Archivio storico dell'arte — 5.1892

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CORRADO RICCI

marchesini per lei a M." Cosme muradore per sua fatica et merzegna de inarpexare la salii de
la rocha dal finale per lo (lieto precio d'acordo cum M. Carlo che fo podestà li ». 1

Col volgere del tempo, il letto del fiume Panaro (che lambiva il lato meridionale del castello)
si era alzato, rendendo indispensabile anche l'alzamento delle rive e quindi un grande interri-
mento all'esterno come all'interno della ròcca. Tutto il loggiato inferiore dei tre sovrapposti
nella corte e i vani rispondenti erano coperti di terra e calcinacci, come la scala che aderisce
alla torre maggiore. Solo per la recente diversione del Panaro è stato possibile scoprire tanta
parte di castello e mettere in luce e scala e loggia terrena e basi, e l'iscrizione ricordata dal
Frassoni, rilevando di tra il materiale di disfacimento palle di macigno per bombarde, avanzi di
terracotte lavorate e cocci di ceramica dipinta non privi di valore e d'interesse.

Ora tutte le cure sono rivolte ai ristauri di questo edifizio, ristauri utilissimi e degni nel
rispetto storico ed artistico. La ròcca di Finale va con ogni cura conservata perchè notevole in
sè stessa per buona architettura, perchè è la sola opera integra che ci resta di Giovanni da
Siena e perchè, infine, appartenne agli Estensi.

X.

Fortezza di Sant'Agnese in Ferrara.

Jacopo dalla Quercia nel 1428, mentr'era, cioè, occupato a scolpire i bassorilievi della porta
maggiore di San Petronio, scrisse da Bologna, il 4 luglio, all'operaio del Duomo di Siena, una
lettera che comincia: «Per lo fante vostro ò ricevuto due vostre lettere contenette e l'una sopra
al fatto del maestro del ditizio e de la muraglia avete a far fare per la Logia di San Pavido;
avisandomi d'un maestro senese, el qual deb'èssare in paese, sotìziente a la facienda. E per
vostro aviso lo ditto maestro, el qual m'è noto, si chiama maestro Giovanni da Siena: lui è a
Ferrara chol Marchese e si li chqnpone un castello molto grande e forte drento da la città, e si
li dà duellati 300 l'anno e le spese per 8 boche : e questo so di cierto : quando si venisse chostà,
di no, penso: e non è maestro chela chazuola in mano, ma chonponitore e 'ngiengiero ».- Queste
parole del celebre scultore mostrano quale e quanta eia la stima in cui teneva il nostro architetto.

Però il Campori solleva qualche dubbio su quei trecento ducati. Sembrano un po' troppi in
ispecie per Giovanni che il 23 aprile 1434 (sei anni dopo la data della lettera), supplicando il
marchese che lo facesse pagare, si lamentava della propria condizione: «A me occorre, come
fa a lupo che per fame n'esci dal boscho et qui per mi non se racoglie nè pane ni1 vino, uè ho
casa donde possa stare, anci per pagare la pizone de la casa ho venduta una mulla, perchè
soldati non me siano venuti ad casa. Et per adviso de la II. V. S. de vostri lavoreri non tochai
mai uno solo dinaro, se non che ho facto fare bullettini, si che non me se po' apichare (linaio
adesso. Ma io ho speso tuto quelo che ho possuto fare per utilità de la V. I. S. Et ho facto
venire in questo anno 200 pali et docento asse et pagato, et ho pagato per ferramenta de questa
septimana passata che se po' vedere per li vostri lavori libbre 200 oltre pali et l'asse, et sum
rimasto si al verde che ho tolto ad usura libbre dosento ».:!

Nell'assegno dunque Jacopo dalla Quercia, con probabilità, esagerava. Nel resto però si
mostrava benissimo informato, perchè, proprio allora, Giovanni da Siena costruiva a Nicolò un
castello detto ili Sant'Agnese ed anche Nitori*. Il medesimo Campori rileva da una postilla di
G. 1$. Giraldi Cintio, ad una cronaca ferrarese conservata nella Biblioteca Estense, questa notizia:

1 Arch. di Stato in Modena - Camera marchionale - ; Ardi, di Stato in Modena - Camera marchionale-

Libro memoriale, b, a e. 2t>. Registro ili Munitati, 1434-35, e. 29». - Cfr. Architetti

- Gaet. Milanesi, Documenti per In sturiti dell'arte e ingegneri degli Estenui, pp. 23-25.
senese, II, 144.
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