Archivio storico dell'arte — 5.1892

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tri Hi, hanno delle foglie o delle testine come collegamento del toro inferiore col plinto: i fusti
hanno il diametro di centimetri 12 ed un'altezza variabile da 1.69 a 1.72. L'altezza totale della
colonna in metri 2.15 (vedi fig. 16") ci fa ritenere che le colonne, disposte in doppio ordine se-
condo i colori rosso e bianco dei due marmi, fossero collegate con un architrave e che in mezzo
alla serie dei binati di colonne componenti lo steccato corresse una ricca cancellata in ferro :
ricordando come le colonne fossero in numero di 84, e come queste chiudessero quattro arcate
della navata minore, risulta che l'intervallo fra i binati doveva essere di circa mezzo metro.

*

* *

Allorquando, poco più di venti anni or sono, si provvide a reintegrare l'interno della cap-
pella nel suo primitivo splendore, sbarazzandola dalle membrature barocche e dai sovrapposti in-
tonaci, che per più di due secoli nascosero le pitture murali, 1 si pensò altresì a dare un mi-
gliore collocamento all'arca del Balduccio, la quale, colla posizione che le era stata assegnata
nel 1736, nella angusta cella quadrata formante il coro della cappella, aveva perduto gran parte
del suo effetto ; già l'Allegrarmi2 aveva dichiarato di non lodare « questo collocamento dell'arca
lungi dal corpo della chiesa, e l'arca stessa nascosta in parte dietro l'altare » ; e il Bianconi, nel
testo pure mss. della sua Raccolta di disegni delle chiese ed edifizi antichi di Milano, voi. V, aveva
osservato che il monumento, collocato nel fondo della cappella aveva « perduto non poco della
sua originaria simmetrica bellezza».

Portare innanzi l'arca per modo che questa potesse liberamente campeggiare nel vano della
cappella, era un provvedimento abbastanza ovvio ; ma una viva discussione si impegnò sul posto
preciso che nel vano della cappella si doveva assegnare al monumento. Da una parte si pro-
poneva per questo posto il centro geometrico della cappella; dall'altra si consigliava di disporre
l'arca sull'asse longitudinale della cappella, ma discosta invece dall'asse trasversale, allo scopo
di raccogliere sulla fronte del monumento la luce diretta delle finestre laterali, il che non si
sarebbe ottenuto coll'altra posizione perfettamente al centro della cappella: gli oppositori a questo
secondo partito — che pure si presentava come il più razionale, per lo scopo cui mirava di
assicurare una libera visuale e una buona illuminazione al monumento — accampavano che
tale collocamento era contrario alla pratica della Chiesa ed alle costituzioni diocesane, che pre-
scrivono doversi riporre le reliquie e le urne dei santi o nella parte posteriore dell'altare o da
un lato di questo: di più obbiettavano che l'arca avrebbe nascosto l'altare e il sacerdote celebrante.
.Ma, mentre queste obbiezioni potevano meritare qualche considerazione dal punto di vista del
rito, nessun valore positivo si poteva assegnare all'altra obbiezione, secondo la quale il monu-
mento era da collocare, per ragioni imprescindibili di architettura, nel centro della cappella;
e doveva essere una Commissione nominata dalla Regia Accademia di belle arti in Milano che,
nel novembre del 1874, si accingeva a sostenere questa tesi colle seguenti considerazioni : «ben
ponderato che nel presente caso le ragioni architettoniche, e quindi l'ordine del luogo e le giuste
relazioni tra la cappella e il monumento devono prevalere, malgrado qualche sacrificio, la Com-
missione concorda nell'avviso che qui non si abbia a discostarsi da questo essenziale principio,
e che di conseguenza, quando intendasi collocare l'arca anzidetta nel grande quadrato della
cappella, sia imprescindibile l'osservanza del /inciso emiro dei quadrato stesso, benché non si possa
dissimulare la notata scarsità di luce che si avrà sulla fronte di contro all'ingresso». Fortu-
natamente questo parere, troppo accademico, non ebbe alcun effetto, poiché l'arca del Balduccio,
levata dall'angusta cella dell'altare, venne ricomposta sull'asse longitudinale della cappella, ma

1 Di questi lavori di restauro ebbe merito princi-
pale — come scriveva il Caffi fin dal 1873 — un sacerdote
di quella basilica, don Paolo Rotta, elio no fu il promo-
tore, secondato nel distinto suo zelo dagli operai della
parrocchia e dagli architetti che diressero il penoso

lavoro, Giovanni Brocca, Enrico Terzaghi, Andrea Pi-
rovano.

2 Descrizione mss. della basilica di Sant' Eustorgio,
capitolo 27.
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