con mal consiglio di questo secolo, e di cui le vestigia tutt'ora si veggono, diedesi principio
su quelle vecchie fondamenta, al presente giro d'essa ròcca ed alle tre grosse torri che le stanno
angolari. Dal che più maestevole e forte si rese, per essere guardata e difesa in ciascuno degli
angoli da una delle quattro suddette inoli, comprendendovi quella che abbiam detto essere poi
stata demolita. Cominciò tale lavoro nel luglio del 1425, essendo podestà il nobil uomo Pierino
da Baisio ferrarese».' Poco più avanti aggiunge: «E già terminato l'indicato lavoro della
Rocca nel 1430 vennevi affissa, sebbene rozza, lapida in gotico carattere ». 2 Si risovviene poi
di Giovanni, dicendoci che un suo discendente in Finale, cioè un Giovanni Francesco da Siena,
militò nelle schiere del duca di Ferrara contro Giovai! Francesco Fico. :)

Giuseppe Campori per ciò che riguarda il lavoro dell'architetto senese alla ròcca di Finale
dapprima seguì, senza nulla aggiungere, il Frassoni, limitandosi, come conclusioni', a sollevare
certo dubbio alla sua esattezza o sincerità, 4 dubbio che poi omise — come vedremo — ripar-
lando di Giovanni sulla scorta di qualche documento. Giustamente però nella prima (1855) '
come nella seconda memoria (1883) rimproverò al Frassoni di non aver prodotto l'iscrizione.
Solo egli sbagliava ritenendola perduta « nella distruzione di quell'edilizio posteriormente acca-
duta ». 0 La ròcca non fu mai distrutta, chè ancora sussiste in discreta condizione e si pensa di
restaurarla; e l'iscrizione fu rintracciata negli scavi recenti. Il Frassoni avrebbe fatto assai bene
a copiar questa iscrizione perchè forse a'suoi giorni era ancora leggibile. Oggi pure la si vede
nell'interno della fortezza, costretta al muro della torre maggiore, sopra la vecchia scala; ma
restano visibili poche lettere, cosicché non è più possibile decifrarla. In un esame attentissimo
ci è parso intravvedere queste lettere:

. . . Dei nomfyte]........

. .. terreno.....n ......

. . em .■•. 1. . 'm e e e e x [x\ as . .
..... x ....... eli . ......

Le notizie del Frassoni passarono poi negli scritti del Cittadella pel tramite del Campori;
ma è difficile immaginare uno scrittore più trascurato e meno coscienzioso del Cittadella. Da
qualunque parte egli trascriva, muta nomi, parole, date, fatti con una leggerezza da sbalordire.
Cita infatti il Campori e dice per due volte che Giovanni da Siena « riparò la Ròcca Possente
Marchesana innalzandola con quattro torri»,7 mentre invece il Frassoni e il Campori scrivono
che resa quella inservibile, l'architetto ampliò o ricostruì la Ròcca del Comune. Citando poi il
Milanesi muta .laro/ni della Quercia in Pietro della Quercia e così via, di seguito, senza titu-
banza o ritegno.

Le mura e la Ròcca del Comune di Finale furono costruite nel 1402 da Bertolino da Novara.

11 Frassoni scrive che l'ingegnere estense giunse a Finale nell'ottobre del 1402 « a formare
diverse fortificazioni ed a riattare le mura, che malamente scrivonsi dall'Equicola e dal Sardi
allora solamente1 innalzate ». M

\"cramente il Sardi non dice affatto che stilo allora si costruissero le mura di Finale: scrive
all'incontro che Nicolò le fece rifare. 9 11 Frassoni dunque, anziché discutere la testimonianza
del Sardi, doveva citarla in suo appoggio come la sola di cui si potesse giovare, quantunque
di storico troppo lontano dal fatto. L'aver, d'altra parte, prove indiscusse di fortezze sorte in

1 Op. cit., B&

- Op. cit, 41.
;; Op. cit., (i4.

4 Gli artisti italiani e stranieri negli stufi Estensi -
Catalogo storico (Modena, 1855), pp. 443-44.
1 Op. cit., 444.

Architetti e ingegneri degli Estensi cit., 22.
7 Notizie amministrative storiche t artistiche relative
a Ferrara (Ferrara, 1868)j tom. I, 538 e II, 277.

H Op. cit, a&.

Oabpabo Sardi, Libro ili /li- historie ferraresi (Ver-
rara, 1646), lib. VII, 156.
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